Incendio Collepietro, un disastro annunciato

Il bosco tra Collepietro e Bussi continua a bruciare. Ettari in fumo, danni da stimare, per l'ennesimo rogo che sta flagellando la coda dell'estate 2020 in Abruzzo. Il sindaco di Collepietro: "Urgono provvedimenti a livello nazionale e regionale"

Il bosco tra Collepietro e Bussi continua a bruciare. Ettari in fumo, danni ancora da stimare, per l’ennesimo incendio che sta flagellando il finale dell’estate 2020 sulle montagne d’Abruzzo.

L’approfondimento di Fulgo Graziosi, nell’intervista al sindaco di Collepietro, Massimo Tomassetti, primo cittadino di un territorio che è stato per anni minacciato da incendi simili.

Il devastante incendio che ha colpito duramente il territorio compreso tra i Comuni di Collepietro e Bussi sul Tirino, a cavallo delle Province di Pescara e L’Aquila, avrebbe potuto assumere aspetti devastanti del patrimonio boschivo locale, proprio come quello che si verificò alcuni anni fa nelle immediate vicinanze.

Con la grande siccità che quest’anno ha caratterizzato la stagione estiva, i cittadini di Collepietro sono stati abbastanza preoccupati per possibili incendi, che non sono sporadici da queste parti.

“Ancora una volta, un devastante incendio, un disastro veramente annunciato, ha tenuto con il fiato sospeso gli abitanti di Collepietro e Bussi sul Tirino. Una meravigliosa area boschiva, incastonata in una altrettanto pregevole macchia mediterranea, ha rischiato il completo annientamento“.

Gli interventi delle Istituzioni allertate hanno dimostrato la piena efficienza?

“Gli interventi, ad onor del vero, sono stati efficienti e tangibilmente attivi sotto il coordinamento armonico della regia formata dai Comuni interessati in prima linea, dalle Prefetture dell’Aquila e Pescara, dai Vigili del Fuoco, dai Carabinieri della Stazione di Navelli e dalla Protezione Civile, con uno spiegamento di uomini e mezzi adeguati per far fronte all’ampio fronte del fuoco. A queste unità va indirizzato il mio personale apprezzamento e il ringraziamento delle Comunità locali.

Il ripetersi di questi pericolosi incendi non dovrebbe sollecitare le attenzioni delle amministrazioni, preposte alla gestione del patrimonio, ad adottare i provvedimenti atti a contenere l’ampiezza degli incendi, favorendo anche gli interventi delle unità addette allo spegnimento dei roghi?

“Sarebbe il caso, forse, che la Regione e il competente Ministero provvedessero alla programmazione di adeguati investimenti per la salvaguardia del nostro patrimonio boschivo, visto che l’Abruzzo è stato definito “Regione Verde d’Europa”. Una buona parte dei fondi europei che dovrebbero arrivare nel 2021, potrebbero essere impiegati per la realizzazione di apposite strade frangifuoco che, guarda caso, potrebbero essere sfruttate per il rapido collegamento tra i Comuni interessati, per la urgente e indifferibile ripulitura del sottobosco che, in questi casi, brucia rapidamente come polvere pirica. Non da ultimo, queste larghe strisce potrebbero favorire l’afflusso di quelle fasce turistiche amanti delle nostre bellezze naturali, per lunghe e salutari passeggiate”.

Secondo lei ci sono stati dei colpevoli ritardi nella corretta gestione del territorio e dei relativi patrimoni?

La politica nazionale è stata praticamente sorda alle pressanti richieste dei Sindaci. Sulla stessa lunghezza d’onda ha operato la gestione amministrativa regionale. I boschi, perciò, sono stati infestati da erbacce e cascami legnosi altamente infiammabili, senza che nessuno si sia preoccupato più di tanto. In questi giorni, però, sembra che si stia polarizzando l’attenzione governativa sul tema della conservazione e valorizzazione del verde. Personalmente, sono giunto quasi alla scadenza del mandato di Sindaco e, perciò, penso che non avrò il piacere di constatare l’arrivo di un adeguato e mirato finanziamento nella sede comunale. Comunque, per la lunga esperienza maturata nella gestione della modesta cosa pubblica del Comune di Collepietro, vorrei augurarmi che, ancora una volta, l’eccessiva burocrazia e la latente chiarezza dei provvedimenti legislativi, possa vanificare, o sminuire, l’entità dei finanziamenti che potrebbero essere posti a disposizione dei Comuni”.

Prima di abbandonare la carica di Sindaco cosa vorrebbe raccomndare ai nostri governanti e agli amministratori regionali?

“Le aree interne stanno soffrendo un massiccio decremento demografico, inarrestabile. Sono rimasti nei nostri centri soltanto gli anziani e pochissimi giovani. Le scuole elementari e gli asili sono stati chiusi da anni. Le scuole medie secondarie sono state concentrate nei Comuni a volte troppo distanti dalle altre comunità. I pochi esercizi commerciali hanno cessato le attività, creando altre difficoltà per il vivere quotidiano. Le sporadiche attività artigianali hanno preferito trasferirsi nelle aree più urbanizzate, mentre altri, soffocati dalla eccessiva tassazione, hanno preferito chiudere le attività. I costi dei servizi pubblici, legati alla fornitura dell’acqua, dell’energia elettrica, del gas appaiono insopportabili, anche perché nelle aree montane interne il riscaldamento si usa per quasi undici mesi l’anno. Se non si prenderanno urgenti provvedimenti nazionali e regionali, i nostri bellissimi borghi resteranno, a breve, completamente deserti, favorendo saccheggi, manomissioni, devastazioni di ogni genere, compreso gli incendi. I nostri borghi hanno bisogno di essere resi vivibili e per essere tali hanno la necessità di ossigeno economico”.