Magistratopoli, ok dal Csm per utilizzare le intercettazioni al processo

Magistratopoli, Csm da l'ok per utilizzare parte delle intercettazioni dell'ex presidente dell'Anm Luca Palamara durante il processo. "Non ho mai venduto la mia funzione, chiedo di essere giudicato serenamente".

Magistratopoli, sono pienamente utilizzabili, nel processo in corso davanti al Csm, le intercettazioni acquisite tramite il trojan inoculato nel cellulare di Luca Palamara.

Lo ha stabilito il collegio disciplinare del Consiglio superiore della magistratura.

Come ricorda Tgcom, la difesa di Luca Palamara si era opposta. Le registrazioni riguardano le conversazioni sul “risiko” delle nomine nella Procura di Roma, avvenuto tra l’8 e il 9 maggio 2019 presso l’hotel Champagne nella Capitale.

Luca Palamara, ex presidente dell’Anm e leader di Unicost, corrente moderata delle toghe è al centro di un’inchiesta della procura di Perugia denominata Magistratopoli o “Palamara Gate” che coinvolge e getta ombre sul mondo della magistratura italiana.

Dallo smartphone di Palamara, indagato per corruzione a Perugia, sono state estrapolate decine di chat con magistrati di tutta Italia (e di tutte le correnti). Non tutte però sono sfociate in una incolpazione: ogni condotta è stata preliminarmente valutata

Tra le chat di Luca Palamara anche la presidente del Tribunale dell’Aquila, sezione penale, Alessandra Ilari.

Tribunale L’Aquila, Alessandra Ilari e le chat con Palamara

Nei messaggi (poco meno di 10) acquisiti nei fascicoli relativi all’inchiesta Magistratopoli, il giudice Alessandra Ilari, qualche settimana prima di essere nominata presidente, aveva chiesto al dottor Palamara un appuntamento.

Non solo la giudice Alessandra Ilari ma anche il giudice Baldovino De Sensi, trasferito al Tribunale dell’Aquila il 5 marzo scorso, dopo essere stato cacciato dal Csm.

De Sensi, nella primavera del 2018, come riporta Il Fatto Quotidiano, ha provato ad avere l’appoggio di Luca Palamara, ancora consigliere, per diventare vicesegretario generale del Csm, provando persino a fare “lo sgambetto” al Quirinale che aveva indicato Gabriele Fiorentino.

Baldovino De Sensi, le chat con Palamara del magistrato trasferito a L’Aquila

De Sensi faceva parte di Magistratura indipendente, la corrente di destra di Cosimo Ferri, ora deputato renziano, ritenuto nell’inchiesta “un dominus delle nomine”.

Al centro dell’inchiesta proprio le conversazioni tra Ferri e Palamara prima dell’incontro all’Hotel Champagne.

Non solo togati ma anche personalità di spicco della politica abruzzese; nelle intercettazioni con Palamara infatti, compare anche il nome del senatore dem Giovanni Legnini, commissario per la ricostruzione, candidato presidente per il centro sinistra alle ultime regionali in Abruzzo e per 4 anni, fino al 2018, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura.

Giornalistopoli, Giovanni Legnini e le intercettazioni con Luca Palamara

“Mai venduto mia funzione a nessuno. Non ho mai venduto la mia funzione, né a Lotti, né a Centofanti, né a nessuno. Non mi sono mai sottratto e non mi sottrarrò né dai procedimenti né in tutte le cose in cui sarò chiamato. Ma chiedo di essere giudicato serenamente”, ha detto Luca Palamara, parlando all’assemblea dell’Anm quando è stata decisa la sua espulsione.

Magistratopoli, Anm conferma espulsione Palamara: “Non mi sono mai sottratto”