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Senza banchi e seduti per terra: la situazione nelle scuole a L’Aquila

Scuola L'Aquila, ancora senza banchi e seduti per terra. Le criticità del rientro in presenza. Una situazione fiaccante per studenti, docenti e genitori in una città dove a 10 anni dal sisma si fa ancora lezione nei Musp.

Una settimana dopo l’apertura delle scuole all’Aquila, dei fantomatici banchi “anti Covid” promessi dal Ministero dell’Istruzione e dal commissario Domenico Arcuri nemmeno l’ombra.

E se da una parte ci sono scuole più “virtuose” che sono riuscite ad attrezzarsi per consentire ai ragazzi di avere il banco, in altre mancano anche quelli vecchi, con la conseguenza che i ragazzi sono costretti a fare lezione avendo solo la sedia come supporto oppure ad utilizzarla per appoggiare i quaderni e scrivere stando seduti per terra.

Raccontano questo le decine di segnalazioni giunte in redazione da parte di genitori e studenti “indignati” per la situazione.

L’Aquila, rientro a scuola senza banchi

A voler cercare per forza un responsabile va da sé che la colpa non è sicuramente ascrivibile ai dirigenti scolastici aquilani che nelle settimane precedenti al suono della campanella hanno lavorato senza sosta per consentire il rientro in presenza dopo tanti mesi di chiusura e di didattica a distanza.

Scuola, al D’Aosta prove generali di distanziamento con il personale

Il Capoluogo ha provato a contattare i dirigenti scolastici per sapere qualcosa in più su questa situazione e se siano state date delle certezze in merito all’arrivo dei banchi: ma non c’è stata molta collaborazione.

Secondo quanto riferito al Capoluogo dai genitori dei ragazzi di alcune scuole superiori dell’Aquila, tra cui l’istituto “D’Aosta”, è stato detto ai rappresentanti di classe che per metà ottobre ci saranno tutti i banchi. “Sicuramente non è colpa dei docenti e del preside, ne sono cosciente – scrive un genitore –  incrociamo le dita e speriamo. È una situazione fiaccante per i nostri ragazzi già provati dalla dad che se da una parte ha consentito uno svolgimento quasi regolare delle lezioni dall’altra li ha privati di una routine e di un quotidiano fondamentale per la loro crescita”.

Le criticità comunque non sembrano essere solo i banchi: una scuola come il “Cotugno” che ospita anche il Liceo classico, ha, da ormai 4 anni, il problema della frammentazione delle sedi e della capienza delle aule.

“Il Covid è solo la punta dell’iceberg – spiegano docenti e genitori al Capoluogo – questa scuola ha risentito molto delle note difficoltà legate all’edilizia scolastica nel post sisma. Mancano le strutture, ci sono problemi di connessione e a questo si sommano anche tutti i costi che i docenti devono sostenere per la formazione praticamente ‘imposta’ dal Miur”.

“Non sono solo i banchi a mancare: al Cotugno abbiamo aule piccole in cui si trovano quasi ammassati anche 23/24 studenti. Veniamo da anni di problemi che insieme al Covid si sono messi insieme e concatenati creando una voragine. L’Aquila poi ha una situazione ancora più pesante perché le scuole stanno principalmente in strutture ancora precarie su cui è impensabile fare una progettualità  seria, magari decennale. Il Cotugno ancora di più perché stiamo aspettando questa struttura in via Leonardo Da Vinci che sarà pronta non si sa quando”.

“Chi ne fa le spese? Non solo i docenti o i genitori ma soprattutto i ragazzi. Si parla del loro futuro ma sembra non importare a nessuno. Dopo mesi chiusi in casa si ritrovano in aule anguste o peggio ancora devono stare 5 ore seduti senza il banco davanti. Per chi ha bisogno magari manca il sostegno, oppure ancora il pasticcio legato ai docenti precari: è ora di finirla con le passerelle ministeriali: è il momento di agire per il bene dei nostri studenti: loro sono la priorità”, è lo sfogo di un docente, che ha chiesto di restare anonimo, sentito dal Capoluogo.

La foto allegata all’articolo è stata inviata alla redazione dal genitore di un alunno dell’Itis “D’Aosta”.