Progetto Case, balconi crollati e reati prescritti

Progetto Case: i balconi sono crollati e i reati prescritti. Chiesto il proscioglimento anche per il ministro Gaetano Manfredi "per non aver commesso il fatto".

Progetto C.a.s.e., l’inchiesta relativa al crollo dei balconi risalente al 2014 si sgonfia e si avvia verso la prescrizione.

Il crollo dei balconi del Progetto C.a.s.e. risale al 2014 quando a Cese di Preturo il cedimento ha portato al sequestro di 800 balconi in 494 alloggi. Le persone indagate erano 21. La Procura aveva anche disposto il sequestro di beni per oltre 18 milioni equivalenti al valore dell’appalto vinto da Futuraquila, costituita da tre imprese napoletane, per la realizzazione di uno degli insediamenti.

Un caso giudiziario post sisma che destò molto clamore anche a livello nazionale.

Progetto Case, i balconi crollano ma il reato si prescrive

Nel decreto di sequestro dei balconi, il gip aveva evidenziato il “pericolo che la libera disponibilità e utilizzo da parte dei residenti e dimoranti degli appartamenti collocati sulla piastra numero 19 possa costituire un serio pericolo per incolumità degli stessi e di quanti ne possano fruire, soprattutto alla luce di quanto esposto nella nota tecnica del Corpo Forestale dello Stato”.

Il rischio, ritenuto “concreto per l’incolumità fisica, riguarda anche gli utenti occasionali, trattandosi di strutture pericolanti sovrastanti strade di pubblico accesso”.

Dopo 6 anni dal crollo dei balconi nel Progetto case però alcuni reati sono prescritti.

Chiesto  il proscioglimento anche per la posizione del ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, tra i 21 indagati per il suo ruolo di componente della Commissione di collaudo statico.

In un’intervista al Corriere del dicembre 2019, il ministro aveva assicurato che si trattava di “una contestazione puramente formale a tutte le commissioni di collaudo. Ma non ho fatto nulla di irregolare”.

Il processo adesso  si avvia quindi verso una prescrizione, tranne che per dirigenti e funzionari comunali. A minare l’andamento dell’inchiesta, il trasferimento del fascicolo a Piacenza, luogo nel quale si era già aperto un procedimento penale per l’azienda che aveva fornito il legname per gli alloggi. Carte che poi dopo quasi due anni erano nuovamente tornate all’Aquila.

Secondo l’accusa i balconi erano stati realizzati con legname non idoneo, senza collanti, senza certificazioni, montati con inferriate malmesse e differenti rispetto alle previsioni del progetto.

In assenza di guaine e di altri requisiti tecnici fino a quando una delle terrazze è marcita ed è crollata.  Una fornitura illegale che avrebbe configurato una truffa ai danni dello Stato da 18 milioni di euro.

I reati andavano dalla frode nelle pubbliche forniture, truffa ai danni dello Stato, falso, crollo di costruzioni.

Tra tutti gli indagati, ieri il Gup del Tribunale dell’Aquila ha emesso sentenza di non luogo a procedere “per non aver commesso il fatto”, per Mauro Dolce, responsabile unico del procedimento del Progetto Case; Sergio Sabato, rappresentante del Rup alla visita finale del collaudo tecnico; Dino Bonadies, progettista di 22 piastre antisismiche.

Analogo provvedimento per i tecnici e dirigenti del Comune dell’Aquila addetti al Progetto C.a.s.e., ai quali è stato riqualificato il reato di crollo di crollo di costruzioni in rovina di edifici. Si tratta di Mario Corridore, Marco Balassone, Carlo Cafaggi, Enrica De Paulis, Vittorio Fabrizi e Mario Di Gregorio, verso i quali è stata pronunciata sentenza di non luogo a procedere “per non aver commesso il fatto”.

Gli altri imputati prosciolti per prescrizione sono oltre al ministro Manfredi, Paolo Delfanti, Gian Michele Calvi, Stefano Vitalini, Michele D’Adamo, Paolo Emilio Pinto, Edoardo Cosenza, Paolo Zanon, Claudio Moroni, Luca Pagani, Emilia Aloise, Francesco Tuccillo, Carlo De Angelis Mastrolilli, Davide Dragone, Wolf Chitis, Giampaolo Paraboschi, Fabio Serena,Roberto Gandolfi, Carmine Guarino, Markus Alois Odermatt, nelle vesti di responsabili e incaricati del procedimento, direttori lavori, addetti alle commissioni di collaudo, responsabili della ditta fornitrice legname.

Come riporta Il Messaggero, nella vicenda parti offese erano il Comune dell’Aquila e il Dipartimento della Protezione civile.