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Scuola, stress da rientro post Covid: prendete per mano i vostri figli e accompagnateli

Scuola, studenti senza regole per 6 mesi. Rientro in classe con stress e disagio. I genitori possono agevolare il rientro, aiutando a rimettere regole e scandire la giornata.

Studenti lontano dalle aule da 6 mesi, quale sarà l’impatto psicologico del ritorno in classe.

Come stanno gli studenti?

I genitori possono aiutare alla ripresa delle abitudini quotidiane, a cadenzare la giornata e a riprendere gli impegni.

Una nuova routine, abbandonata per cause di forze maggiore, e una nuova quotidianità a cui abituarsi. Dopo 6 mesi senza regole e con una nuova organizzazione familiare, i ragazzi stanno per rientrare in classe.

Si tornerà a impostare la sveglia alla mattina presto, si tornerà a scuola, ma senza avere la possibilità di tornare a sedere accanto al proprio vicino di banco, si tornerà a seguire le lezioni dei propri insegnanti, non più dietro lo schermo di un computer.

Sei mesi trascorsi con autonomia ed un’autogestione del proprio tempo, in molti casi senza aprire un libro e trascorrendo troppe ore sul cellulare, sulla PlayStation o davanti alla Tv.

I cambiamenti per gli studenti si sono susseguiti indistintamente, senza che nessuno di loro avesse il tempo di assimilarli.

Problematiche affrontate con la dottoressa Chiara Gioia, psicologa e psicoterapeuta aquilana. “Si parla e si discute molto, ovviamente, delle modalità di rientro a scuola, in sicurezza, a settembre. Si parla molto meno, invece, dell’impatto psicologico che questo ritorno a scuola avrà sui ragazzi. Studenti già reduci da cambiamenti rilevanti nel loro percorso di formazione, con la chiusura degli istituti scolastici fin da marzo scorso e il relativo lockdown, che ne ha rivoluzionato la quotidianità. Un aspetto, questo, rimasto nell’ombra, anche nell’ambito del dibattito nato circa la situazione scuola nel post Covid”, spiega la dottoressa Gioia alla redazione del Capoluogo.it . 

Così come gli adulti, bambini e adolescenti si sono ritrovati a fare i conti con le conseguenze di una pandemia che non ha risparmiato nessuno. Scuola inclusa. Ed ora che settembre si avvicina – e, con esso, il rientro a scuola – vecchie ma rinnovate abitudini tornano nella quotidianità di molti, segnando un nuovo sconvolgimento. Anche e soprattutto emozionale.

Coronavirus e “vuoti da riempire”: l’ascolto online della psicologa Chiara Gioia

Insicurezza, disagi, ansie, stress sono conseguenze dirette di un’emergenza con cui ora si proverà a convivere, limitando i danni. L’importante, però, è tenerne conto: non dimenticare che i ragazzi si ritrovano a portare avanti un percorso di crescita tra mille evoluzioni. Anche loro hanno bisogno di attenzioni e di aiuto. Le fasce più delicate nell’ottica del ritorno tra i banchi sono quelle di transizione da una scuola all’altra: quella dei 6 anni e quella degli 11/12 e 14 anni.

“Fasce in cui i bambini iniziano anche a percepire che stanno diventando grandi, soprattutto gli adolescenti. Loro si affacciano verso fasi avanzate, in cui affrontano, inoltre, cambiamenti fisici rilevanti“, spiega ancora la dottoressa Chiara Gioia.

Scuola, quelle abitudini messe in sospeso

Il lockdown ha sicuramente destrutturato il rito giornaliero di questi ragazzi, oltre a quello delle proprie famiglie. C’era la sveglia mattutina alle 7, c’era la fase della colazione insieme, il momento in cui ci si preparava. Poi si andava a scuola, si tornava a casa per pranzo e ci si impegnava nel dovere dei compiti. Ma pensiamo anche a tutti quei ragazzi che praticavano sport e che hanno dovuto interrompere l’attività. Il fatto che tutto si sia fermato ha comportato da parte loro il dover re-immaginare la propria vita, riadattarsi a nuove abitudini“.

E adesso?

