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Tradizioni abruzzesi

Transumanza, si parte con l’edizione anti Covid: la prima targata Unesco

Tutto pronto per la Transumanza: il Covid non ferma la storica tradizione, patrimonio immateriale dell'Unesco, che da L'Aquila, attraverso il Regio Tratturo, porterà pecore e pastori fino a Foggia.

La Transumanza ci sarà: l’emergenza Covid non ha potuto fermare lo storico evento che vede protagonisti pecore e pastori lungo la via del Regio Tratturo.

Un edizione, quella di quest’anno, che avrà comunque delle limitazioni per evitare la diffusione del contagio. Il numero dei partecipanti è stato quindi limitato, senza però depauperare la transumanza del suo forte significato tecnico e simbolico.

La partenza è prevista per oggi pomeriggio dal piazzale di Collemaggio, seguendo lo storico itinerario, il regio Tratturo, che porterà pastori e pecore a Foggia con arrivo previsto per l’8 ottobre.

Una transumanza che quest’anno si veste di un duplice simbolismo speciale dopo il riconoscimento da parte dell’Unesco quale patrimonio immateriale dell’umanità.

Transumanza, la storia d’Abruzzo diventa patrimonio immateriale Unesco

Per questa edizione targata Unesco sono stati coinvolti anche 50 sindaci dei territori che verranno attraversati, insieme ad associazioni locali, appassionati ed escursionisti esperti.

Il Tratturo L’Aquila-Foggia, con i suoi 244 km, era il più lungo, grande e il più importante dei cinque Regi Tratturi: per questo motivo, era chiamato anche Tratturo Magno.

Convogliava in “300mila passi da muovere” le enormi greggi che provenivano dalle montagne dell’aquilano – Gran Sasso, Sirente e Majella – e le conduceva fino al Tavoliere delle Puglie, toccando in alcuni punti anche il mar Adriatico.

“Settembre andiamo è tempo di migrare”, sono i celebri versi della poesia “I pastori”, composta nel 1903 dal vate, Gabriele D’Annunzio che hanno reso già più di un secolo fa secoli fa la transumanza “famosa”, cogliendone anche il suo aspetto più intimo; la preparazione del pastore al lungo viaggio, le asperità del cammino, l’intimità di un viaggio lungo, pieno di imprevisti lontano da casa.

Han bevuto profondamente ai fonti alpestri, che sapor d’acqua natia rimanga né cuori esuli a conforto…”, scriveva ancora D’Annunzio, sottolineando come la transumanza fosse per alcuni aspetti “sofferta” per via della lontanananza, ma una fase necessaria.

La storia della Transumanza viene ripercorsa da 20 anni, ormai, dal Gruppo storico guidato dal direttore del servizio veterinario della Asl 1 Pierluigi Imperiale, per il quale non è solo un rito, ma una “necessità, un bisogno interiore profondo”.

Imperiale “non fa la Transumanza”: ne è anche un po’ custode, nel suo sapore più antico, rurale e autentico.

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