Ennio Morricone, l’uomo buono, ghiotto di cioccolato: il ricordo di Gabriele Lucci

Il maestro Ennio Morricone nel ricordo dello scrittore aquilano Gabriele Lucci, autore di "Morricone. Cinema e oltre".

L’AQUILA – “Un uomo buono, lontano dagli stereotipi degli artisti scostanti”. Gabriele Lucci ricorda il maestro Ennio Morricone.

Una telefonata che non ti aspetti, in cui dopo 5/6 mesi di attesa non speri più, e il maestro Ennio Morricone non è più il dio della musica, irraggiungibile nel suo Olimpo inaccessibile ai “normali esseri umani”: “Mi trovavo poco fuori Roma, in autostrada, quando ricevetti quella telefonata” racconta a IlCapoluogo.it Gabriele Lucci, scrittore e direttore artistico, fondatore dell’Accademia dell’Immagine con Vittorio Storaro. “Ho dovuto cercare immediatamente una piazzola di sosta, perché non riuscivo a credere a quello che stavo sentendo. Mi aveva chiamato il maestro Ennio Morricone, che avevo provato a contattare diversi mesi prima, senza ricevere risposta, e mi stava dicendo che sì, potevamo fare quel libro”. “Quel libro”, era “Morricone, cinema e oltre” che sarebbe uscito a distanza di circa due anni per la Mondadori Electa /Accademia immagine, grazie al lavoro di Lucci e dei suoi collaboratori.

Inizia così la magnifica avventura, un percorso che porterà Gabriele Lucci a conoscere da vicino il mito Morricone: “In molti mi dicevano che era un tipo chiuso, burbero, ma io ho conosciuto un’altra persona. Ennio Morricone era prima di tutto una persona buona, affabile, insomma… un signore. Mi chiamava spesso nel periodo post sisma e mi ha anche fatto dono della sua opera omnia. La sua scomparsa mi addolora molto”.

Da quel primo contatto insperato, la frequentazione per la stesura del libro, durata tra i due e i tre anni, durante la quale Lucci ha avuto modo di frequentare il maestro Morricone, insieme alla moglie Maria, nella casa nei pressi di piazza Venezia, prima del trasferimento all’Eur: “Spesso durante i nostri incontri si metteva al pianoforte e suonava, emozionandosi. Era un tipo molto mattiniero, tra l’altro ghiotto di cioccolato, e quando avevo bisogno di telefonargli dovevo farlo molto presto”. Per quanto riguarda la sua arte, “le sue fortunate incursioni nel cinema forse sono state quelle che lo hanno reso famoso al grande pubblico, ma non esaurivano certo la sua capacità creativa, la sua musica andava oltre quel pur fortunato settore”. Una capacità creativa che – anche nel caso delle famose colonne sonore – andavano al di là del contributo prettamente musicale: “Con Sergio Leone, per esempio, c’era un rapporto particolare; qualche volta è accaduto che le scene venissero girate dopo che il regista aveva ascoltato una creazione del maestro Morricone. Veniva prima la musica e poi la scena. Questo naturalmente non era la consuetudine, ma qualche volta è successo”.

Con l’uscita del libro, poi, le presentazioni alla Mondadori di Milano, a Roma, e naturalmente a L’Aquila: “La presentazione ci fu nel 2008 presso un Cinema Massimo pieno di gente, venne anche la moglie Maria. Il maestro Morricone aveva molti amici a L’Aquila, persone che stimava, come il musicista Carlo Crivelli o Walter Tortoreto, che purtroppo è venuto a mancare”.

“Morricone, cinema e oltre” ha ricevuto l’Efebo d’Oro nel 2008, il maggior riconoscimento del settore. Una fortunata coincidenza, inoltre, i premi Oscar, arrivati al maestro Morricone, proprio nel periodo della stesura. Al di là dell’Efebo d’Oro e ai riscontri ottenuti dal libro, comunque, per Gabriele Lucci la cosa più bella dev’essere stata aver conosciuto Ennio Morricone, non solo il grande maestro, ma anche l’uomo buono, ghiotto di cioccolato, che si emozionava ogni volta che si sedeva al pianoforte.