Adesso cambia anche il rientro tra i banchi, che naturalmente non potrà essere come quello di sempre. A ciò si aggiunge il cambio di ritmi: tornare a rispettare i propri ruoli. Non andare più a scuola ha portato numerose conseguenze, in primis legate alla modalità della didattica a distanza. Spesso si dice che i nostri ragazzi sono figli di un’era tecnologica. C’è da considerare, però, che essi sono sempre stati abituati ad utilizzare computer, tablet e smartphone per fini tecnologici, di svago e divertimento – precisa la psicologa e psicoterapeuta aquilana – La DAD, al contrario, li ha portati a ripensare l’uso di questi strumenti e, naturalmente, anche questo è risultato complesso ed ha causato problemi nel riuscire a mantenere sempre vigile la concentrazione“.

Non solo. Perché implementare l’utilizzo di questi mezzi – arrivati a sostituire in toto le relazioni sociali, forzatamente a distanza per mesi – ha fatto sì che si amplificasse la problematica legata all’utilizzo eccessivo e scorretto di strumenti tecnologici e piattaforme social. Un altro problema su cui si dovrà lavorare.

Rientro a scuola post Covid, una nuova sfida anche per i genitori

“Nell’analisi di una situazione inevitabilmente complicata, quindi, assume un ruolo chiave il comportamento dei genitori. Loro possono aiutare i propri figli nel ridurre lo stress psicologico dei ragazzi”.

Come?

“Già da adesso, ad esempio, potrebbero cominciare a riprendere una routine il più possibile simile a quella che il Covid e il relativo lockdown hanno bruscamente interrotto. Potrebbero riportare nella vita dei propri figli quelle dinamiche che caratterizzavano la vita di tutti i giorni prima dello stop”.

Per tutti, allora, è come se fosse un nuovo primo giorno di scuola. Forse anche d’asilo. Da qui, poi, dal fatidico rientro ci sarà la nuova fase di adattamento vera e propria. Fatta di mascherine, distanza, di una scuola diversa, ma con la quale si dovrà subito acquisire familiarità, per non restare indietro.

L’aspetto importante – sottolinea Chiara Gioiasarà cercare di non drammatizzare o patologizzare questo disagio. Bisogna accettare l’emergenza Covoronavirus, per poi imparare a rispettare le misure di sicurezza in vigore. L’Abc per cominciare a farlo è tornare a praticare quelle abitudini che precedevano la fase del lockdown“.

“Infine è fondamentale mettersi in discussione come genitori, attraverso gruppi di sostegno genitoriali. La pandemia ha certamente amplificato anche i conflitti generazionali nei rapporti genitori/figli, i quali conflitti a loro volta si sono aggiunti come “ingredienti” nel dissolvere il rito della quotidianità, nello scandire le giornate in modo efficace ed efficiente. Ecco perché servono questi gruppi, che non hanno finalità di giudicare il genitore giusto o sbagliato, poiché la verità è che non c’è un decalogo uguale per tutti. I gruppi servono, essenzialmente, allo scopo di far conoscere meglio alcune parti di se stessi, sia per il benessere dell’adulto che, di riflesso, per quello del figlio”.

Coronavirus, il doposcuola

“Un altro elemento importante è quello del doposcuola. Sono socia e amministratore unico dell’Istituto Maritain, che eroga da anni un servizio di doposcuola rivolto a studenti di elementari, medie e superiori. Un servizio che ha la finalità di fornire un supporto didattico personalizzato e un metodo di studio ai ragazzi. Permettendo loro, anche, di sviluppare un rapporto diretto con gli insegnanti. L’attività, in questo periodo, è stata portata avanti, altresì, sulle piattaforma online, come Microsoft Teams”.

“Se prima, tuttavia, il doposcuola veniva visto come uno strumento di recupero – conclude la dottoressa Chiara Gioia – fin da quest’anno può essere vissuto soprattutto come opportunità e servizio ulteriore per aiutare i ragazzi a riappropriarsi di quelle pratiche formative rimaste bloccate per tanto tempo, recuperando determinate lacune, retaggio di una didattica a distanza che ha visto molti ragazzi in difficoltà”.