Stato di emergenza Covid, Conte proroga al 31 dicembre

Stato di emergenza Covid, Conte vuole prorogare. Si tratta di una decisione che non è stata ancora presa, l'intenzione del premier sarebbe quella di passare per il Parlamento.

Si va verso la proroga dello stato d’emergenza al 31 dicembre. E di conseguenza dello smart working, per dipendenti pubblici e privati ancora chiusi a casa. L’ombra del Covid si allunga anche sulla seconda metà del 2020.

“Ragionevolmente ci sono le condizioni per proseguire, dobbiamo tenere sotto controllo il virus”. Con i contagi ancora in salita, focolai “anche rilevanti” in diverse zone d’Italia e l’Rt sopra l’1 in cinque Regioni, il premier Giuseppe Conte conferma quello che tecnici di istituzioni e ministeri davano ormai per scontato: lo stato d’emergenza sarà prorogato fino al 31 dicembre, quindi per tutto il 2020, e si porterà dietro una serie di norme connesse, a partire da quella sullo smart working.

“Non è ancora stato deciso tutto – prosegue il presidente del Consiglio -, ma ragionevolmente si andrà in questa direzione”.

La proroga potrebbe arrivare già la settimana prossima: il 14 luglio scadrà il Dpcm attualmente in vigore, quello che contiene tra l’altro le modalità d’ingresso in Italia e la sospensione delle crociere.

E’ molto probabile, dicono fonti di governo, che possa essere quella l’occasione per definire la proroga, riordinare le norme attualmente in vigore e per una “messa a sistema” delle modalità di ingresso nel nostro paese, anche alla luce dell’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che giovedì ha stabilito il divieto d’ingresso per chi proviene da 13 paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù e Repubblica Dominicana. Un elenco che potrebbe allungarsi se la situazione peggiorasse anche in altri paesi.

Ora dovranno essere stabiliti i tempi: una delibera del consiglio dei ministri deciderà la proroga fino al 31 dicembre o forse fino al 31 gennaio 2021.

Occorrerà poi stabilire quali misure rimarranno in vigore (ad esempio il distanziamento sociale o altre misure sanitarie) anche dopo il 31 luglio, alla scadenza del primo stato di emergenza. Un passaggio necessario, altrimenti decade l’obbligatorietà di una serie di protocolli.

La scelta del governo di prorogare lo stato d’emergenza non piace però all’opposizione e solleva dubbi anche nella maggioranza, non tanto per la proroga in sé, sottolineano fonti del Pd e di Iv, quanto perché su certe decisioni è necessaria una maggiore collegialità. Il costituzionalista e deputato Dem Stefano Ceccanti lo dice apertamente, chiedendo all’esecutivo di presentarsi “in Parlamento per spiegare le ragioni e raccogliere indirizzi, in particolare rispetto alla durata della proroga e alle concrete modalità”.

Ed in serata fonti di Palazzo Chigi, dopo aver premesso che lo stesso Conte ha affermato che la decisione non è stata ancora presa, hanno precisato che se si andasse verso la proroga l’intenzione del premier sarebbe comunque quella di passare per il Parlamento. Netto invece è il no del centrodestra.

“Gli italiani – dice il segretario della Lega Matteo Salvini – meritano fiducia e rispetto. Con tutte le attenzioni possibili, la libertà non si cancella per decreto”. Gli fa eco Giorgia Meloni.

“Non mi pare che ci siano i presupposti per prorogare fino alla fine dell’anno lo stato emergenza – sottolinea la leader di FdI -, che è uno strumento del quale il governo dispone per fare un po’ quello che vuole, accelerando dei passaggi che altrimenti avrebbero bisogno di maggiori contrappesi”.

Al di là del dibattito politico e delle scelte che farà nei prossimi giorni l’esecutivo, il dato di fatto è la necessità di tenere sotto controllo il virus.

I numeri giornalieri e quelli relativi al monitoraggio settimanale dimostrano che il Covid è tutt’altro che sconfitto.

I nuovi contagi continuano a salire: mercoledì erano 193 in 24 ore, giovedì 229 e enerdì 276 per un totale di positivi al coronavirus che dall’inizio dell’emergenza ha raggiunto quota 242.639.

Un incremento dovuto soprattutto ai ‘casi d’importazione’, come quelli nel Lazio legati alla comunità del Bangladesh o a focolai come quello scoppiato al corriere Tnt a Bologna con 18 nuovi casi.

Non solo: i dati relativi al monitoraggio effettuato nella settimana dal 29 giugno al 5 luglio dicono che l’Rt è superiore all’1 in cinque regioni – Emilia Romagna (1,2), Veneto (1,2), Toscana (1,12), Lazio (1,07) e Piemonte (1,06) – e che “in quasi tutte le regioni e province sono stati diagnosticati nuovi casi d’infezione, in aumento” rispetto alla settimana precedente.

Nonostante il quadro generale resti a “bassa criticità” – l’Rt nazionale resta sotto l’1 e l’incidenza negli ultimi 14 giorni è di 4.3 ogni 100 mila persone -, il ministero della Salute avverte che in alcune regioni “continuano ad essere segnalati numeri di nuovi casi elevati” e “persiste una trasmissione diffusa del virus che, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti”.

La conclusione è una sola: la circolazione del virus è ancora “rilevante” e serve “cautela” rafforzando, dice il direttore per la Prevenzione del ministero della Salute Giovanni Rezza, le misure di distanziamento sociale. Con o senza proroga dello stato d’emergenza.