Ristoratori, Dpcm e locali vuoti: nessun vaccino contro il fallimento

Tavoli vuoti nei locali, i clienti ormai sono immaginari. Ci sono solo se disegnati. La provocazione, anche autoironica, di una categoria, quella dei ristoratori, ormai in ginocchio.

Tavoli vuoti nei locali, i clienti ormai sono immaginari. Ci sono se disegnati. Dopo la rabbia, la provocazione anche autoironica. Ristoratori in ginocchio e in perenne ansia: quella dell’attesa dell’ennesimo Dpcm e di una chiusura alle 18 per tutti, tranne per l’asporto.

Mercoledì prossimo 28 ottobre, a L’Aquila, la protesta in Piazza Duomo. Una protesta che dovrà rispettare le disposizioni anti Covid, a partire da mascherine e distanziamento. Alzeranno la voce, di nuovo, contro un Governo “reo di mettere in atto una politica subdola e miope”.

L’Aquila, i ristoratori non ci stanno: la protesta contro l’auto lockdown

Prima il lockdown, poi la riapertura preceduta da ulteriori spese arrivate dopo mesi in cui l’incasso è stato pari a zero e numerose imposte sono state solo rimandate. Ora, con l’arrivo del peso fiscale di quelle imposte, arriva una nuova chiusura alle 18. Per bar, ristoranti, pub, gelaterie e la chiusura totale per paleste e piscine.

Chiudere alle 18 o chiudere del tutto? Per molti il vero dilemma potrebbe essere questo. 

Fermarsi poiché non si riesce a far fronte alle spese, a fronte di entrate ridotte all’osso. I nuovi ordini di magazzino? Ulteriori debiti che andranno a sommarsi ai vecchi. Poi gli affitti da pagare. Già, perché quando si abbassa la serranda arrivano puntuali banche, fornitori e creditori a rincorrere pagamenti che peseranno come mai prima d’ora.

Andare a cena al ristorante alle 21? Non sarà più possibile. “Andremo alle 20”, avevano urlato in coro cittadini e associazioni a sostegno dei ristoratori, come Ho.re.ca.

Non sarà possibile neanche alle 20.

Risultato? Ristoratori piegati da un’emergenza economica senza precedenti. “Se dicessimo che siamo semplicemente in difficoltà diremmo una bugia. Siamo al punto di non ritorno”…e in moltissimi casi quel “non ritorno” si traduce così: “una serranda che resterà abbassata”. Forse per sempre.

Pronti ad archiviare ottobre, senza aver incassato quasi nulla dopo un lockdown di fatto, anche se non ufficiale, i ristoratori vedono il Governo prepararsi ad annunciare misure ancor più severe. E le vittime delle nuove disposizioni saranno soprattutto loro.

Non c’è solo ottobre da archiviare, ma un anno nero, il 2020 mai decollato. Sulle loro spalle il peso di una lista di uscite che superano le entrate in maniera preoccupante. Debiti accumulati per gli scarichi rimasti nei magazzini, mesi di incassi annullati dal lockdown, netta diminuzione della clientela dopo la riapertura di maggio.

Avere dipendenti a zero ore, per cercare di limitare al massimo le spese, in parte aiuta, ma restano comunque i contributi da versare. Senza contare tutte le famiglie di quei dipendenti altrettanto in difficoltà: senza stipendi e, spesso, senza disoccupazione.

Anche in questo caso, un punto di non ritorno.

#iostoconiristoratori. Già, ma come?