L’Aquila, “Ridateci Porta Bazzano”

L'Aquila, "Ridateci Porta Bazzano". La lettera di un residente.

Porta Bazzano, lo sfogo di un residente

Esco trafelato dalla mia abitazione, sita fuori Porta Bazzano, perché ho lasciato, per breve tempo, l’auto in divieto di sosta, e trovo l’ennesima multa che le zelanti guardie municipali mi hanno lasciato sul parabrezza.

Resto lì ad inveire per qualche minuto ma subito, guardandomi intorno, vengo assalito da un profondo senso di tristezza e di frustrazione.

Acquistai questa casa con mia moglie nel 1997, pagandola 210 milioni di cui la metà con un oneroso mutuo. I sacrifici erano ripagati dall’orgoglio di abitare nei pressi della più prestigiosa porta di accesso alla città.

Di lì a due anni ottenni il trasferimento al Liceo Scientifico dell’Aquila e, variando quotidianamente il tragitto per tornare a casa da scuola, godevo, nelle mie lunghe passeggiate, dei monumenti e delle piazze della città. Ma più di tutto amavo ritornare dall’esterno del centro storico, fiancheggiare la basilica di Collemaggio, per poi giungere all’inizio del viale alberato.

Avvicinandomi a casa guardavo la città, osservavo con attenzione i palazzi di Costa Masciarelli, l’austera facciata di San Bernardino e, soprattutto, il complesso architettonico che lega visivamente e fisicamente la città al suo territorio: Le Mura.
La loro presenza costituisce, da sempre, l’elemento identificativo della nostra città, tanto che furono le prime strutture ad essere ricostruite nel 1272 dal Capitano Lucchesino, dopo che Manfredi le distrusse nel 1259.

Fantasticavo immerso in questi pensieri, soffermandomi su ciò che provavano gli antichi viaggiatori, diretti a Firenze senza attraversare lo stato Pontificio; osservavo la Porta di Civita di Bagno, Porta Tione e, infine, Porta Bazzano.

Attraverso Porta Bazzano essi accedevano alla città, percorrevano via Fortebraccio, via Roma e giungevano fino a Porta Barete.

Lungo il percorso i viaggiatori potevano ammirare le chiese e i Palazzi Nobiliari, ancora oggi presenti, più rappresentativi dell’Aquila: Palazzo Alfieri; Chiesa di San Bernardino; Palazzo Margherita; Palazzo Pica-Alfieri; Palazzo Quinzi…

Le due Porte (Bazzano e Barete) erano le sole ad essere dotate di un’antiporta e di un ampio spazio tra di esse atto a poter esercitare il Dazio Doganale, rafforzare le funzioni difensive, e svolgere persino forme di prevenzione sanitaria nel caso di diffusione di epidemie. Dentro o nei loro pressi erano presenti Ospedali, taverne e altre strutture di supporto a viaggiatori e mercanti.

Oggi a Porta Bazzano è scomparsa l’antiporta e molte emergenze, ma altre sono fortunatamente rimaste, conservando a questo luogo la quasi integrità urbanistica e il fascino delle sue Architetture.

Su tutte il quattrocentesco convento dei Crociferi di San Matteo con le sue meravigliose arcate; La splendida Porta Bazzano, con le due ali di mura che si inerpicano da un lato verso costa Picenze e dall’altro verso Santa Maria di Farfa, a presidiare con l’imponente stemma dell’Aquila l’accesso alla città.

Ma quanto non riuscì al trascorrere del tempo e ai terremoti, fecero l’incuria degli uomini e la cattiva amministrazione.
Circa due anni orsono, proprio innanzi al convento dei Crociferi, a seguito di una perdita della rete fognaria, ci fu un cedimento del fondo stradale.

Venne immediatamente confinata l’area, con recinzioni provvisorie di cantiere, e fu impedita la sosta all’altro lato, per consentire ai camion della ricostruzione di raggiungere i cantieri dentro le mura.

Il disagio era enorme, ma confidavo su una sollecita soluzione da parte del Comune che consentisse a residenti e turisti di tornare ad utilizzare questi spazi.

A due anni dall’evento, però, le transenne e il transito impediscono il parcheggio e la carreggiata è più che dimezzata, rendendo difficoltoso, se non impossibile, l’accesso delle auto ai garages e in alcuni casi, l’accesso degli abitanti alle proprie case.

Inoltre, nel corso del tempo, le recinzioni sono state divelte, le transenne dei cantieri vengono addossate alla Porta per impedire che le auto parcheggino, i contenitori della spazzatura sono spesso ribaltati su strada, abiti e coperte vengono stesi ad asciugare sulle recinzioni penzolanti.

Tutto ciò ha trasformato questo luogo in un’area degradata e marginale più simile alle favelas Brasiliane che a una emergenza urbanistica e architettonica all’ingresso della città storica.

A inizio 2020 è stata inaugurata al MUNDA la mostra sulle mura della città, oggetto di una recente opera di restauro, a cui hanno fatto seguito una serie di conferenze.

La cultura si mobilita, ma il Comune è colpevolmente assente e i dibattiti restano confinati nei salotti senza alcuna possibilità di incidere sulla valorizzazione dei luoghi e dei monumenti, sui quali sono state investite somme ingenti per il loro recupero.

Dobbiamo aspettare la prossima Perdonanza per tornare ad una minima parvenza di decoro?

O dobbiamo sperare che arrivi un nuovo Lucchesino a spazzare via la cattiva amministrazione e regolamenti al meglio la città e le sue mura?

Architetto Ugo Di Benedetto, insegnante di Storia dell’Arte del Liceo Scientifico dell’Aquila