Perdonanza 2020, acceso il Tripode della Pace: identità e rinascita azzerano le distanze

Un applauso all'unisono arriva da tutte le piazze dove sono stati allestiti i maxi schermi e riscalda il cuore dell'Aquila. Si apre così la 726' Perdonanza Celestiniana all'insegna della rinascita.

L’AQUILA – Un applauso all’unisono arriva da tutte le piazze dove sono stati allestiti i maxi schermi e riscalda il cuore dell’Aquila. Si apre così la 726′ Perdonanza Celestiniana all’insegna della rinascita.

perdonanza  2020 accensione tripode

Sul palco la conduttrice Lorena Bianchetti, emozionatissima, accompagna la manifestazione di quest’anno, come già successo nel 2019. Un appuntamento che non si ferma nonostante le ferite e l’emergenza di quest’anno.

Ad attendere l’arrivo del Fuoco del Morrone le autorità civili e religiose, da Monsignor Giuseppe Petrocchi al Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio.

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Prende la parola il sindaco Pierluigi Biondi: “Grazie a tutte le persone che si sono date da fare per permettere la celebrazione di questo evento” – comincia così il suo discorso il padrone di casa.

“È un fuoco che sa di storia e di identità. Un fuoco che risponde al fuoco dei giorni scorsi che ha ridotto in cenere i nostri territori nei giorni scorsi. L’Aquila, città della pace,  ha ricevuto un riconoscimento importante, quello dell’Unesco. Altri progetti abbiamo in serbo: L’Aquila candidata a capitale della cultura”.
Il primo cittadino, alla quarta celebrazione del giubileo aquilano, ricorda e parla con passione del Papa che ha permesso tutto questo 726 anni fa.

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Dopo 80 chilometri e 23 tappe il fuoco del Morrone raggiunge la basilica di Collemaggio poco dopo le 21.30.

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Un altro applauso ancora più sentito accompagna la fiaccola scortata dagli angeli della città: un vigile del fuoco, un uomo della protezione civile e un alpino.

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Alle 21.35 comincia ufficialmente la 726esima Perdonanza celestiniana.

Floro Panti, del Movimento Celestianiano, come ogni anno descrive con passione il cammino del Fuoco che da oltre 40 anni rende protagoniste le comunità che nel 1294 vennero attraversate da Celestino.
Da Sulmona a L’Aquila si rinnova e si rafforza il senso di identità.

perdonanza  2020 accensione tripode
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Quella di quest’anno richiama alla mente la Perdonanza del 2009, quando nemmeno il terremoto fu motivo per fermare la manifestazione aquilana. Anzi, fu un motivo maggiore per raccogliersi attorno alla Perdonanza.

Perdonanza 2020, le interviste

Dietro le quinte della Perdonanza 2020 con Il Capoluogo: al microfono di Natalfrancesco Litterio, un’ora prima dell’inizio della cerimonia, il portavoce del Comitato Perdonanza Massimo Alesii, il cantante Marco Masini – uno dei protagonisti della serata al Teatro del Perdono – e il sindaco Pierluigi Biondi. Nelle mani di Alesii il diploma Unesco che suggella la prima edizione della Perdonanza Celestiniana come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Perdonanza 2020: al Teatro del Perdono va in scena “Un canto per la rinascita d’acqua e di pietra“, del maestro Leonardo De Amicis – direttore artistico della Perdonanza Celestiniana – scritto insieme a Paolo Logli e realizzato interamente in città. Sul palcoscenico grandi nomi della musica italiana e giovani artisti: da Loredana Bertè a Marco Masini, da Fausto Leali a Ron, passando per Giorgio Pasotti, Alberto Urso e Leo Gassman. Ad accompagnare lo spettacolo l’orchestra del conservatorio A. Casella, diretta dal maestro Leonardo De Amicis.

collemaggio perdonanza 2020
giorgio pasotti perdonanza

Giorgio Pasotti

loredana bertè perdonanza

Loredana Bertè

Pubblico a distanza, rigorosamente con mascherine: ma ugualmente entusiasta e partecipe.

Perdonanza 2020: il discorso di apertura del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi

Cittadine, Cittadini dell’Aquila,
gli uomini e le donne impegnati a contenere gli incendi che in questi giorni hanno oltraggiato le nostre montagne, sono oggi rappresentati da un Vigile del Fuoco, un alpino e un volontario della Protezione civile che hanno scortato il “Fuoco del Morrone” con il quale accendiamo il tripode della Pace, dando il via alle celebrazioni della 726^ Perdonanza celestiniana.
È questo un fuoco che sa di storia, di fede, di identità. È un fuoco che accarezza l’anima della nostra comunità.
Una comunità che ha molto sofferto e che nel dolore ha trovato la forza di reagire e rinascere e che sta affrontando con consapevolezza e grande senso di responsabilità l’emergenza sanitaria, anche in occasione delle celebrazioni della Perdonanza.
Con la stessa forza e con la fermezza di una storia millenaria condanna, da questo luogo sacro e evocativo, coloro i quali vigliaccamente hanno fatto del fuoco uno strumento di distruzione, riducendo in cenere i nostri paesaggi del cuore.

Alla distruzione insensata del fuoco, che provoca angoscia e sofferenza, oggi rispondiamo con il fuoco che segna il “cammino del Perdono”, come l’Unesco ha definito il fuoco del Morrone nella articolata motivazione alla base del riconoscimento della Perdonanza come patrimonio immateriale dell’umanità.
Un riconoscimento straordinario ad un evento che si celebra dal 1294, in cui lo spirito di riconciliazione e la rinascita fisica e comunitaria, si fondono e si sostengono, attribuendo all’Aquila una rinnovata e più incisiva dimensione di città della pace, che ha come luogo ideale di riferimento la Basilica di Santa Maria di Collemaggio alla quale, la Commissione Europea ed Europa nostra hanno assegnato il prestigioso premio 2020 per il miglior progetto di restauro.
Un riconoscimento che incornicia un altro obiettivo impegnativo che ci siamo prefissati, tanto che la basilica di Collemaggio ne costituisce il logo.

Mi riferisco al progetto per la candidatura dell’Aquila a capitale italiana della cultura 2022 e, per il quale, stiamo lavorando con passione e convinzione, insieme alle molteplici espressioni artistiche, culturali e di ricerca del nostro territorio.
Questo è per me il quarto anno che ho l’onore di aprire le celebrazioni della Perdonanza celestiniana e ogni volta che mi trovo a parlare di papa Celestino, mi accorgo di parlare di qualcosa di nuovo.
Perché, la sua biografia spirituale, il suo essere così lontano dal potere, la sua vicinanza agli ultimi, la sua esistenza semplice ma così intensa, il suo messaggio di perdono e riconciliazione che non esclude ma abbraccia tutti i cristiani, ci portano ad accostarci ogni volta ad un avvenimento carico di nuovi significati, di nuove e profonde verità, di una tradizione rinnovata verso un orizzonte condiviso.
Celestino ci fa leggere in sovrapposizione la religione cristiana con quell’umanesimo che sa di accoglienza, con quella fede che sa di misericordia.

Celestino ci educa di nuovo alla preghiera, ci esorta a credere senza sovrastrutture mentali, ci mostra la bellezza del perdono, ci insegna che il passato va amato per poter guardare al futuro.
Con il pensiero rivolto a San Pietro Celestino, con il cuore colmo di riconoscenza per la sua generosa protezione, nel rispetto di un dono unico e prezioso come la Bolla del Perdono, nel suo nome e insieme alla comunità dell’Aquila e ai Comuni del cratere: dichiaro aperta la 726esima edizione della Perdonanza celestiniana.