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Il km zero applicato alla ricostruzione, l’esperienza Todima per il Comune di Ovindoli

La sfida di Todima srl per la ricostruzione del Municipio di Ovindoli: sostenibilità ambientale e tecnologia certificata LEED.

OVINDOLI – La sfida di Todima per la ricostruzione del Municipio, ambiente e tecnologia certificata LEED.

Un progetto ambizioso quello che sta portando avanti la Todima srl del gruppo Serpetti a Ovindoli, per il progetto di abbattimento e ricostruzione del municipio. Su una base d’asta 884mila e 900 euro, la ditta si è aggiudicata l’appalto con un ribasso dell’11% circa, ottenendo un contratto di circa 787mila euro. Si è trattato infatti di una gara con offerta tecnica in cui la Todima srl ha preferito puntare sulle migliorie tecniche, piuttosto che sulla scontistica. Una strategia che permetterà a Ovindoli di avere uno tra i primi edifici pubblici con certificazione LEED. L’ingegner Vittoriano Berardicurti è il responsabile unico del procedimento, che ha curato il bando con un’impronta già caratterizzata da avanzata sostenibilità, stante l’esigenza espressa dall’amministrazione Comunale ed in primis dal sindaco Simone Angelosante di realizzare un nuovo edificio dall’elevato valore simbolico per il paese e che possa altresì fungere da esempio e buona pratica per le ristrutturazioni delle numerose abitazioni, per la maggioranza seconde case, che compongono il patrimonio immobiliare di Ovindoli.

Nuovo municipio a Ovindoli, il progetto che guarda ad ambiente e territorio e la certificazione LEED.

A presentare a IlCapoluogo.it i dettagli dell’ambizioso progetto, il titolare e direttore tecnico di Todima srl, il geometra Marino Serpetti, insime all’ingegnere della stessa società, Dario Di Francesco, e all’architetto Maria Ragosta. Al momento, il vecchio edificio del Comune in fase di ricostruzione. “La nostra proposta – spiega l’ingegner Di Francesco – approccia alla sostenibilità, dalla scelta dei materiali fino al progetto di gestione e manutenzione dell’immobile”.

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“Il Comune – hanno precisato il titolare della Todima srl Marino Serpetti, insieme all’ingegner Di Francesco e l’architetto Ragosta – ha predisposto il bando di gara e l’offerta proposta è basato sul rispetto dal punto vista della sostenibilità di quanto previsto dal decreto dell’11 ottobre 2017 sui criteri ambientali minimi, ma ciò avviene in automatico grazie al processo di certificazione che proponiamo”. Si tratta della certificazione LEED, il sistema statunitense di classificazione dell’efficienza energetica e dell’impronta ecologica degli edifici, sviluppato dallo U.S. Green Building Council, che fornisce un insieme di standard di misura per valutare le costruzioni ambientalmente sostenibili. La certificazione prevede punteggi per ogni “area” del progetto: “Ad esempio per i materiali, la scelta ricade su quelli ecosostenibili, con percentuali di materiale riciclato, così come pure per quanto riguarda la gestione del cantiere: anche i materiali di scarto vengono riciclati. Poi c’è da considerare la gestione delle acque, la qualità ambientale interna, energia e atmosfera, la localizzazione del sito, il ripristino dell’habitat naturale, con vegetazione autoctona, insomma è un processo che investe molti aspetti, non solo l’edificio in sé”.

“Implementiamo le energie rinnovabili – aggiunge l’ingegner Di Francesco – si andrà a cercare di realizzare un edificio a zero consumo, grazie al potenziamento delle energie rinnovabili (raddoppiando l’impianto fotovoltaico inizialmente previsto); abbiamo anche sostituito le centrali termiche classiche con sistemi ibridi a pompa di calore, abbiamo raddoppiato gli isolamenti in materiale naturale e al tempo stesso riciclato”.

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Inoltre la scelta è ricaduta sul concetto di “km zero” applicato alle costruzioni: “A livello industriale è complesso da ottenere, però si cercherà di prendere tutto il materiale entro un raggio di 160 chilometri dalla sede del Comune, dal calcestruzzo alle partizioni interne in cartongesso, ovviamente sempre materiali con alte percentuali di riciclato”. Insomma, non solo si punta a “consumi zero”, ma anche all’utilizzo di matariali ecocompatibili a filiera cortissima.

“Abbiamo scelto questo indirizzo partecipando a molte gare – sottolineano infine Serpetti e Ragosta – ma il fatto che un ente pubblico come il Comune di Ovindoli abbia dato valore a questa proposta è un segnale significativo, nell’ottica di non rimanere ancorati al passato, ma in proiezione verso il futuro. Da questo punto di vista non è stata banale la scelta di accettare una proposta come la nostra”.