Covid19, l’appello di Marinangeli: stop corsa al tampone, servono comportamenti ineccepibili

Sei posti su sei occupati nella terapia intensiva del San Salvatore. L'appello del professor Franco Marinangeli: "La corsa al tampone crea disservizi che danneggiano i malati veri"

L’AQUILA – Dalla psicosi da tampone ai disservizi Asl, per combattere il Covid 19 c’è un’unica formula vincente. Il professor Marinangeli: “Tenere comportamenti non ligi, di più”.

Sei posti su sei occupati nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, diretto dal professor Franco Marinangeli. Un numero al momento “ancora gestibile, grazie al lavoro che stiamo facendo per ampliare le capacità dell’ospedale e alla disponibilità di Pescara, che ha posti liberi. La rete con altre Asl ci permette al momento di affrontare la forza d’urto del Covid 19 con una certa agilità”. Così il professor Marinangeli a IlCapoluogo.it sulla situazione dell’emergenza sanitari a L’Aquila.

Tra i problemi di questa nuova fase dell’emergenza la “psicosi da tampone”: “Nella misura in cui è presente una fase influenzale normale, è in parte comprensibile che ci siano preoccupazioni che portino a pensare al Covid 19. Si crea così la corsa al tampone che crea disservizi, perché se tutti si precipitano a chiedere test, la Asl non ce la fa e il tutto va a discapito dei malati veri“.

Ma c’è anche un “aspetto psicologico” nella sfrenata corsa al tampone: “In un certo senso, una sorta di ‘coscienza sporca’ amplifica la psicosi, perché chi ha avuto comportamenti poco consoni all’emergenza in atto è portato a pensare al Covid. In questo momento c’è in generale un atteggiamento migliore, dovuto anche alla paura, ma nel recente passato si sono registrate pessime condotte. Se uno ha comportamenti corretti, ha ben poco da temere dal virus. Certo, è possibile anche prenderlo in ambiente famigliare, dove la mascherina difficilmente si porta, ma in quel caso si attiva già la Asl, che però vive una situazione di difficoltà indotta da psicosi ingiustificate”. Insomma, “c’è un discorso dei numeri veri, persone che stanno male a causa del Covid 19, ma ci sono anche altri numeri che creano difficoltà oggettive al sistema, senza motivo concreto”.

E per quanto riguarda i malati “veri”, la Sanità sta aggiustando il tiro: “All’inizio abbiamo gestito l’emergenza in maniera improvvisa, non sapevamo modi e tempi, abbiamo chiuso i blocchi operatori per dedicarci al Covid 19. Adesso che sappiamo che comunque dobbiamo prepararci a gestire l’emergenza almeno fino all’estate prossima, è chiaro che c’è bisogno di organizzarci in maniera più strutturata, per affrontare l’onda d’urto, senza trascurare i malati non Covid. Non dobbiamo riconvertire posti letto, ma aumentare la capienza dei reparti“.

“Al momento – sottolinea il professor Marinangeli – abbiamo un margine di tolleranza rispetto all’emergenza e spero che le regole messe in campo possano mantenere questi numeri gestibili; non mi illudo che si azzerino, ma spero che quello che stiamo preparando sia sufficiente ad affrontare l’onda d’urto”.

Ma davvero ci troviamo in presenza di un virus “diverso” rispetto alla prima ondata? “Non possiamo fare paragoni, perché inizialmente sono stati fatti pochi tamponi rispetto ad oggi. La mia impressione è che non sia cambiato nulla, se non che oggi riusciamo ad intervenire più precocemente rispetto al passato, ma è presto per valutare se le prognosi sono migliori o peggiori”.

In conclusione, “l’unico modo per evitare il problema, è scongiurare il contagio attraverso comportamenti non ligi, di più: ineccepibili“.