Avezzano, la Parma d’Abruzzo

Avezzano, con il Fucino la Marsica intera potrebbe essere capitale dell'agroaliomentare. Cosa manca? "Mancano i prodotti finiti, la nutraceutica, manca la cultura di un'industria agroalimentare".

Avezzano Parma d’Abruzzo, perché no?

Chi dice che le aree interne non abbiano le proprie possibilità di sviluppo e i propri assi nella manica? Questione di programmazione e di strategie politiche. Un discorso valido anche e soprattutto per Avezzano. “Un primo passo dovrebbe essere costruire una strada di sviluppo comune, senza contrasti tra territori”, spiega Piero Carducci.

Nuove pillole d’economia dall’economista Carducci, intervistato dalla direttrice Roberta Galeotti. “Avezzano potrebbe essere la Parma d’Abruzzo, la capitale dell’agroalimentare, insieme al territorio marsicano”. Basti pensare alla Piana del Fucino, l’autentica ricchezza di tutta la zona, con i suoi 17mila ettari, di cui 14mila coltivati. 

“Sono pochi però gli imprenditori coraggiosi, che arrivano alla trasformazione della materia prima in prodotto finito. Ancora si vende troppo il prodotto in pianta. Non nasce così la vera ricchezza. Il valore dell’agricoltura non è, ad esempio, raccogliere il radicchio, metterlo su un camion e mandarlo al Mercato generale di Milano. Il valore cui bisogna giungere sta nel trasformare il prodotto. Bisogna, cioè, produrre ricette. Gnocchi, prodotti surgelati e così via: solo in questo modo si crea l’industria agroalimentare. Importantissima sarebbe la nutraceutica, come grande terreno di incontro tra Marsica, L’Aquila e Sulmona“.

Cosa manca? La cultura di sviluppare un’industria e uno sviluppo di questo tipo. E, di conseguenza, una serie di servizi e infrastrutture che sarebbero fondamentali per uno sviluppo del settore agroalimentare a 360gradi. Prima di tutto, però, ci vuole pianificazione. L’intervista.

Avezzano, la Parma d Abruzzo

Publiée par IL CAPOLUOGO D'ABRUZZO sur Mercredi 29 juillet 2020