Elezioni Avezzano: smemorandum per il ballottaggio, 27 anni dopo Spallone

Ad avercene di Mario Spallone oggi, il sindaco che ha sostanzialmente inventato il filo diretto con i cittadini. E' passata tanta acqua sotto i ponti in 27 anni: verso il ballottaggio per scegliere il nuovo sindaco di Avezzano

Avezzano – Ha ragione Ezio Stati nel dichiarare che Mario Spallone è stato un De Luca ante litteram. Ad avercene in effetti di Mario Spallone oggi. Il sindaco che ha sostanzialmente inventato il filo diretto con i cittadini. Altro che facebook.

Per qualunque piccolo o grande problema che fosse; chi non ha memoria delle telefonate in diretta per il lampione spento, il cassonetto colmo, il drogatello sotto casa, non può rendersi conto di quanto Spallone abbia funzionato ad Avezzano di come, non solo abbia trasformato Avezzano ma abbia incitato gli avezzanesi a sentirsi migliori.

Tutto ciò appartiene alla storia: sono passati poco meno di 27 anni dalla prima elezione di Spallone. Poco più di 18 dalla prima elezione di Floris.

Epoche diverse, quasi ere diverse. Quando Spallone veniva eletto Tiziano Genovesi aveva appena 13 anni. Gianni Di Pangrazio quasi 38. Solo per darci un’idea della lenta velocità con cui cambiano le cose.

Ma veniamo a noi; cosa si profila al prossimo ballottaggio di Avezzano? Il candidato forte appare senz’altro Di Pangrazio; il più giovane Genovesi potrebbe riservare delle sorprese se solo riuscisse a ricondurre sotto la propria sfera i voti frammentati del centrodestra: in questo caso non ci sarebbe partita.

Ma se la pera non cade mai lontana dal pero nutriamo forti dubbi che Fratelli D’Italia appoggerà senza se e senza ma il candidato dellaLega: A) per dire a tutti che senza Fratelli D’Italia non si vince B) perché sta nella logica delle cose che gli accordi si fanno prima e si fanno chiari C) perché per le elezioni che verranno nei comuni limitrofi conta più di Pangrazio che Genovesi. E in Fratelli d’Italia i voti li contano, non li pesano.

Pertanto domenica prossima la partita sarà aperta perché le liste civiche non si governano in blocco, ma si influenzano secondo schemi che in pochi giorni non possono farci prefigurare alcuno scenario.

Sia consentito un paragone: quando nel 2006 a Roma regnava incontrastato Veltroni, il Walter democratico di dimise per scendere in campo contro il Cavaliere (poi perse e si ritirò dalla politica dicendo che sarebbe andato in Africa come il Celestino di De Gregori). Lasciò allora il volante al bravissimo Prefetto Mario Morcone che governò meglio in sei mesi di quanto abbiano fatto i Suoi successori. Torno al punto: dopo Veltroni per il PD si candidò Rutelli e per il Centro Destra Alemanno. Si andò al ballottaggio con un vantaggio a favore di Francesco Rutelli detto Cicciobello di 45,7 contro i 40,7 di Alemanno. Cosa accadde dopo? Che Rutelli forte del Suo consenso andò in giro a dire che era alto, bello e acculturato, Alemanno si mise il coltello tra i denti e 15 giorni dopo raccolse 7,2 punti più di Rutelli totalizzando un bel 55,3 contro 46,3. Alemanno licenziò la vittoria dicendo che Roma sarebbe diventato il laboratorio del centro destra e laboratorio fu, soprattutto per la Procura di Roma che si divertì non poco spianando la strada a Marino che vinse le primarie del PD lasciando a casa (per Sua fortuna) Gentiloni. Marino, il marziano, era quello che serviva a Roma per farle cambiare rotta, ma sbagliò direzione e consegnò la città a Virginia Raggi (sic!). Cosa c’azzecca Roma con Avezzano? Ci provo.

Nel momento in cui il Commissario Passerotti farà il passaggio di consegne, noterà uno striscione che lo ringrazia e lo incita a rimanere. Ecco quello striscione più che per ringraziare il Commissario dovrebbe essere attenzionato da chi entrerà in Comune perché la parabola dei sindaci di Avezzano, come quella di Roma appare sin qui discendente. Che a vincere sarà il migliore lo vedremo poi.