Soccorso Alpino: storie di coraggio e di vite salvate in vetta al Gran Sasso

La storia della montagna va di pari passo con quella degli angeli del Soccorso Alpino: dai primi incidenti alle prime richieste ufficiali per l'istituzione di una stazione. La ricostruzione di Paolo Boccabella, presidente dell'associazione Corridori del Cielo.

Non tutte le passeggiate in montagna vanno come previsto. Alla base devono esserci: prudenza, informazione e conoscenza, perché anche il più piccolo rischio sottovalutato può trasformarsi in un grave pericolo. La storia della montagna va di pari passo con quella degli angeli del Soccorso Alpino: e non è un caso.

Il Capoluogo.it propone la storia del Soccorso Alpino dell’Aquila, un’avventura ormai lunga molti anni, sempre legata a doppio filo con sua maestà il Gran Sasso. Lo fa con i ricordi e la ricostruzione attenta di Paolo Boccabella, presidente dell’associazione Corridori del Cielo.

“Certe associazioni, come gli organismi in natura, nascono e si sviluppano spontaneamente quando e dove esistono le esigenze e le giuste condizioni di crescita. Il Soccorso Alpino in Abruzzo è nato e cresciuto nelle adiacenze meridionali del Gran Sasso, a L’Aquila, perché attraverso questa città, per note ragioni storiche e geografiche, è passato il maggior flusso di escursionisti ed alpinisti che ha frequentato la montagna abruzzese.

Sul versante settentrionale infatti, per evidenti ragioni morfologiche – esclusa l’eccezione di Orazio Delfico nel 1794 – la frequentazione sistematica del Gran Sasso è cominciata nel 1925, con gli “Aquilotti del Gran Sasso”, ma è rimasta ad essi circoscritta fino a quando non è stata costruita la strada di Pietracamela ed è poi dilagata, ma in tempi molto recenti, con la costruzione della stazione turistica di Prati di Tivo.

Maggior numero di alpinisti e di escursionisti significa, in termini statistici, maggior numero di incidenti e l’automatica esigenza di sviluppo dei mezzi per rimediare ad essi. Infatti, come vedremo, i momenti evolutivi più significativi di quell’associazione, che prenderà il nome di Soccorso Alpino, sono strettamente legati ad incidenti che, per un motivo o per l’altro, hanno avuto più grossa eco presso l’opinione pubblica.

Gran Sasso e Soccorso Alpino, le cronache dei primi incidenti registrati

Nel novembre del 1905 Angelo Leosini, giovane naturalista di nota famiglia aquilana, perde l’orientamento nella bufera, scendendo dal Corno Grande, e precipita nel balzo roccioso che sovrasta il sottostante Vallone dei Ginepri. Verrà ritrovato solo in agosto dell’anno successivo da Pietro Di Venanzio, guida di Pietracamela, ma, anche se inutili per il cattivo tempo e le abbondanti nevicate sopraggiunte, intense attività di ricerca vengono compiute da parte di amici, militari, guide di Assergi che operano dal versante aquilano.

Tra gli anni 1920-30 nascono le organizzazioni alpinistiche universitarie e nel 1926 vengono, per la prima volta, tenute lezioni ed esercitazioni di soccorso alpino. Vi partecipano molti dei nomi che faranno la storia dell’alpinismo del Gran Sasso di quel periodo e vengono gettate le basi di una organizzazione di volontari, predisposte ad intervenire, per pura solidarietà, in caso di incidenti in montagna. Si è in sostanza già entrati, di fatto, nel concetto di fondo che informerà l’attività del futuro Soccorso Alpino.

Negli anni immediatamente successivi una serie di casi – dal più noto di Mario Cambi e Paolo Emilio Cichetti (1929) che muoiono per sfinimento nella bufera, lungo la bassa Val Maone durante il ritorno, dopo aver compiuto diverse scalate invernali, a quelli di Achille Pagani (1929) travolto da una valanga, di Ranieri e D’Onofrio (1930) anch’essi travolti da valanga sotto la “Direttissima” del Corno Grande e O. Menghini (1931) che scivola e va giù al Passo del Cannone, ai numerosi incidenti e smarrimenti seguiti all’apertura della Funivia di Campo Imperatore (1934) – senza citare i casi rimasti spesso sconosciuti di incidenti a pastori e greggi, mette a seria prova l’opera dei soccorritori e ribadisce la convinzione della necessità di una stabile organizzazione di soccorso. Sopraggiungono, però, la guerra d’Africa prima, la seconda guerra mondiale con il suo lungo strascico di disagi, poi, e quello di pensare alla montagna ed ai problemi ad essa connessi diventa un lusso improponibile.

Bisognerà aspettare ancora qualche anno prima di capire che improvvisare in base agli eventi non può più funzionare. Solo nel 1957 arriverà la richiesta ufficiale alle autorità per l’istituzione di una Stazione di Soccorso Alpino.

Lo racconteremo, con Paolo Boccabella, in un secondo approfondimento