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L’Aquila, diventare mamma senza nessuno accanto: lettera appello alla Asl1

Sole durante il travaglio. Sole nel momento del parto e nell'immediato post partum a causa delle disposizioni anti Covid. Al Capoluogo la lettera di una futura mamma per sensibilizzare la direzione della ASL 1

Trovarsi a fare i conti con la solitudine, oltre che con le mille emozioni, i dolori e gli scombussolamenti che comporta il diventare mamma.

Succede al San Salvatore dell’Aquila a causa delle disposizioni anti Covid.

Un parto in solitudine, senza nessuna persona cara al proprio fianco. Né il papà del bimbo a stringere la mano della futura mamma, né la propria madre, una sorella o una persona amica accanto. Nessun affetto pronto a sostenere la partoriente, né durante il parto né nei delicatissimi momenti successivi. Perché le disposizioni anti Covid dicono ancora che non si può.

Se altri ospedali fuori regione hanno consentito l’ingresso di una persona in sala parto, così non è stato per L’Aquila. Con tutte le conseguenze del caso: dalla decisione di partorire altrove a quella, ben peggiore, di non vivere a pieno e serenamente la nascita del proprio figlio.

Certo, c’è l’aiuto di medici, infermieri, ostetriche e puericultrici che ogni giorno lavorano con grandissima dedizione: ma con il cuore e gli ormoni a mille e senza la vicinanza e l’ascolto da parte di una persona cara al proprio fianco è facile per le mamme sentirsi smarrite prima, durante e dopo il parto.

Un’emozione quasi strozzata: dal timore di non farcela, dalle ansie, dai punti che tirano, dalla paura che l’allattamento non si avvii nel miglior modo possibile a pochissime ore dal parto.

Una situazione che, logicamente, non aiuta il già delicato momento post partum, fatto di equilibri fragili: nasce una mamma insieme al proprio bambino. Una doppia nascita: da tutelare, proteggere, osservare e assecondare nelle necessità e nei bisogni.

In solitudine, però, è tutto più difficile.

Ve lo dice una mamma, anzi: ve lo dicono tante mamme. Chi ha già vissuto l’esperienza del parto in solitaria e chi si troverà costretta a farlo. In alternativa, la scelta di dare alla luce il proprio bambino lontano da casa, ma con un proprio caro accanto a sé.

Una mamma aquilana ha scelto, allora, di rompere il silenzio. Ha affidato la sua voce e il suo messaggio a una lettera, indirizzata al Direttore Sanitario dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila.

Egregio Direttore,

con la presente vorrei sottoporre alla sua attenzione la situazione che molte donne come me si trovano a vivere, in questi mesi, nel reparto da lei gestito presso l’Ospedale dell’Aquila.

Sono una futura mamma che, come tante mamme, nei mesi passati e nei prossimi mesi, si trovano ad affrontare presso la Asl1 della Regione Abruzzo il momento del travaglio, del parto e del post partum da sola, senza l’appoggio di una persona cara al proprio fianco a causa della pandemia Covid-19.

Come è noto, diverse letterature spiegano e normano la tutela del benessere psicofisico delle partorienti e del neonato ed in particolare la L.R. 11 aprile 1990 n. 35 Art.2 punto b) che riporto di seguito:

Art. 2

Per garantire che l’espletamento del parto avvenga nel rispetto delle esigenze psicologiche, ambientali e sanitarie della donna e del nascituro, gli ospedali e le case di cura convenzionate devono:
a) predisporre ambienti singoli, in modo da permettere che l’evento travaglio-parto-nascita, comprensivo del periodo di osservazione del neonato e della madre dopo il parto, avvenga in un unico ambiente; a tal fine le suddette strutture procedono all’idonea ristrutturazione delle sale travaglio e parto esistenti, con particolare attenzione alla creazione di un ambiente confortevole sia per la madre che per il bambino (luci, assenza di rumori, ecc.);
b) assicurare l’accesso e la permanenza, durante il travaglio e il parto, di una persona con cui la donna desidera condividere l’evento;
c) garantire adeguata assistenza tecnica al parto e al neonato, evitando, da parte degli operatori, ogni ingerenza negli aspetti personali, sociali, affettivi della donna in quanto persona.

Visto che lo stesso Ministero della Salute, nonché le tre società scientifiche della ginecologia italiana (SIGO, AOGOI, AGUI), la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica (FNOPOI) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) hanno espresso generale consenso sul fatto che una persona a scelta della donna debba essere presente, se lo desidera, nel rispetto delle condizioni organizzative, comprensiva del periodo di crisi che stiamo affrontando e che altri ospedali della Regione Abruzzo e anche del resto d’Italia tengono ben saldo questo principio di assistenza alla partoriente, chiedevo se fosse possibile prendere in considerazione un protocollo che permetta alle partorienti l’assistenza di una sola persona nel rispetto totale e nella protezione dal rischio di infezione del personale sanitario, delle altre donne e dei neonati. Quindi con tutti i DPI necessari e se ritenuto dalla stessa asl, anche con tampone eseguito privatamente.

Ritengo che tutto questo sia necessario per permettere alla donna di affrontare con più serenità il momento del parto e del post partum, senza pesare in maniera eccessiva sul personale sanitario, soprattutto in caso di parto cesareo ed evitare così il fenomeno che sta avvenendo, ovvero che molte future mamme decidano di andare in altri ospedali vicini ad affrontare travaglio e parto.

Confido nella sua comprensione e nella possibilità di prendere in considerazione le mie richieste”.