Soccorso Alpino, più forte delle perdite: l’associazione dall’anima di roccia

Fatta la stazione di Soccorso Alpino, a L'Aquila, bisognava trovare le risorse per mantenerla e renderla funzionante. E non è stato facile. Ricostruzione e ricordi di vite spezzate

Fatta l’Italia bisogna fare gli Italiani. Fatta la stazione di Soccorso Alpino, a L’Aquila, bisognava trovare le risorse per mantenerla e renderla funzionante. E non è stato facile.

Nella travagliata storia che porta alla nascita del Soccorso Alpino, tanti sono stati gli ostacoli incontrati, anche al di fuori dei sentieri di montagna.

Il bollettino dell’epoca del Club Alpino L’Aquila, nella ricostruzione di Paolo Boccabella, dell’Associazione Corridori del Cielo.

“Nell’estate del 1974 si installa a L’Aquila anche una efficientissima squadra del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, comandata dal Brigadiere Antonio Pace, che collabora amichevolmente ed efficacemente con gli uomini C.N.S.A.. Nell’ottobre del 1974 un altro caso, clamoroso per la straordinarietà dell’evento e per l’eco suscitato a livello politico oltre che di opinione pubblica, determina un’ulteriore svolta: due funzionari della Regione, Luciano Marinacci ed Antonio Palumbo, perso l’orientamento nella fitta nebbia al Vado di Ferruccio, finiscono sul terreno tutt’altro che agevole del versante N ove rimangono bloccati. Le ricerche infruttuose dei primi due giorni si infittiscono, intanto una nevicata fuori stagione ricopre la montagna oltre i 1500m.

A fianco delle squadre del CNSA e del SAGF si schierano numerose squadre di colleghi ed amici degli infortunati, oltre a due elicotteri ed una squadra della Scuola Alpina dei Carabinieri provenienti dalla Val Gardena. Le ricerche vengono premiate; il quarto giorno dà un risultato che, viste le circostanze, ha del miracoloso: i due vengono ritrovati, malconci per una caduta e per la denutrizione, ma vivi, “sotto” il nevaio perenne che occupa il fondo della stretta gola del Fosso della Rava.

L’esito doppiamente positivo delle operazioni fa sì che finalmente la richiesta di un contributo finanziario, da tempo ed insistentemente avanzata da Domenico D’Armi, viene presa in benevola considerazione dalle autorità della Regione e nel 1977, i tempi burocratici sono quello che sono, viene elargito un primo contributo regionale di £ 14.600.000 alla Delegazione del CNSA e viene approntata una proposta di legge, che mira a rendere sistematico e suscettibile di aumento lo stesso contributo.

Soccorso Alpino, il primo Corso Regionale per tecnici

Nel marzo del 1981 D’Armi rassegna le dimissioni: età avanzata, problemi di salute e di famiglia non gli consentono più di seguire le vicende, sempre più complesse, della Delegazione. Gli succede Domenico Alessandri, sostituito a sua volta, nella direzione della Stazione dell’Aquila, da Roberto Furi. Nel settembre del 1981 viene organizzato a Prati di Tivo il 1° Corso Regionale per tecnici di soccorso alpino. Dura quattro giorni ed ha lo scopo di verificare, aggiornare ed uniformare tecniche e materiali e di agevolare l’affiatamento dei volontari di diverse stazioni, in modo da rendere più immediata ed efficace la loro eventuale collaborazione. Nella circostanza viene consegnata a Domenico D’Armi un diploma con medaglia d’oro, in riconoscimento del lungo ed esemplare operato a favore del CNSA.

Nel 1982 viene emanata la Legge Regionale che prevede, per il Soccorso Alpino Regionale, un contributo annuale di £ 30.000.000. Gli esperti di natura contabile, alla legge connessi, rendono inevitabile la separazione delle Stazioni che operano al di fuori dell’ambito regionale e, poiché anche Rieti ha chiesto l’istituzione di una Stazione di Soccorso, su proposta del Delegato della XX Zona, la Direzione Nazionale istituisce la XXI Delegazione Lazio, con le Stazioni di Cassino, Filettino e Rieti e la XX Zona diventa XX Delegazione Abruzzo.

Soccorso Alpino, la Delegazione Abruzzo cambia

Anche l’assetto interno della Delegazione Abruzzo subisce di riflesso modifiche di natura non squisitamente logistica: la Stazione di Pietracamela era stata già da tempo trasferita a Teramo ed il gruppo di Chieti, che aveva operato fino ad ora alle dipendenze della Stazione di Pescara, chiede ed ottiene di diventare stazione autonoma. L’incidenza di comportamenti politico-diplomatiche, unite all’esigenza di coprire tutto il territorio della Regione, conferiscono alla Delegazione un assetto che tende a ricalcare quello amministrativo; viene istituito un gruppo a Sulmona e si fanno i primi passi per istituirne uno per la Marsica ed il Parco Nazionale, ma il 90% delle operazioni di soccorso, che raggiungono punte di venti l’anno, continuano ad interessare il Gran Sasso e le Stazioni dell’Aquila e Teramo.

