L’Aquila, commercio al collasso post Covid: chiudere per non fallire

Post Covid e commercio: tra chi annaspa e cerca di andare avanti, un bagno di sangue per le attività che all'Aquila non riescono a ripartire.

“Chiudere per non fallire”, questa la drammatica realtà di alcune attività aquilane legate al commercio che rischiano concretamente di scomparire dopo l’emergenza Covid.

L’emergenza Covid con la scia del lungo lockdown e le chiusure imposte ha dato una vera e propria mazzata al commercio in tutto il territorio aquilano.

Se tanti, dopo il lockdown hanno rialzato la saracinesca nonostante le difficoltà, c’è chi ancora non ha potuto farlo e probabilmente non lo farà più.

Una situazione che rispecchia in generale il trend di tutto il Paese ma che in città si fa sentire di più anche perchè c’è chi aveva ricominciato a “respirare” solo adesso, dopo 11 anni da un altro dramma, quello del post sisma.

Il commercio è in crisi, questo è un dato di fatto, specie per le piccole realtà soppiantate in gran parte anche dai negozi online, la formula di shopping più usata al momento e che ha registrato un vero e proprio boom durante l’emergenza.

Dati alla mano, ad esempio, il 22 percento delle attività legate all’abbigliamento in tutta Italia non hanno riaperto: dalla piccola bottega al franchising sono diverse le saracinesche ancora abbassate. Un esempio tra tutti il colosso del low cost Zara, che ha deciso di chiudere migliaia di negozi in tutta Europa.

All’Aquila qualcuno ha riconvertito in parte la proprio attività con un negozio online; ad esempio Monica De Vecchis, commerciante aquilana nel settore dell’abbigliamento che nel post Covid ha riconvertito e modernizzato il suo lavoro con una base “fisica” a Bazzano e un negozio online in grande espansione.

monica rey e v

“Se non vogliono venire in negozio perchè hanno ancora paura, andiamo noi dalla nostre clienti! Abbiamo famiglia e dobbiamo provarci per la nostra sopravvivenza e per dare un esempio positivo”, dice Monica.

“Il commercio aquilano sta vivendo situazione drammatica”, spiega al Capoluogo Angelo Liberati, presidente Fida regionale Confcommercio e consigliere nazionale.

“Per quanto riguarda l’Abruzzo parliamo di riaperture per i 2/3 nel settore commercio non alimentare, un trend in linea con tutto il Paese. Un dato che però subirà dei cambiamenti nei prossimi mesi. Adesso ci sono state le sospensioni, a breve potremmo toccare con mano il vero dramma”.

Per Liberati, a risentirne di più sono stati albergatori e ristoratori,  “i settori che più hanno risentito della crisi e della morsa creata dalla pandemia. Una crisi che investe il commercio a 360 gradi con ripercussioni che saranno gravissime”.

“All’Aquila nello specifico – chiarisce Liberati – abbiamo avuto già tanti problemi negli ultimi 11 anni a causa del sisma. Oggi ci ritroviamo a vivere un day after e senza certezze con delle mancanze che si fanno sentire”.

Liberati fa riferimento agli studenti universitari, che, con le università ancora chiuse, giustamente sono tornati a casa e in questo modo anche il commercio locale ne ha risentito.

“Non si tratta solo di commercio e basta ma di un indotto a catena: affitti, utenze o abbonamenti a mezzi pubblici, tanto per fare qualche esempio”.

“Non dimentichiamo inoltre che per riaprire le spese sono state tantissime dopo aver pagato in alcuni casi per mesi utenze e canoni rimanendo chiusi e senza incassi. Oggi bisogna affrontare le sanificazioni, l’igienizzazione dei locali, il mantenimento dei distanziamenti negli alberghi e nei ristoranti per evitare anche le sanzioni conseguenti ai controlli. Parliamo di attività che magari sono tornate in centro dopo aver fatto tanti sacrifici e investimenti importanti“.

Restrizioni che riguardano anche il numero dei coperti nei ristoranti e nei locali, così come negli hotel e sulle spiagge della costa abruzzese.

“Riapriamo o quantomeno ci proviamo: a fine mese ci sono comunque i conti da fare: stipendi, affitti, utenze e fornitori… Una situazione che stringe il commercio in una morsa costringendo tanti a chiudere o peggio ancora a non riaprire proprio”.

A far eccezione a quanto pare ci sono solo due settori: quello alimentare, che al contrario ha registrato un aumento delle vendite nell’ordine del 20-30%, (ma è anche giustificato dal fatto che la gente è stata costretta a stare in casa e quindi a cucinare) e le attività legate alla connettività e al digitale, che hanno sfruttato la nuova richiesta connessa all’emergenza e quindi alla didattica a distanza e allo smart working.

“La situazione è drammatica per tutti, dal piccolo negozio che aveva riaperto o si era ricollocato da poco dopo il sisma al centro commerciale. Se da una parte abbiamo riscoperto i supermercati di quartiere durante l’emergenza, adesso l’incidenza dei costi fissi sul totale dei costi d’impresa è in media del 50 percento. Quindi con cali di fatturato tra il 50 e il 70 percento in tutta la regione. Adesso, se va bene non si guadagna nulla o molto poco, tolte ovviamente tutte le spese, altrimenti si lavora in perdita”, continua Liberati.

“C’è da sperare che la situazione migliori e che nel frattempo il Governo predisponga interventi di sostegno molto più robusti di quelli attuali, che non bastano a tenere in piedi le attività”, conclude.

Covid e crisi commercio, Daniele Stratta: “un bagno di sangue”.

Per Daniele Stratta, presidente provinciale della Federazione Italiana Pubblici Esercizi e titolare di alcune attività in centro storico all’Aquila,  “il post Covid sarà per il commercio un vero e proprio bagno di sangue”.

“Oggi all’Aquila, dopo il lockdown hanno riaperto l’80 percento delle attività legate ai settori bar e ristorazione ma parliamo di riaperture falsate. I dati per adesso sono abbastanza confortanti ma qualcuno potrebbe chiudere dopo l’estate. Tra ottobre e marzo prossimo ci sarà il vero dramma”.