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Gps scuola, errori e polemiche: precari storici scavalcati e retrocessi in graduatoria

Si scrive Gps (graduatorie provinciali per le supplenze): si legge caos. Errori nel conteggio dei titoli, anni di università equiparati ad anni di docenza: senza aver però mai insegnato. La voce di una giovane precaria abruzzese: "Noi, un esercito di sfruttati".

Si scrive Gps (graduatorie provinciali per le supplenze): si legge caos. Errori nel conteggio dei titoli, contratti di ricerca all’università che valgono come anni di docenza e insegnanti precari “storici” che si ritrovano scavalcati da colleghi che non hanno mai fatto lezione in un’aula.

GPS Abruzzo – qui le graduatorie

Sono migliaia gli aspiranti docenti che in questi giorni sono pronti a prendere una cattedra, fino al 31 agosto se va di lusso; oppure al 30 giugno e ci si può accontentare.

La vita degli insegnanti precari è così e non c’è Covid che possa interrompere questo “rito” in attesa della chiamata anche solo per cinque o sei ore.

Si comincia come in una gara a scaglioni. Prima le maestre della scuola dell’infanzia e della primaria, poi ci sono i professori delle medie e alla fine i docenti delle superiori, tutti distinti, come squadre di calcio a seconda della propria classe di concorso: Matematica, Lingue, Lettere, Storia e Filosofia, materia artistiche o tecniche, Educazione fisica.

La situazione per gli insegnanti precari si è complicata ulteriormente per l’anno scolastico 2020/2021 e non solo per il Covid: il caso GPS

A partire dalla convocazione: i supplenti verranno chiamati ma in rete, da casa. Prendere o lasciare e la rinuncia comporta come conseguenza il non avere più la possibilità, per tutto l’anno, di ottenere ulteriori supplenze, così come la mancata assunzione in servizio o l’abbandono dello stesso.

Ma è caos nelle graduatorie provinciali per le supplenze che hanno rivelato una serie di errori macroscopici e di strafalcioni: tutto a causa di una “innovazione” che nelle migliori intenzioni del Ministro Azzolina voleva premiare i giovani. Ma in realtà si rivela un boomerang.

A spiegarci cosa è successo è Serena Blanco, insegnante precaria aquilana, che si è girata quasi tutta la provincia di Rieti, la costa adriatica, insegnando anche ad Avezzano, per fare esperienza e per poter ambire un giorno alla cattedra definitiva.

“Il Ministro per l’istruzione Lucia Azzolina ha stabilito che la sezione titoli è pressoché invariata tranne per la nuova sezione aggiunta che prevede 12 punti (il massimo raggiungibile) per ogni contratto di lavoro con bandi di ricerca per attività di ricerca scientifica , dottorato, abilitazione scientifica nazionale (che serve a partecipare ai concorsi universitari) ad ognuno di questi 12 punti”.

Quindi: “Chi ha lavorato ad esempio 6 anni con 6 bandi di ricerca da un anno ognuno prenderà 6×12=72 punti solo per questo. Chi lavorava nella scuola non ha ricevuto alcun aumento di punteggio per i titoli che aveva, anzi ad esempio il master è stato ridotto (per citarne uno)”.

La conseguenza è quasi scontata: “Chi fino a ieri era a lavorare con bandi all’università si trova con 111 o più punti per i soli titoli, mentre chi nello stesso tempo ha lavorato nella scuola in alcun modo potrà mai raggiungere quel punteggio. In pratica ogni anno passato a lavorare all’università è stato equiparato, nella sezione titoli, ad un anno di insegnamento svolto, senza neanche mettere un tetto ai titoli universitari valutabili”.

Docente di materie scientifiche, Serena Blanco è in graduatoria di terza fascia da 8 anni: “Significa aspettare una chiamata sperando in una supplenza di qualche giorno o settimana, per fare esperienza e punteggio, non sapendo se e quando lavorerai di nuovo, imparando il massimo che puoi dai tuoi colleghi, dai tuoi alunni, girando la provincia in lungo e in largo” spiega al Capoluogo.

“In questi anni ho visto svalutare il titolo del mio master in Citogenetica, ho visto persone investire soldi in corsi, master, dottorati per prendere un qualche punto in più sapendo che l’unica certezza era che se insegnavi per un anno accademico avevi punti preziosi che premiavano il lavoro svolto, l’esperienza acquisita. Ho assistito alla riforma dei 24 Cfu con conseguente staffetta ai corsi per paura di non poter sostenere il concorso, mai bandito, o di non poter restare in terza fascia”.

Da 4 anni insegno con contratti al 30 giugno, pensavo di vedere la luce, sognavo una qualche forma di abilitazione, un concorso, sempre più forte della mia esperienza. Ho fatto corsi sui Pei, sulla didattica inclusiva, sulla didattica per competenze, tutti rigorosamente privi di punteggio, per apprendere quanto più potevo, sognando di diventare una professoressa degna di questo nome. I miei figli non sanno neanche più cosa significhi non vedere la propria mamma impegnata a studiare, hanno rinunciato ad estati, al mare, ai giochi, tutto per garantirmi e garantirgli un futuro”.

Dopo tanti sacrifici, quest’anno, ancora una volta la delusione.

“Il 2 settembre, con la pubblicazione delle Gps, ho visto colleghe con un anno di servizio scavalcarmi di 48 posizioni, perché hanno lavorato per anni con bandi di ricerca all’università, o perché piene di titoli ma prive di esperienza”.

“Ogni docente in graduatoria ha un punteggio assegnato in parte dai titoli e in parte dal servizio svolto nella scuola pubblica. Fino a ieri nei titoli venivano valutati la laurea, master, dottorato, corsi di perfezionamento vari: tutti con un limite massimo di punteggio da assegnare per ogni voce elencata. Per ogni anno di servizio svolto si prendeva il massimo dei punti, 12. Quindi più lavoravi più aumentava il punteggio sulla base dell’esperienza e lavoro svolto”.

“Oggi, come tanti miei colleghi, resto inerme di fronte alla morte della meritocrazia, del servizio prestato, della giustizia. Provo rabbia nel vedere che persone che fino a ieri svolgevano tutt’altro lavoro, che non sanno neanche cosa significhi applicare la didattica inclusiva, che per anni sono state in laboratorio ad osservare le cellule e non le persone, gli alunni… ebbene loro, gli universitari, oggi hanno scavalcato insegnanti che come me sono 8 anni che danno anima e corpo alla scuola pubblica”.

I favoriti in dottorati e ricerca ora sono diventati una sorta di privilegiati nella scuola pubblica, la beffa sull’inganno. Loro sceglieranno le cattedre, le scuole, avranno contratti al 31 agosto, io non so neanche se lavorerò. Ringrazio per questo abominio il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e spero davvero che qualcuno pensi a noi, i precari storici, quelli che nessuno considera né valorizza, ma che tutti sfruttano“.