Magistratopoli, Anm conferma espulsione Palamara: “Non mi sono mai sottratto”

Caso Palamara, l'Anm conferma l'espulsione dell'ex procuratore di Roma al centro della bufera e dell'inchiesta che coinvolge la magistratura italiana. "Non mi sono mai sottratto, voglio essere giudicato serenamente".

Luca Palamara, ex procuratore aggiunto di Roma e al centro dell’inchiesta Magistratopoli, è stato espulso dall’An.

L’Associazione nazionale magistrati conferma l’espulsione del pm Luca Palamara dal sindacato delle toghe, “per gravi violazioni etiche”. Su 130 accreditati, hanno votato in 113: 111 i voti favorevoli alla conferma dell’espulsione di Palamara e solo uno contrario, mentre una scheda è risultata bianca.

Mai venduto mia funzione a nessuno. Non ho mai venduto la mia funzione, né a Lotti, né a Centofanti, né a nessuno. Non mi sono mai sottratto e non mi sottrarrò né dai procedimenti né in tutte le cose in cui sarò chiamato. Ma chiedo di essere giudicato serenamente“, ha detto Luca Palamara, parlando all’assemblea dell’Anm.

Luca Palamara è al centro di un’inchiesta che ha investito di una vera e propria bufera tutta la magistratura italiana. Nelle intercettazioni con l’ex procuratore di Roma, anche il presidente del Tribunale dell’Aquila, sezione penale, Alessandra Ilari e Baldovino De Sensi, giudice cacciato dal Csm e traferito poi da marzo scorso presso il tribunale del capoluogo d’Abruzzo.

Non solo togati ma anche personalità di spicco della politica abruzzese; nelle intercettazioni con Palamara infatti, compare anche il nome del senatore dem Giovanni Legnini, commissario per la ricostruzione, candidato presidente per il centro sinistra alle ultime regionali in Abruzzo e per 4 anni, fino al 2018, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura.

Giornalistopoli, Giovanni Legnini e le intercettazioni con Luca Palamara

Magistratopoli, sms tra Luca Palamara e una giudice del Tribunale di L’Aquila

Baldovino De Sensi, le chat con Palamara del magistrato trasferito a L’Aquila

L’assemblea adesso – come riporta Rainews – ha quindi respinto il ricorso del magistrato che dal 2008 al 2012 è stato presidente dell’associazione, contro l’espulsione deliberata lo scorso giugno nei suoi confronti dal direttivo Anm in relazione ai fatti emersi dagli atti dell’inchiesta di Perugia.

Da magistrato e da cittadino che crede profondamente nel valore della giustizia equa ed imparziale ribadisco che le decisioni devono essere rispettate. Con altrettanta forza ribadisco di non aver mai barattato la mia funzione“, ha dichiarato Palamara dopo la conferma della sua espulsione dell’Anm.

Davanti all’assemblea del sindacato delle toghe che si doveva pronunciare sul ricorso contro la sua espulsione, l’ex presidente ha illustrato le ragioni del suo ricorso contro l’espulsione decisa dal comitato direttivo centrale il 20 giugno scorso.

“Sono qui perché penso che prima venga l’interesse di tutti, della magistratura, di recuperare la fiducia dei cittadini, e l’interesse dei colleghi che mio malgrado sono stati travolti – ha aggiunto.

“Chiedo a tutti di leggere le carte”, ha sottolineato, ricordando che ancora il Csm non si è pronunciato sull’utilizzabilità delle intercettazioni.

“Sono stato travolto e nella fiumana mi sono perso, ma non mi sento di essere stato indegno moralmente”, ha detto Palamara.

“Fino al 2008 ho fatto lo scribacchino di atti, prima a Reggio Calabria poi a Roma – ha ricordato Palamara, ricostruendo la sua carriera – poi la mia posizione nella vita politico e associativa mi ha dato un altro ruolo. Ho vissuto un’altra vita, una vita di rappresentanza, se ho fatto bene o male non posso dirlo io”.

E’ stato un errore tornare alla procura di Roma dopo il Csm, un errore fare poi la domanda da aggiunto. Le cariche che ho avuto mi hanno fuorviato, e mi hanno fuorviato le mille richieste che mi arrivavano”, ha ammesso.

E riferendosi alle molte conversazioni estratte dalle chat del suo cellulare ha spiegato: ”Non ho mai cancellato i messaggi, dalle chat dono scaturiti 3 procedimenti penali e 6 disciplinari”.

“La frequentazione con Lotti? Col senno di poi dico che non dovevo farlo”, ha detto. “Ho avuto rapporti con la politica. La frequentazione con la politica, il confronto sulle nomine è sempre esistito”, ha detto.

“Gli incontri non erano clandestini” e “l’hotel Champagne non è un posto per nascondersi”, ha aggiunto, riferendosi all’albergo di Roma dove ci fu un incontro tra lui, 5 ex togati del Csm, e i politici Luca Lotti e Cosimo Ferri per parlare di nomine.

Magistratopoli: giudice di Perugia dispone trascrizione delle intercettazioni di Palamara

Il giudice per le indagini preliminari di Perugia, Lidia Brutti, ha disposto la trascrizione di tutte le intercettazioni telefoniche e telematiche al centro dell’inchiesta della procura di Perugia che coinvolge l’ex consigliere del Csm.

Come riporta Il Fatto, sono comprese anche quelle con il trojan che riguardano colloqui con i parlamentari.

La decisione è stata rese nota nell’udienza di oggi. Il giudice, lo scorso luglio, era stato chiamato l’eventuale trascrizione di oltre 200 intercettazioni telefoniche dell’ex presidente dell’Anm, al centro di un’inchiesta per corruzione che ha scatenato un tsunami sul Consiglio superiore della magistratura.

L’accusa aveva chiesto di trascrivere circa 100 audio, compresi una ventina realizzati grazie al famoso trojan inoculato nel cellulare di Palamara.

Altrettante sono quelle per cui sollecita la trascrizione l’ex pm romano, ora sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, e “imputato” davanti al Csm per il procedimento disciplinare. Ci sono ora agli atti anche le intercettazioni con i parlamentari Cosimo Ferri e Luca Lotti all’hotel Champagne captate il 9 maggio 2019.

In quell’incontro furono intercettati, mentre discutevano, con altri 5 consiglieri del Csm (Luigi Spina, Corrado Cartoni, Gianluigi Morlini, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre), della futura nomina della Procura di Roma perché Giuseppe Pignatone sarebbe andato in pensione.

Il giudice ha nominato il perito che dovrà trascrivere tutte le intercettazioni ammesse sulla base delle richieste di accusa e difesa che ora entrano nel procedimento. All’udienza erano presenti il procuratore Raffaele Cantone e i pm Mario Formisano e Gemma Miliani.

Il 2 ottobre inizieranno le operazioni peritali e alla prossima udienza stralcio del 13 gennaio saranno depositati i risultati.

“Il gip ha ammesso tutte le intercettazioni sia quelle chieste da noi che quelle chieste dalla Procura – ha detto l’avvocato Benedetto Marzocchi Buratti, uno deo difensori di Palamara lasciando il tribunale di Perugia al termine dell’udienza- sono stati nominati due commissari della polizia scientifica di Roma e quindi le operazioni peritali si svolgeranno a Roma. Ci siamo riservati di nominare un nostro consulente tecnico. È stata stralciata la posizione del dottor Spina che nel frattempo ha definito il procedimento in altro modo”.