Covid 19, DPCM letale per i piccoli bar: “Siamo quasi sul lastrico”

I piccoli bar e locali aquilani alle prese con le nuove restrizioni anti Covid 19: "Per noi sarà un bagno di sangue".

“Per noi titolari di piccoli bar e locali la situazione è tragica. Questa nuova ondata di Covid 19 e l’ultimo dpcm hanno spazzato via il lavoro di un’estate e con le nuove misure rischiamo di finire sul lastrico”.

A parlare sono i titolari dei  piccoli bar e locali aquilani, disperati come i colleghi ristoratori (di cui il Capoluogo si è già occupato), a causa delle nuove restrizioni contenute nell’ultimo dpcm del governo per contenere la nuova ondata della pandemia.

Per i bar e i locali aquilani già piegati dalla crisi post sisma e dalla pandemia, dopo l’annuncio delle nuove norme previste per rallentare l’impennata dei contagi, la ripresa sembra essere adesso ancora più lontana.

A pesare come un macigno, dopo il lockdown, dopo una ripresa stentata e le tante spese da sostenere per adeguarsi al contenimento del contagio, il nuovo orario di chiusura in vigore da domenica 18 ottobre, anticipato alle 24 per chi ha il servizio al tavolo e alle 18 per la consumazione al bancone.

Una situazione difficile per i tanti gestori dei locali aquilani, concentrati nel cuore storico della città che hanno già vissuto diverse problematiche: dopo la ripresa del post terremoto, gli eventi sismici del 2016 e del 2017 e il conseguente spopolamento, adesso le nuove nuove misure anti-virus. “Purtroppo, seppure utili per evitare un nuovo lockdown, ci portano a uno stallo che non possiamo permetterci. Alcuni saranno costretti a chiudere alle 18 e qualcuno probabilmente non ce la farà ad andare avanti”, dicono al Capoluogo.

“Si sta aprendo di nuovo una crisi economica che investirà un settore già in crisi. Potrebbe profilarsi davvero un bagno di sangue per tutto il settore”.

Si parla di milioni di euro in fumo per tutto il settore bar in tutto il Paese anche perché dalle 21, non si potrà neanche consumare un caffè al bancone. Chi avrà i tavoli può far sedere le persone, i più piccoli probabilmente devono chiudere prima.

La movida intesa come assembramento va quindi azzerata e in questo senso ecco la ragione del divieto per bar, pub e altri locali di stare aperti dopo le 18 se non c’è servizio al tavolo. Andare mangiando o bevendo per strada senza – ovviamente – la mascherina è da evitare.

Le multe saranno salate per chi non rispetta orari e distanziamenti e trovano ragione di essere in questa necessità ripetuta fino alla noia: “Non possiamo permetterci assembramenti”.

La stretta sulla movida diventa ancora più forte grazie al potere riconosciuto ai sindaci di chiudere strade e piazze particolarmente frequentate alle 21, stabilendo di fatto un “coprifuoco” locale.

“Chi ha pochi posti a sedere come fa ad andare avanti pagando utenze, affitti e spese ordinarie? – si chiede il titolare di un bar aquilano – Non fanno un lockdown ufficiale per ‘paura’ di doversi accollare di nuovo la cassa integrazione e intanto noi non possiamo lavorare. L’Aquila è una città fredda, non è più tempo per i tavolini all’aperto, è allucinante come un governo ci abbia relegati in questo modo”.

Il “coprifuoco” peserà pure sui locali che puntano su drink e aperitivi: “Dopo mesi di incassi distrutti e aiuti mai arrivati o a singhiozzo, questo sarà un secondo lockdown a tutti gli effetti”, commenta al Capoluogo un gestore di un bar.

“Siamo i primi a rispettare le nuove regole ma abbiamo già calcolato che con la nuova disposizione incasseremo molto di meno e le spese saranno tante”.

Anche per i ragazzi del locale Anbra su piazza Chiarino, “La situazione è abbastanza drammatica, i locali del centro storico sono tutti piccolini anche per vocazione, i posti a sedere sono limitati, possiamo tenere all’interno massimo una decina di persone alla volta, con tutte le attenzioni e le cautele del caso”.

I ragazzi del locale birreria Anbra intanto stanno pensando di anticipare l’apertura: “Tra qualche giorno dovremmo cominciare ad aprire prima, in modo che chi vorrà potrà frequentare tranquillamente il locale con i giusti distanziamenti”.

“Da noi a L’Aquila c’è la cultura del convivio per strada, con ogni tempo e temperatura da ben prima del terremoto del 6 aprile. A quanto pare nemmeno così si può fare e le alternative sono poche. Capiamo benissimo che il Covid 19 abbia la priorità in termini di emergenza sanitaria ma così rischiamo di collassare”.

“Lavorare diventa difficilissimo e gli aiuti che ci sono stati non sono stati sufficienti per arginare la situazione. Avevamo anche pensato di mettere sulla piazza un tendone riscaldato ma non credo sia fattibile per via dei residenti e dei cantieri intorno. Sappiamo benissimo che le istituzioni locali hanno cercato di fare il possibile, ci mettiamo nei loro panni e capiamo che la situazione è questa”.

Intanto i ragazzi si sono messi in regola anche con la situazione tamponi, dopo aver chiuso cautelativamente un giorno dopo la notizia di un ragazzo positivo che aveva lavorato per loro una sera.

“Abbiamo fatto i tamponi e siamo tutti negativi, il locale è sanificato ed è tutto a norma, per questo siamo tranquilli, è tutto il contesto a spaventare”.

“Ogni posto ha la sua pericolosità quindi pensiamo che ci si possa svagare ma con attenzione: basta ricordare le regole e seguirle”.

L’Anbra inoltre essendo non solo un locale ma un birrificio artigianale come durante il lockdown ha proseguito la vendita per l’asporto e le consegne a domicilio.