San Demetrio Ne’ Vestini, l’emergenza sanitaria ferma i festeggiamenti per il santo patrono

San Demetrio Ne' Vestini, niente festeggiamenti causa Coronavirus. Il sindaco Di Bartolomeo: "L'amministrazione si impegnerà a rivalorizzare questa festa, da sempre molto sentita, sia sotto l'aspetto religioso che ludico."

San Demetrio Ne’ Vestini,l’emergenza sanitaria da Coronavirus ferma i festeggiamenti per il santo patrono da cui il piccolo borgo prende il nome.

San Demetrio martire, un tribuno romano martirizzato, si festeggia il 26 ottobre. La chiesa a lui dedicata all’interno del paese è stata consacrata in suo nome nel 1936.

Una festa, quella in onore di San Demetrio da sempre molto sentita dagli abitanti del piccolo borgo nella bassa Valle dell’Aterno.

La festa fu istituita negli anni’90 su richiesta di padre Arturo, parroco del paese, perchè prima si festeggiava a fine maggio, dal 30 al 2 giugno.

Quest’anno però gli abitanti di San Demetrio dovranno rinunciare ai festeggiamenti e alla processione di rito per via della pandemia.

“Mi dispiace che proprio al mio primo mandato da sindaco non sia possibile fare nulla per onorare il nostro patrono ma l’emergenza sanitaria ha la priorità”, dice al Capoluogo il sindaco Antonio Di Bartolomeo.

“Speriamo davvero di poterci lasciare presto questo brutto periodo alle spalle. L’amministrazione si impegnerà a rivalorizzare questa festa, da sempre molto sentita, sia sotto l’aspetto religioso che ludico. Contiamo quindi per l’anno prossimo, Covid 19 permettendo, di poterci incontrare in piazza per stare insieme e festeggiare anche la fine della pandemia”.

San Demetrio Ne’ Vestini è famoso per le splendide Grotte di Stiffe ma anche per il grano del senatore Cappelli.

grano

Da anni si è tornato a parlare di grani antichi. Uno dei più famosi è proprio il grano Senatore Cappelli, considerato il “nonno” del frumento italiano per uso alimentare.

Il successo del grano Cappelli fu dovuto alla sua larga adattabilità, alla qualità della sua semola e poi a quella rusticità che determinò l’aumento delle rese dei raccolti tanto che per un trentennio, dagli anni 20 agli anni ’50 del secondo scorso, fino al 60 per cento della superficie nazionale a grano duro era seminata a Cappelli.

Deve il suo nome al marchese Raffaele Cappelli, che non tutti sanno essere nato nel 1848 a San Demetrio Nè Vestini.

Raffaele Cappelli

Il grano del senatore Cappelli ha una storia antica, che affonda le sue radici all’inizio del secolo scorso quando, nel 1915, il genetista Nazareno Strampelli dedicò la Cultivar di grano duro autunnale (il codice internazionale per la nomenclatura delle piante coltivate), al marchese abruzzese Raffaele Cappelli di San Demetrio, senatore del Regno d’Italia e a lungo presidente della Società agricoltori italiani, un’organizzazione apolitica nata alla fine del XIX secolo.

Il senatore Cappelli inoltre ebbe l’onore di presiedere la Commissione per la riforma agraria. Fu proprio in quegli anni, infatti, con la dichiarazione di autarchia del governo fascista, che venne utilizzato il grano Cappelli per le coltivazioni a frumento di tutto il Paese.

Dopo quasi un secolo, il grano Cappelli è ancora coltivato in diverse regione del Sud Italia come Sicilia, Sardegna, Puglia, e Calabria, per la produzione di pane e pasta di grande qualità.

Nel 2017 il Comune di San Demetrio ha creato la Fondazione Senatore Cappelli, tra le cui finalità vi è la “valorizzazione delle tradizioni del territorio quali la coltivazione e la trasformazione dei frumenti antichi attraverso eventi culturali-formativi e l’istituzione della Scuola del Pane quale strumento di formazione, divulgazione, nonché di emancipazione sociale dei giovani”.

Non solo grano a San Demetrio: le Grotte di Stiffe

grotte di Stiffe

Le Grotte di Stiffe sono una vera e propria meraviglia naturale che si trova all’interno del comune aquilano di San Demetrio Ne’ Vestini.

A pieno titolo, da maggio scorso, nel patrimonio di interesse turistico regionale, sono considerate come uno dei grandi attrattori dell’Abruzzo interno aquilano.

grotte di Stiffe

Infatti, dopo il lockdown e durante tutto il periodo estivo si è registrato un vero e proprio boom di presenze e visite all’interno delle Grotte.

Le Grotte di Stiffe sono, tecnicamente parlando, una “risorgenza”, cioè il punto in cui un fiume torna alla luce dopo un tratto sotterraneo; nel caso di Stiffe questo punto è situato all’apice della forra che sovrasta il piccolo paese omonimo.

Sono uno spettacolare fenomeno carsico caratterizzato dalla presenza di un torrente sotterraneo formato dalle acque provenienti dall’Altopiano delle Rocche che poi si inabissano nel Pozzo Caldaio a 2.600 m dall’imboccatura della caverna.

Il complesso venne utilizzato sin dall’età del bronzo, anche se al suo interno sono stati rinvenuti resti archeoleogici risalenti a Neolitico ed Eneolitico.

La presenza di un corso d’acqua sotterraneo che ha dato origine al complesso ha portato, nel 1907 e per iniziativa del marchese Alfonso Cappelli, alla realizzazione di una centrale idroelettrica di cui sono visibili ancora oggi alcuni resti nei pressi dell’ingresso alle cavità

Il torrente che si trova nelle grotte riemerge all’interno della cavità originando suggestive rapide e cascate, la cui potenza varia a seconda delle stagioni.

Particolarmente suggestive la Sala del Silenzio, nel tratto in cui il torrente è prosciugato; la Sala della Cascata in cui l’acqua precipita con un salto da oltre 20 m di altezza, ed il Lago Nero profondo 5 m, nei pressi della parte più antica delle Grotte che cela resti fossili di pipistrelli racchiusi nelle concrezioni.