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Coronavirus a Casamaina di Lucoli, secondo giro di tamponi per tornare isola felice - Il Capoluogo
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Coronavirus a Casamaina di Lucoli, secondo giro di tamponi per tornare isola felice

Da isola felice a prima zona rossa post lockdown, a Casamaina si lavora per tornare alla normalità: "secondo giro" di tamponi a tappeto e festività di San Luca annullate.

LUCOLI – Da isola felice a prima zona rossa post lockdown, a Casamaina si lavora per il ritorno alla normalità. Secondo giro di tamponi e festività di San Luca annullate, obiettivo: tornare isola felice.

Ha suscitato molto clamore l’istituzione della zona rossa a Casamaina di Lucoli, la prima in tutta Italia, dopo il lockdown. Una zona rossa durata pochi giorni, ma che ha destato preoccupazione e l’attenzione dei media nazionali per un focolaio esploso all’improvviso, con una certa forza. Preoccupazione anche per le concomitanti celebrazioni della Perdonanza, che fortunatamente – anche grazie all’istituzione di quella zona rossa – non hanno risentito del focolaio vicino. Ad oggi, comunque, la situazione appare sotto controllo: dopo il primo “giro” di tamponi a tappeto, i contagi si sono fermati a 16, in tutto.

“Grazie a Dio – sottolinea il sindaco di Lucoli, Valter Chiappini, al microfono de IlCapoluogo.it – non abbiamo avuto ulteriori casi, oltre i 16 già accertati. In questi giorni stiamo ricontattando la Regione e l’Asl per rifare i tamponi a tutti. Il ciclo di 14 giorni andrà a scadenza tra giovedì e venerdì, quindi è opportuno ripeterli, per avere un quadro generale. Quando verrà effettuato questo ulteriore screening, se – come speriamo – confermerà la situazione stabile, potremo dire che ne stiamo venendo fuori“.

Al momento, quindi, vietato abbassare la guardia, a costo di rinunciare alle sentite festività di San Luca e della Madonna di Peschio Cancelli, ma la posta in gioco è troppo alta: “È chiaro che quella del santo patrono è una festa sentita, soprattutto a Casamaina, ma in questo momento la priorità è evitare i contagi, anche perché la comunità è piccola”. Quindi niente serate danzanti, niente processioni, un sacrificio non da poco per una comunità fortemente legate alle proprie tradizioni. Una comunità che, però, come prima dello scoppio del focolaio di Casamaina, vuole tornare ad essere “l’isola felice” Covid free che ha attirato tante persone: “Come tanti altri – prosegue il primo cittadino – anch’io tra maggio e giugno vedevo Lucoli come un’isola felice, al riparo dal rischio contagio, come i centri qui a torno. Proprio questo ha portato tante persone nei nostri Comuni, dove si sono rifugiati in tantissimi. Non vedevo tanta gente da prima del terremoto, la popolazione si è quasi decuplicata”. Il sindaco Chiappini, però, non punta il dito contro alcuno: “Ma meno male che ci sono ancora persone che scelgono i nostri paesi e le aree interne, noi viviamo di queste presenze, ma è chiaro che tra i tanti arrivi è stato possibile anche quello di un asintomatico da cui poi è venuta fuori tutta questa situazione. Ma non è colpa di nessuno, sarebbe potuto succedere in qualunque altro modo”.

Adesso, quindi, l’obiettivo è il ritorno alla normalità, grazie alle misure di contenimento adottate e al secondo “giro” di “tamponi per tutti”, indispensabile per scongiurare nuovi contagi: “Il virus è molto subdolo. Dal punto di vista medico dico per fortuna, ma dal punto di vista del rischio contagio dico purtroppo, ci sono molti asintomatici; la maggior parte delle persone che l’hanno contratto, anche qui, non ha sintomi forti, con dolori massacranti, febbre e tosse; si trovano in buone condizioni e questo non può farci che piacere, ma dall’altra parte questo può essere pericoloso, perché se c’è qualche altro asintomatico potenzialmente contagioso, senza saperlo può portare altri problemi”. Da qui la necessità del secondo passaggio a tappeto di tamponi a distanza di 14 giorni. Se la situazione si confermerà stabilizzata, Lucoli potrà pian piano tornare alla vita tranquilla, con la consapevolezza che i problemi possono insorgere in qualunque momento, ma l’importante è saper reagire con consapevolezza e decisione, anche se questo può costare titoli come “la prima zona rossa post lockdown d’Italia” di cui si sarebbe volentieri fatto a meno. Quando c’è in ballo la salute pubblica, però, si fa quello che si deve fare, dalle restrizioni alla “mobilità” ai tamponi a tappeto, fino all’annullamento delle feste patronali. D’altra parte, San Luca, protettore di medici e chirurghi, avrebbe certamente capito.

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