Emergenza Poesia, le nostre tracce incandescenti

Emergenza Poesia, lo spunto di oggi per la rubrica a cura di Alessandra Prospero è la fiammeggiante, impetuosa e dirompente poesia del brasiliano Ledo Ivo.

Emergenza Poesia, le nostre tracce incandescenti. Torna l’appuntamento curato da Alessandra Prospero, con i versi di Ledo Ivo.

Brucia tutto ciò che puoi:
le lettere d’amore
le bollette telefoniche
la lista dei vestiti sporchi
le scritture e certificati
le confidenze di colleghi risentiti
la confessione interrotta
il poema erotico che ratifica l’impotenza e annunzia l’arteriosclerosi
i ritagli antichi e le fotografie ingiallite.
Non lasciare agli eredi famelici
nessun ricordo di carta.
Sii come i lupi: vivi in una caverna
e mostra alla canaglia delle strade soltanto i denti affilati.
Vivi e muori chiuso come una chiocciola.
Dì sempre di no alla scoria elettronica.
Distruggi le poesie interrotte, i bozzetti, le varianti e i frammenti
che provocano l’orgasmo tardivo dei filologi e glossatori.
Non lasciare ai raccogliori della spazzatura letteraria nessuna briciola.
Non confidare a nessuno il tuo segreto.
La verità non può essere detta.

“Brucia” di Ledo Ivo, tradotta da Carlo Bordini

Fiammeggiante, impetuosa e dirompente è la poesia di Ledo Ivo, poeta brasiliano scomparso nel 2012. Non solo: è ricca, incandescente (brucia) e imperativa, come la vita che, in maniera torrenziale, raccoglie in sé elementi e dimensioni spurie ma fisiologicamente necessarie.

Essi sono la nostra verità: nel vissuto, nell’incompleto, nel cogente e nell’estenuante inderogabile troppo spesso c’è la nostra verità. Qualcuno la cercherà (forse): eredi famelici, raccogliori della spazzatura, filologi e glossatori. Sta a noi lasciare o meno traccia della nostra verità.