Gran Sasso, un’estate in montagna: tanti turisti, troppi incidenti, pochi servizi

Gran Sasso, un'estate dai grandi numeri. Il boom di turisti, tuttavia ha anche i suoi risvolti negativi: tanti incidenti registrati e i servizi continuano a mancare

100mila visitatori nell’estate 2020 sulle vette del Gran Sasso. Un bilancio che ha dovuto tenere il conto, però, anche dei numerosissimi incidenti avvenuti in alta quota, con il Soccorso Alpino e Speleologico costretto agli straordinari.

Soccorso Alpino: storie di coraggio e di vite salvate in vetta al Gran Sasso

La storia si ripete. Il Gran Sasso resta protagonista, anche e soprattutto nell’estate post Covid e ancora una volta nella generale penuria di servizi sul massiccio appenninico d’Abruzzo.

Un weekend, quello appena trascorso, che non ha mancato di far registrare nuovi interventi di soccorso. Fratture ed escoriazioni hanno riportato due alpinisti sul Paretone, una delle pareti più difficili della catena. Scene di soccorsi che, fortunatamente, potranno raccontare, grazie all’intervento di due squadre di terra, a bordo di due elicotteri del 118. Un’operazione complessa per il personale del CNSAS impegnato nell’intervento di recupero.

Una delle molte che si verificano ogni anno. Basti pensare che solo una settimana fa un turista romano era precipitato sulla Direttissima, finendo contro altri escursionisti che ne hanno bloccato la caduta nel vuoto. Il turista, in quel caso, era riuscito a cavarsela con un volo di dieci metri e un grandissimo spavento.

Tra le storie incredibili di un’estate piena, per la montagna, si iscrive direttamente un altro incidente, avvenuto sulla terza cima più alta del Gran Sasso, la parete di Pizzo Intermesoli. Due alpinisti rimasti appesi 2mila metri tutta la notte, recuperati all’alba dal Soccorso Alpino.

Gran Sasso, vince il turismo: 100mila visitatori nell’estate post Covid

Gran Sasso, boom di turisti nell’estate post Covid

Il bilancio di un’estate delicata, tuttavia, in fatto di numeri non potrebbe essere più positivo. Un boom per tanti versi atteso, nell’estate che, fin dal principio, gli esperti avevano preannunciato come di riscoperta della montagna. Viaggi e vacanze all’insegna del turismo dolce e delle visite nei piccoli borghi. Il tanto agognato riscatto delle aree interne insomma, di un Abruzzo, anche e soprattutto aquilano, tornato alla ribalta, ancora una volta.

Numeri importanti, del resto, erano stati forniti dall’amministratore unico del Centro Turistico del Gran Sasso, Dino Pignatelli: “La stagione estiva, nonostante l’apprensione dovuta al momento post Covid, ha avuto inizio effettivo dal 15 giugno. La ripartenza è stata salutata come una rinascita, nonostante le ferree regole del Post Covid, immediatamente rese operative nei locali di servizio e sulle vetture della funivia. Con i primi giorni di luglio l’affluenza è sempre stata in aumento, con presenze inimmaginabili sul Gran Sasso, fino a 6-7000 persone e punte fino a 10mila presenze giornaliere”. 

Gran Sasso, i visitatori non cancellano le polemiche

Anche in questo caso, tuttavia, non erano mancati rimandi alla situazione in cui versa la montagna. Tante ricchezze a livello naturalistico e paesaggistico, pochissimi servizi. Moltissime le polemiche al riguardo, in ogni stagione.

“Abbiamo affrontato la massa di turisti con i pochi mezzi a disposizione, senza infrastrutture dedicate, ma cercando comunque di sopperire con soluzioni idonee a salvare l’ambiente e la necessità di spazio. Non si deve dimenticare che l’area di Campo Imperatore è posta all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e, se da un lato ciò è un valore aggiunto, dall’altro impone di sottostare alle leggi e alle limitazioni che regolano la vita in un parco nazionale”.

Queste le parole di Dino Pignatelli solo poche settimane fa. A rimarcare una situazione cronica, che costringe il Gran Sasso ad uno stallo, mentre altre stazioni portano avanti un processo di sviluppo continuativo negli anni.

Campo Imperatore aspetta la neve: così si muore

Archiviata l’estate, ora il Gran Sasso si prepara a una nuova stagione turistica, quella invernale. Gli operatori – almeno quelli che in questi anni hanno dedicato la loro vita alla montagna aquilana – sono pronti. Lo sono anche i soccorritori, chiamati ogni giorno ad aiutare chi si trova in difficoltà.

Forse, però, non è ancora arrivato il giorno in cui si potrà parlare di sviluppo.