Covid19, adotta il negozio del tuo quartiere #failatuaparte

Covid19, nei giorni in cui ci vuole coraggio anche per prendere un caffè al bar, le attività del nostro territorio rischiano di scomparire. La crisi è più grande dei sacrifici di commercianti e dipendenti. Un indotto da salvare

Ormai ci vuole coraggio anche per andare a prendere un caffè al bar. Danni collaterali da Covid19. Così accade che, all’ombra dei ristoratori in ginocchio, ci siano troppe famiglie rimaste a mani vuote: anche questo un intero indotto da salvare.

Le attività sono allo stremo. Prima chiuse, poi riaperte e ora, nuovamente, chiuse negli orari chiave: per un nuovo lockdown “di fatto”, finché Dpcm non ci separi. Se si parla tanto, e a ragion veduta, dei ristoratori in crisi profonda post Covid19, si parla molto meno, tuttavia, dell’indotto che gravita intorno a queste attività. Madri e padri di famiglia senza più un lavoro o una fonte di reddito: mentre arrivano l’affitto da pagare, la bolletta di luce e gas, i libri scolastici, l’assicurazione dell’auto…

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Toccherà anche a noi, allora, armati di mascherina, gel disinfettante e coraggio, sostenere l’economia locale.

Andiamo al bar a prendere un caffè. Andiamo in pasticceria e compriamo un vassoio di paste. È sabato sera, ordiniamo una pizza! Facciamoci un regalo nel vicino negozio di abbigliamento. Compriamo locale!

Covid19, adotta le attività del tuo quartiere

Il primo lockdown ci ha insegnato a riscoprire una quotidianità fatta di tranquillità, di lavoro a ritmi meno serrati (ma non per tutti), di giornate passate con i propri figli, anche se su un divano. Di passeggiate in giardino, pizze, pane e dolci fatti in casa, al costo di volatilizzare anche l’ultima bustina di lievito! Una vita riorganizzata e nuove abitudini condivise anche grazie al potere dei social e dei vari Netflix.

Nel mentre, moltissimi bar, ristoranti e negozi se ne stavano chiusi, in silenzio. Ad aspettare i 600 euro per Partita Iva. E pochi mesi dopo, la situazione è ancora più grave. Per chi? Per tutti quei dipendenti che andavano avanti lavorando in un ristorante, in un bar, in un locale. Dietro quelle serrande rimaste chiuse o che non riapriranno, neanche quando le ultime misure restrittive non saranno più in vigore.

Ristoratori, Dpcm e locali vuoti: nessun vaccino contro il fallimento

Anche per loro, in questo nuovo lockdown ‘mascherato’, siamo chiamati a fare la nostra parte, a sostegno di un’economia locale a rischio estinzione. Il senso di responsabilità, questa volta, ci chiede uno sforzo in più, consapevoli che troppi imprenditori hanno giocato il tutto per tutto per riaprire, adeguandosi alle nuove normative Covid, dando fondo ai loro risparmi, o addirittura attivando prestiti e mutui.

Andiamo a ordinare una pizza, così come continuiamo ad andare in banca o alla posta. Andiamo al bar a bere un tè caldo, così come andiamo a fare la spesa al supermercato. Andiamo a comprare un vestito o un oggetto al negozio che preferiamo, come andiamo in farmacia. Le misure preventive ci sono – mascherine, gel mani e distanziamento – sta anche a noi decidere come riafferrare una normalità ancora lontana. Pur rispettando le possibilità di tutti e il principio della convenienza economica, se possiamo scegliere compriamo aquilano e riaccendiamo la luce.

Covid19, non solo ristoratori: in ginocchio l’intero indotto dei servizi

Un indotto che tocca la stessa editoria locale, che si sorregge, precariamente, sugli sponsor di queste stesse attività che ora gridano aiuto. Se si blocca la pubblicità, del resto, rischia di collassare anche lo stesso sistema giornalistico del territorio, che, soprattutto durante quest’ultima emergenza, ha svolto un ruolo chiave nella diffusione di informazioni precise, puntuali e verificate.

I gestori di attività ristorative, intanto, si sono rimboccati le maniche: chi ha potuto si è organizzato con l’asporto. Molti si sono sostituti ai propri dipendenti, come già precisato dal Capoluogo, per scongiurare una chiusura altrimenti inevitabile, limitando le spese. Succede, quindi, anche questo: che proprietari di locali si ritrovino dalle 5 del mattino alle 18 della sera dietro un bancone, sei giorni su sette. L’ultimo sacrificio, farsi in quattro per la sopravvivenza.

Sarebbe troppo facile però, un domani, lamentarci perché nel nostro paese è sparito anche l’ultimo servizio.

Possiamo essere noi stessi, nel nostro piccolo, un primo vaccino contro la crisi di oggi. Abbiamo la facoltà di mantenere viva la nostra economia, soprattutto nei mesi che, per antonomasia, sono i più floridi per i piccoli commercianti. Quelli che portano al Natale, la stagione dei regali. Per questa volta, forse, lo shopping online può anche essere rimandato.