Emergenza Poesia, Ironia e disperazione

L'appuntamento di oggi di Emergenza poesia è con una delle voci crepuscolari più tenui: quella di Sergio Corazzini. La rubrica di Alessandra Prospero

Emergenza Poesia, Ironia e disperazione

Avanti! Si accendano i lumi
nelle sale della mia reggia
Signori! Ha principio la vendita
delle mie idee.
Avanti! Chi le vuole?
Idee originali
a prezzi normali.
Io vendo perché voglio
raggomitolarmi al sole
come un gatto a dormire
fino alla consumazione
de’ secoli! Avanti! L’occasione
è favorevole.
Non ve ne andate, non ve ne andate;
vendo a così poco prezzo!
Diverrete celebri
con pochi denari.
Pensate: l’occasione è favorevole!
Non si ripeterà.
Oh! non abbiate timore di offendermi
con un’offerta irrisoria!
Che m’importa della gloria!
E non badate, Dio mio, non badate
troppo alla mia voce
piangevole!

“Bando” di Sergio Corazzini

Spesso è nelle cosiddette esperienze poetiche minori che si cela un humus culturale ed umano ricco e vivace. Come nel caso di una delle voci crepuscolari più tenui, quella di Sergio Corazzini, il quale nacque a Roma nel 1886 ed ebbe una vita intensa ma breve, poiché morì di tisi poco più che ventenne. Nel suo piccolo dramma esistenziale, in cui aleggia la desolazione del non saper poetare ma solo morire (“Perché tu mi dici: poeta?/Io non sono un poeta…/Io non so, Dio mio, che morire”), fondò anche una rivista con un gruppo di giovanissimi, “Cronache latine”. In questo suo testo compare l’ironia su un fondo di disperazione.
Del resto, da “crepuscolare”, Corazzini trasmette con la fatica anche il sorriso e con il suo spirito dissolvitore
si rifugia in una poesia dalla musicalità familiare, nascondendo la sua rinunzia dietro argute punte poetiche
in rima baciata.