Ricostruzione L’Aquila, sub aggregato Trecco: dopo il commissariamento continuano i conflitti

Sub aggregato Trecco: nonostante il commissariamento la ricostruzione è ancora ferma al palo. Non cala la tensione fra i consorziati. Durante una delle assemblee è intervenuta anche la polizia.

Sub aggregato Trecco: dopo il commissariamento ancora tensione per questa porzione di consorzio che si trova alle prese con una ricostruzione post sisma ferma e tante conflittualità all’interno.

Il sub aggregato Trecco, commissariato dal Comune, si trova da anni al centro di una serie di polemiche, perchè, secondo alcuni consorziati, “a 11 anni dal terremoto, ci sarebbe una grave inerzia nel programmare le attività per la ricostruzione degli edifici che fanno parte dell’aggregato, gravemente danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009″. 

Non si placa l’interminabile saga della Porzione di Aggregato denominata Trecco, nel centro storico della Città dell’Aquila, di cui il Capoluogo si è occupato nei mesi scorsi e che sembrava essersi esaurita con la nomina di un commissario da parte della competente amministrazione comunale.

Sub aggregato Trecco-Zaffiri commissariato, continua la saga

Dopo un periodo di calma invece ha ripreso forza e vigore, questo almeno è quanto riferito al Capoluogo da una fonte verificata e qualificata che ben conosce la vicenda.

Sub aggregato Trecco-Zaffiri: “commissariamento dopo gravi scorrettezze”

“Nonostante otto mesi di totale inerzia e sebbene il Comune abbia assicurato agli aventi diritto di aver predisposto l’insediamento del Commissario stesso, ancora è tutto fermo”, scrive al Capoluogo una fonte informata sulla vicenda.

“Il Legale Rappresentante del sub aggregato, in presenza delle ultime notizie circa il prossimo insediamento del commissario, ha convocato un’assemblea dei consorziati, dalla quale, esaminando la convocazione, è possibile vedere che sarebbero ammessi a partecipare soltanto i consorziati di suo esclusivo gradimento escludendo, pur avendoli convocati, completamente dal partecipare all’assemblea quei consorziati con i quali lo stesso amministratore ha dato vita ad una profonda conflittualità con i suoi comportamenti, tutti tesi a ledere i diritti personali di quella porzione di proprietà, oltre che ad essere a mio parere comportamenti arroganti, sgarbati ed incivili”.

Secondo quanto riferito al Capoluogo, il 6 ottobre scorso, nel corso dell’assemblea in seconda convocazione un’avvocatessa aquilana, proprietaria di una parte del sub aggregato, è stata messa “alla porta” insieme ad alcuni suoi familiari, prima della convocazione.

“Dopo aver citofonato si sono sentite rispondere attraverso il citofono che non potevano partecipare all’assemblea perché uno degli argomenti all’ordine del giorno era con loro in conflitto di interessi ( ma l’altro argomento non lo era affatto). Evidentemente il ‘Carnelutti’ della situazione non conosce il diritto della legislazione italiana che prevede l’obbligo di convocare e di far partecipare tutti gli aventi diritto, invitando coloro che sono in conflitto di interessi ad astenersi dalla votazione. È stato pertanto necessario chiamare nuovamente le forze dell’ordine che hanno provato a chiarire la questione con l’Amministratore e gli altri due consorziati non riuscendo ad ottenere alcun risultato”.

“È chiaro che le decisioni e deliberazioni adottate nel corso di quella stravagante seduta, che è solo una delle tante, rimarranno soltanto a carico di chi era presente, non essendo quella un’assemblea tra consorziati, anche se avrebbero voluta darle quella veste, ma una semplice riunione tra amici e sicuramente non per amministrare un Consorzio di evidenza pubblica destinato a gestire il denaro dello Stato. Infatti quella gestione è soggetta al rispetto di norme e discipline assai precise la cui traccia per fortuna è indelebilmente impressa nei codici della Repubblica Italiana”.

“Tale conflittualità, che oramai dura da oltre un anno, cioè dal suo insediamento, è sfociata in diverse vicende giudiziarie, tuttora in corso“.

Ricostruzione in centro, polizia seda la rissa

“Bisogna però considerare che l’assemblea era stata convocata dallo stesso amministratore proprio in quel luogo. È bene quindi evidenziare questi accadimenti per far capire quanto sia ancora farraginosa e lenta la ricostruzione della città dell’Aquila e quanto sia importante il ruolo degli Enti preposti che, se generano lungaggini e ritardi nell’adozione e nell’esecuzione delle deliberazioni necessarie a portare avanti un così complesso sistema oltre a determinare la stasi per importanti porzioni immobiliari, soprattutto costituenti il centro storico della città, causano gravi danni ad intere famiglie già provate dai disagi del terremoto e dall’attuale situazione che il paese sta vivendo”.

Si pensi che la delibera del commissariamento risale al febbraio 2020. È vero che c’è stato un lungo stop causato dal Covid e dal lockdown ma, da giugno, gli Uffici Comunali non sono stati ancora in grado di concludere il procedimento dopo ben tre diffide ad adempiere e ben due avvii del procedimento di commissariamento per la stessa porzione di aggregato”.

Cosa bisogna ancora fare, e a chi si dovranno rivolgere questi cittadini per vedere riconosciuti i loro diritti e le loro ragioni? Ai posteri l’ardua sentenza!“.