Liceo Bafile, lettere dalla quarantena

Dalla quarantena per un caso a scuola, la lettera di un alunno del Liceo Bafile.

L’AQUILA – La quarantena da Coronavirus e suoi problemi visti con gli occhi di un alunno del Liceo Bafile.

“La mia classe ed alcuni docenti sono stati messi in quarantena preventiva a causa di un contagio, fin qui tutto normale, lo accettiamo”. Inizia così la lettera di un alunno del Liceo Bafile dell’Aquila, che scrive: “Oggi abbiamo scoperto che la Asl non ci avrebbe chiamato se non prima dei dieci giorni (quelli previsti dal nuovo decreto) di quarantena che ognuno di noi è costretto a fare in casa con genitori, nonni, fratelli e sorelle grandi o piccoli. Dieci giorni in cui la libertà e la serenità vengono a mancare non solo al di fuori, dovendo i genitori uscire per lavoro, prime necessità e cura di parenti in seconde case o in ospedale, ma anche dentro casa. Dieci giorni in cui non sappiamo come comportarci, in cui possiamo solo aspettare che qualcuno si faccia vivo. Fin qui, tutto okay, sono dieci giorni, e poi… tanto sono ragazzi”.

“Scopro inoltre – prosegue la lettera – che per ogni caso che verrà in futuro, ogni professore e alunno della classe del contagiato dovrà subire questo trattamento, ogni volta. Fin qui, tutto okay… il Coronavirus non è nella scuola. Norme, finestre aperte, freddo, misurazione della temperatura, distanziamento tra alunni e professori e tutto il resto, a cosa serve? Meglio farli comportare come meglio crediamo e poi metterli in quarantena mille volte l’anno, tanto sono ragazzi, di libertà ne hanno fin troppa. Professori che hanno molte classi sono condannati a quarantene infinite e due giorni di libertà in attesa del prossimo caso. Il Coronavirus non è nella scuola, però meglio mettere in quarantena ogni classe, ogni professore, ogni ragazzo nonostante le norme preventive… sono ragazzi, figurati se possiamo fidarci. Avete ragione, ma a queste condizioni i ragazzi a scuola non vengono più“.