Ricostruzione L’Aquila, sub aggregato Trecco Zaffiri: “Ordine di demolizione per abusi verificati”

Sub aggregato Trecco Zaffiri, dopo il commissariamento arriva l'ordine di demolizione per alcuni abusi. Secondo l'avvocato di alcuni tecnici impegnati nel consorzio invece non ci sarebbe nessuna irregolarità.

Sub aggregato Trecco-Zaffiri: dopo il commissariamento arriva l’ordine di demolizione dell’Ispettorato Urbanistico del Comune dell’Aquila “per gravi abusi verificati”.

Continua la vicenda del sub aggregato Trecco Zaffiri che si trova in centro storico all’Aquila, commissariato con delibera del Comune dell’Aquila.

Dopo la replica dell’avvocato di alcuni tecnici del consorzio, pubblicata dal Capoluogo e  secondo la quale non ci sarebbe stato alcun commissariamento, arriva adesso la notizia dell’ordine di demolizione, disposto dall’Ispettorato urbanistico del Comune dell’Aquila.

“È proprio il caso di dire: tanto tuonò che piovve! Ci siamo occupati, già nei giorni e nei mesi scorsi, della complessa vicenda d’una porzione di aggregato denominata Trecco, situata nel centro storico dell’Aquila, nell’antico quartiere di S. Pietro. Abbiamo presentato tale situazione per la quale, durante un’assemblea, sono dovute intervenire, addirittura, le Forze dell’Ordine” scrive al Capoluogo una fonte qualificata e verificata, ben informata sulle vicende che ruotano intorno al sub aggregato Trecco-Zaffiri,

“Da un lato, una nota avvocatessa aquilana, comproprietaria e rappresentante di più di un terzo dello storico palazzetto, che desidera soltanto che ogni cosa riguardante la Ricostruzione venga svolta con la massima limpidezza, senza scorciatoie e astuzie da ‘furbetti del quartierino’ e che desidera, secondo quanto la legge consente, per sé e per le coeredi da lei assistite, riavere l’avita residenza tal quale come era, senza snaturarne il carattere o stravolgerne la morfologia, addirittura perdendo superfici e volumi, in ragione di non si sa quale causa”.

“Dall’altro lato, due condòmini, fermamente coalizzati tra loro, ma di cui uno ha realizzato vaste opere abusive, snaturando la fisionomia dell’edificio, ma forse anche pregiudicandone la statica ante sisma 2009, mediante la realizzazione di un terzo piano abitativo”.

“In seguito alla richiesta di accertamento all’Ispettorato Urbanistico, promossa dall’avvocatessa, sono stati riscontrati numerosissimi e gravi abusi per cui -, dopo il parere favorevole al ripristino espresso da parte della Soprintendenza essendo il bene vincolato quale edificio di pregio – l’Amministrazione Comunale dell’Aquila ha emesso un’Ordinanza di demolizione delle opere abusive, intimando di effettuare la demolizione e il ripristino con progetto a parte e a totale carico e spese del responsabile degli abusi”.

“Non sarà, quindi, possibile attuare la pasticciata soluzione, prevista dai tecnici – sicuramente partigiani dell’autore degli abusi, non avendoli né evidenziati, né denunciati neppure in sede di rilievo – in quanto non si potrà, dopo tale Ordinanza, presentare all’USRA e agli altri Uffici – come i tecnici e l’autore degli abusi avevano sperato – un progetto per la riparazione dei danni post sisma mediante richiesta di permesso di costruire, che equivarrebbe ad una vera e propria sanatoria, peraltro ottenuta a titolo gratuito per l’autore, in quanto totalmente a carico dello Stato, come tra l’altro previsto nel progetto approvato a maggioranza nel giugno 2019”.

“Già in quella sede l’avvocatessa e le coeredi non approvarono il progetto in quanto tale azione sarebbe stata una chiamata in correità per il perfezionarsi d’una grave truffa ai danni dello Stato, che sarebbe stato chiamato a restaurare anche delle parti abusive, sanandole, e ponendo sull’erario gli oneri per tale azione”.

“Da qui partirono gli esposti dell’avvocatessa e iniziò la querelle. Inoltre, bisogna dire che anche l’USRA, ricevuta dal nuovo amministratore la scheda parametrica parte seconda senza la prescritta Deliberazione Assembleare, ha rigettato al mittente la detta scheda parametrica, in quanto viziata anche per altre molte cause: fra queste, la mancata chiusura della scheda parametrica parte prima che definita già dal 2015 fu rimaneggiata (senza averne avuta alcuna autorizzazione e a totale insaputa dei proprietari) proprio dal tecnico mai incaricato. Si è andati sconfinando in profili che la magistratura dovrà accertare sia sotto l’aspetto della cessione di un contratto professionale, vietato dalle vigenti norme, anche di deontologia, sia sotto il profilo di millantare un incarico mai ricevuto”.

“L’USRA quando ha richiesto al rappresentante legale del Consorzio di produrre la documentazione utile a dimostrare i poteri di questo secondo tecnico mai incaricato e le delibere assembleari necessarie, non avendo ricevuto nel perentorio termine assegnato alcuna risposta, ha provveduto a bloccare la scheda parametrica parte prima”.

“Tutto da rifare, quindi! Almeno, questo risulta a noi per tabulas, con ogni documento collazionato recante timbro e firma dei responsabili dei vari Uffici con relativo numero di protocollo, nonché per i documenti firmati da chi ha presentato la documentazione presso gli uffici, addirittura accompagnandola con la fotocopia del proprio documento di identità.
Non possiamo, dunque, essere tacciati di non dire il vero. Anche questa affermazione, ritorni al mittente”.

“Risulta molto importante ai fini della ricostruzione nel centro storico della città tale intervento, che dimostra ancora una volta, ove ve ne fosse bisogno, la serietà e la competenza dei Dirigenti dell’USRA, della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, e del Comune dell’Aquila e l’attenzione che essi pongono affinché vi sia una ricostruzione filologicamente attenta a non snaturare la città, come successo in tante altre parti d’Italia, cercando di non inficiare, con abusi e superfetazioni, quel carattere di città medievale con numerose emergenze tardo barocche di grande pregio, come è possibile vedere in molti palazzi storici per i quali è stata magistralmente completata la Ricostruzione post sisma. Edifici che oggi continuano a costituire il fiore all’occhiello di un tessuto urbano che pone L’Aquila tra le venti città più belle d’Italia”.