Visti i risultati del 1° Corso, l’importante iniziativa viene ripetuta e, con lo scopo di istruire ed addestrare sistematicamente le nuove leve di volontari ed aggiornare le vecchie, in modo da mirare ad un livello di prestazioni sempre più professionale, viene istituzionalizzato un corso annuale, che prevede anche esercitazioni con elicotteri, diventati oramai insostituibili mezzi di rapidità e sicurezza nei casi di traumatizzati gravi.

Soccorso Alpino, quella tragedia che mina le fondamenta dell’istituzione

Nel febbraio del 1983, tre volontari della Stazione dell’Aquila, Stefano Micarelli, Riccardo Nardis e Piermichele Vizioli, muoiono travolti da una valanga in un ripido canale, durante un’esercitazione sul versante N di M. Jenca: la grande tragedia, che colpisce e coinvolge tutta la città e la Delegazione, mette per un attimo in crisi gli ideali stessi che sono alle fondamenta della nobile istituzione. Ma è proprio perché quella morte acquisti un suo significato che la vita dell’associazione deve continuare.

Vengono progettate e costruite piazzole per elicotteri nei punti logisticamente più importanti del Gran Sasso e della Majella. Nel dicembre del 1984, finanziato e patrocinato dalla Delegazione, viene organizzato dalla Stazione di Teramo un convegno di elevato livello scientifico su “Medicina e Montagna”. Nello stesso anno la Cassa di Risparmio dell’Aquila fa dono, alla locale Stazione del CNSA, di una campagnola FIAT del costo di £24.000.000 e, attingendo nei fondi propri, la Delegazione attrezza di analoghi mezzi, anche se usati, la Stazione di Teramo prima e quella di Chieti poi. Ormai l’equipaggiamento e le attrezzature di cui le squadre possono disporre sono di prima qualità, anche se c’è ancora da lavorare per la selezione e la preparazione dei volontari.

Nel maggio del 1986 Alessandri non accetta il rinnovo della carica di Delegato per il triennio successivo. Sulla sua decisione, giustificata da sopraggiunti impegni familiari e professionali, ha comunque giocato un ruolo non indifferente l’affiorare, in più di una Stazione, di laceranti tensioni, ispirate da motivazioni poco consone con i nobili principi su cui l’istituzione è basata. Gli succede il Vice Delegato Luigi Barbuscia. Il resto è storia attuale.

L’importanza del “soccorso alpino” è senza dubbio destinata a crescere, poiché essa è strettamente vincolata all’aumento, in questi ultimissimi anni, del flusso di persone che frequentano la montagna. Ma il ruolo sociale che il CNSA potrà giocare, a fianco dei Corpi dello Stato e di altre associazione volontaristiche, dipenderà molto, oltre che dalla dedizione, dal rispetto della nobiltà d’intenti che ha informato il suo passato. Se esso saprà conservare il grande privilegio di non dover conseguire, mediante il soccorso, secondi fini, e saprà respingere la tentazione all’esibizionismo inteso sollecitare il pubblico riconoscimento, la sua immagine ne uscirà vivificata. Se lo spirito dei “Samaritani delle Alpi” del buon Bruno Toniolo sopravviverà, il contributo dei volontari continuerà ad essere comunque impagabile, ed è quello che ci auguriamo.

Alcuni dati statistici: Negli anni ’70 sul territorio regionale vengono effettuati mediamente una ventina di interventi l’anno, di cui il 90%, delle operazioni di soccorso, interessano prevalentemente il Gran Sasso e, di conseguenza, le Stazioni di L’Aquila per il 60% e Teramo per il 30%. Dagli anni ’70 in poi il numero degli interventi è andato sempre più aumentando, a seguito dal maggior numero dei frequentatori della montagna, con le stesse, più o meno, percentuali già sopra descritte.

Infatti nel quinquennio 2014-2019 gli interventi di soccorso in montagna nella nostra regione hanno avuto un forte incremento, attestandosi a circa 100-110 su base annua così distribuiti: Stazione dell’Aquila: 60%; Teramo 20%, Penne (Pescara) 10%; Chierti-Sulmona 5%; Marsica 5%.

E pensare che i soccorsi in tutto l’arco alpino, laddove è richiesto l’uso dell’elicottero, vengono attivati solo dalle quattro basi operative distribuite negli aeroporti più vicini alle montagne. Infatti la stazione di soccorso alpino con in dotazione l’elicottero che copre le Prealpì Liguri è posizionata a Cuneo.