Referendum taglio dei parlamentari, mannaia sull’Abruzzo: da 21 a 13

Come cambierà la rappresentanza abruzzese in Parlamento dopo il referemdum del 20 e 21 settembre.

Come cambia la rappresentanza abruzzese in Parlamento dopo il referendum.

L’Abruzzo è una delle regioni più colpite dal taglio dei parlamentari confermato dal referendum del 20 e 21 settembre. La modifica introdotta avrà seguito dalle prossime elezioni politiche e riguarderà sia Camera che Senato.

In tutto il Parlamento vengono tagliati 345 seggi; in particolare, la Camera passa da 630 a 400 deputati e il Senato da 315 a 200 eletti. Per capire come verranno effettuati questi tagli, la Camera ha redatto un dossier dal quale si evince che saranno le regioni più piccole a subire una diminuzione di rappresentatività in Parlamento, a meno che non intervenga una legge elettorale adeguata.

Per quanto riguarda l’Abruzzo, fino alle scorse elezioni la Regione Verde d’Europa è riuscita ad eleggere 14 deputati e 7 senatori. Secondo il dossier redatto dalla Camera, invece, dalle prossime elezioni, i “posti” da deputato, per l’Abruzzo, scendono a 9. Ma la maggior criticità si registra al Senato; se prima del referendum l’Abruzzo poteva eleggere 7 senatori, dalle prossime elezioni saranno solo 4 i seggi a disposizione. Insomma, se prima l’Abruzzo eleggeva in tutto 21 parlamentari, dalla prossima legislatura i parlamentari abruzzesi saranno 13.

Per attutire gli evidenti difetti di rappresentatività che così toccherebbero non solo l’Abruzzo, è al vaglio del Governo una nuova legge elettorale, denominata Brescellum, che rappresenta un sostanziale ritorno al proporzionale, con una soglia di sbarramento fissata al 5% (anche se alcune forze politiche mirano al 4%), con liste bloccate (anche qui alcuni partiti mirano invece alle preferenza) e il diritto di tribuna che consentirà a un partito di eleggere rappresentanti, se questo dovesse superare il quorum in almeno tre circoscrizioni alla Camera e una al Senato.

Il percorso per una nuova legge elettorale, però, si presenta piuttosto impervio, mentre la “mannaia” del referendum è pronta a cadere. La speranze è che, quando lo farà, il Parlamento si sia dotato di una legge elettorale che renda giustizia al diritto dei territori di essere rappresentati.