Quantcast

Parco Sirente Velino, la riperimetrazione usata per lo scontro politico

La speculazione politica dietro la polemica sulla riperimetrazione del Parco Sirente Velino.

L’AQUILA – Sit in, comunicati, polemiche politiche e campagne stampa contro la riperimetrazione del Parco Sirente Velino. Perché la polemica non è credibile.

Associazioni e partiti di centrosinistra mobilitati contro la proposta di legge che dà nuova governance e nuovi confini al Parco Sirente Velino, una “potenza di fuoco” scatenata contro la politica regionale considerata “colpevole” delle più bieche intenzioni contro l’ambiente e il paesaggio; questo il quadro attuale che sta vivacizzando il dibattito intorno al Parco. Un dibattito, però, spesso poco credibile, sotto diversi punti di vista.

Si grida infatti allo scandalo contro una politica regionale “rea” di voler “distruggere” il Parco, la sua fauna e le sue bellezze attraverso una riperimetrazione e una nuova governance. E a gridare sono partiti ed esponenti di centrosinistra che, al Governo regionale, hanno fatto o avviato iter del tutto simili. L’ultimo “taglio” ai confini del Parco risale infatti a fine anni ’90 ed è targato Stefania Pezzopane, allora assessore regionale. Senza andare tanto in là nel tempo, anche l’ultimo centrosinistra aveva avviato una riperimetrazione del Parco Sirente Velino con l’assessore Donato Di Matteo. Lo stesso ex governatore Luciano D’Alfoso aveva a più riprese sottolineato l’importanza di “ascoltare il territorio” sulla questione.

E in effetti la Regione “ha ascoltato il territorio“: quella che viene fatta passare per volontà politica della Regione, altro non è che un dar seguito alle istanze che il territorio ha avanzato attraverso i sindaci della Comunità del Parco. I Comuni si sono espressi, spesso con voto unanime e perfino attraverso referendum, come nel caso di Fagnano Alto, dopo forti pressioni di cittadini e operatori del territorio. E la Regione, con la “forza politica” delle deliberazioni dei sindaci, non ha fatto altro che dare seguito a quelle istanze, come stava facendo il centrosinistra che oggi grida allo scandalo.

D’altra parte è singolare che oggi chi si oppone alla riperimetrazione, lamentando mancanza di “studi scientifici” che avallino la stessa, non ricordi che originariamente i confini del Parco siano stati semplicemente “calati” sui confini amministrativi dei Comuni. Secondo quale criterio per riperimetrare il Parco servirebbero studi che non sono serviti quando quei confini sono stati creati? Per non parlare di certi risibili comunicati che paventano improbabili scenari apocalittici di “deforestazione”.

Insomma, è evidente che sul Parco si sta giocando una “sfida” che poco ha a che vedere con l’ambiente e molto con la speculazione politica. Al di là di questa, bisogna stabilire chi deve avere facoltà di decidere sul futuro di un territorio. Se è lo stesso territorio a doversi autodeterminare, le scelte sono già state fatte e confermate. Se devono vincere altre logiche, lo si dica subito, ma non ci si nasconda dietro la foglia di fico di battaglie ambientaliste poco credibili.