Palestre chiuse: “Non fa male solo il Covid 19, noi trattati come untori”

Palestre e scuole di danza chiuse dopo il Dpcm. C'è chi prova ad andare avanti con i corsi online da casa. "Siamo in un secondo lockdown. Per noi sarà il collasso, il decreto ci penalizza e offende la nostra professionalità".

Palestre, centri benessere, scuole di danza e yoga dopo l’ultimo Dpcm sono piombati in un secondo lockdown.

L’imposizione di non operare nei locali durerà fino al 24 novembre, per il momento.

Il settore delle palestre è stato gravemente fiaccato dalla pandemia avendo dovuto affrontare dalla riapertura di maggio/giugno delle spese ingenti per mettersi in regola tra sanificazioni costanti e ingressi contingentati.

Una situazione d’incertezza che, insieme alle preoccupazioni dei clienti e alle spese ovviamente necessarie per tenere aperto in sicurezza, ha colpito in modo duro e costante il settore del wellness.

Covid19, centri sportivi e palestre in ginocchio: è già un secondo lockdown

C’è chi, con la seconda chiusura deve affrontare anche il problema dello sfratto, non essendo riuscito a pagare le utenze e il canone durante il lockdwon, come nel caso di Michele Giuliani, storico professionista in città del settore body building presente con la sua attività da oltre 30 anni.

michele giuliani

“Paghiamo lo scotto di una campagna mediatica molto negativa – spiega al Capoluogo Michele Giuliani titolare della palestra California fitness club al Cermone – noi titolari di palestre siamo stati trattati alla stregua di untori. Nessuno forse si rende conto delle spese che abbiamo dovuto sostenere in questi mesi incassando anche la metà rispetto agli anni passati”.

“Abbiamo dovuto congelare tutti gli abbonamenti perchè non possiamo rimetterci noi ma nemmeno i clienti. Nei mesi di chiusura ovviamente non ho potuto ottemperare al pagamento dell’affitto dei locali e il titolare mi ha fatto lo sfratto, divenuto esecutivo. Dalla riapertura a fine maggio ci siamo adeguati sostenendo migliaia di euro di spese e non sono ovviamente riuscito a incassare abbastanza per mettermi in pari con gli affitti essendoci anche l’estate di mezzo. Chi come noi campa di questo a cosa si attacca per andare avanti?”.

“Parlano di ristoro… Come se una piccola iniezione di denaro potesse in qualche modo tamponare tutta la situazione. Ci sono le utenze e gli affitti e la manutenzione dei macchinari che va fatta costantemente altrimenti avremo altre spese anche dopo. La palestra non è un lazzaretto: noi siamo dei professionisti”.

“Ci sentiamo offesi nella nostra dignità di professionisti, ho dato fondo alle riserve per essere a norma e adeguarmi. Chi come me fa solo questo, come si ricicla o tira avanti fino a una possibile riapertura?”

“Situazione difficile ma necessaria”, dice invece Antonio Cicolani, guru in città per gli appassionati di body building.

cicolani

Antonio aveva già dovuto chiudere una prima volta qualche settimana fa a causa della sua positività asintomatica al Covid 19. Dopo le sanificazioni e i tamponi ai collaboratori la palestra è stata riaperta e adesso di nuovo chiusa.

“Per metterci in linea – spiega Antonio Cicolani al Capoluogo – avevamo fatto venerdì scorso una sanificazione costata 1500 euro e poi ci hanno chiuso. Se questo nostro sacrificio può contribuire a debellare il virus ben venga, stringiamo la cinghia come tutti e aspettiamo. L’unica cosa forse è che dal governo avrebbero potuto farci chiudere direttamente una settimana fa senza imporci delle spese aggiuntive che abbiamo dovuto sostenere nel giro di una settimana“.

Palestre chiuse: c’è chi va avanti con le lezioni online

In questi casi estremi in cui è necessario fare di necessità virtù, c’è chi si sta organizzando con i corsi on line, come Sara Di Francia, titolare in città del centro yoga Kintsugi.

sara yoga

Il nome della scuola di yoga aperta da Sara, richiama alla tecnica artistica con cui gli oggetti rotti si riparano con l’oro. “È una metafora che amo tantissimo – dice – un oggetto rotto, seppur con delle cicatrici, può valere molto di più che da intero”.

Una metafora applicabile anche al momento attuale: “Il Covid 19 ha un po’ ‘rotto’ i nostri equilibri, l’isolamento è stato pesante e molti ancora lavorano da casa da febbraio, limitando le uscite e la socialità al necessario. Una situazione difficile per tutti, spero con i miei corsi di riuscire a infondere un po’ di benessere a chi come me è costretto a stare a casa con una attività da mandare avanti. Un modo, come un altro, per non perdere i contatti.

Adesso, impossibilitata a essere aperta, si è spostata definitivamente su Skype, “Anche se avevo mantenuto queste lezioni on line per permettere a chi aveva paura di tornare in sala di partecipare comunque alle lezioni”. Lo yoga da casa è una pratica utilizzata da Sara già durante il lockdown.

L’ho usato da subito con le pancione del corso di Mamma Yoga per tenerle al sicuro. Al momento, quindi, lezioni in diretta su Skype a cui si può accedere prenotando anche una mezz’oretta prima secondo gli orari che ho pubblicato e si può riseguire off line con la registrazione della lezione. Poi sto girando dei pacchetti di video da fare quando si vuole”.

 

Coronavirus, yoga da casa per rimanere “centrati”

Sara aveva riaperto il centro dopo il lockdown lo scorso 25 maggio facendo la sanificazione del locale con l’ozono, cambiando l’ingresso in sala, prevedendo l’igienizzazione delle mani e la mascherina nella sala accoglienza.

“In sala pratica le persone erano libere di decidere se tenerla o toglierla. Ho distanziato i tappetini e dimezzato il numero di presenze, portandolo ad un massimo di 10 per una sala che, prima del Covid, ne accoglieva anche 20. Ho tenuto sempre un registro delle presenze ed adottato la prenotazione delle lezioni per mantenere sempre sotto controllo gli ingressi. Ho previsto l’igienizzazione dei tappetini e degli attrezzi ad inizio e fine lezioni con igienizzanti appositi. Areazione della sala tra una lezione e l’altra”.

“Ho continuamente ricordato alle persone che yoga è consapevolezza e che, se avessero avuto soltanto il sospetto di essere stati a contatto con positivi o che se avessero presentato sintomi influenzali, avrebbero dovuto evitare di frequentare il centro. Ho persino detto ad un signore che voleva iscriversi, ma che presentava sintomi influenzali, di aspettare almeno 15 giorni e poi tornare se lo avesse voluto”.

“Si può dire che da marzo abbia sostenuto solo spese, tra tasse, affitto e bollette. Le pochissime persone che sono tornate a fare pratica sono state appena sufficienti a pagare l’affitto. Per le tasse ho usato i bonus del governo ma restano ancora due rate da pagare e che andranno pagate, ma con l’attività che si è spostata on line sarà difficile visto che, comunque, l’affitto del locale non può restare indietro per permettere la ripartenza dell’attività dopo le chiusure. Sperando che si riesca a riprendere”.