Vacanze studio senza rimborso, il voucher della discordia

Vacanze studio e il voucher difficile da digerire: la legge italiana stabilisce che sia il tour operator a scegliere la forma di rimborso. La protesta dei genitori aquilani.

“Ho accettato il voucher dopo aver cercato di portare avanti una battaglia ad armi impari, giungendo alla conclusione che lo Stato, al di là dell’emergenza Covid ci ha abbandonati”.

Continua la problematica di alcuni genitori aquilani, alle prese con i voucher che sostuiscono il rimborso per le vacanze studio prenotate e rese impossibili a causa dell’emergenza Covid.

Nel caso specifico, è una mamma aquilana che scrive al Capoluogo, dopo aver accettato il voucher come “ultima spiaggia”.

Di seguito la lettera inviata alla redazione:

Per quanto avessi affrontato una sorta di battaglia di principio, alla fine ho ceduto e ripiegato su me stessa perchè incapace di combattere questa situazione. Il voucher a mio avviso non è la soluzione giusta per le famiglie che avevano affrontato il sacrificio e la spesa della vacanza studio“.

“Sappiamo benissimo che l’emergenza non ha responsabili, ci aspettavamo però come cittadini di essere tutelati da uno Stato che è stato sordo e assente, non ha tutelato il cittadino, dando quasi man forte alle società, alle compagnie aeree, ai tour operator che hanno potuto scegliere se rimborsare o fare i voucher”.

“Abbiamo saputo con altri genitori che a livello nazionale qualcuno si è mosso tramite il Codacons, vedremo che succederà e intanto aspettiamo”.

“I cittadini sono rimasti soli contro i colossi, per cui alla fine ti senti quasi costretto ad abbassare la testa e ad accettare il voucher come se fosse il male minore, un po’ per solitudine un po’ perché tanti non hanno nemmeno il tempo per portare avanti una battaglia legale”.

“La legge italiana da questo punto di vista è piuttosto confusa e lascia libertà di scelta alle aziende, ma la normativa europea è chiara e prevede che sia il consumatore a scegliere se vuole il rimborso o il voucher”, conclude.

Per quanto riguarda l’emergenza Covid e i rimborsi, va ricordato che il Governo ha previsto la possibilità nel caso di gite scolastiche o di stage di studio all’estero programmate il rimborso solo nel caso dell’ultimo anno di scuola per lo studente e quindi con l’impossibilità concreta di posticiparlo.

Viaggi studio ed emergenza Covid: la legge nazionale e le regole per i rimborsi (fonte Il Sole 24 ore)

Per far fronte alla pandemia il Governo ha varato delle norme (art. 28 Decreto legge n. 9/2 marzo 2020 ora assorbito dal Cura Italia, diventato art. 88 bis), che in tema di rimborsi prevede delle deroghe al Codice del turismo in materia di pacchetti turistici.

La norma stabilisce che i consumatori coinvolti in quarantena, diretti nelle zone rosse o intestatari di titolo di viaggio avente come destinazione stati esteri dove sia impedito o vietato lo sbarco agli italiani, possono recedere dai contratti di pacchetto turistico (stage all’estero e viaggi studi sono ricompresi in questa situazione).

L’organizzatore del viaggio può offrire all’acquirente un pacchetto sostitutivo di qualità equivalente o superiore, può procedere al rimborso (entro 14 giorni) oppure può emettere un voucher, da utilizzare entro un anno dalla sua emissione, di importo pari al rimborso spettante.

Se prima di questa disposizione nulla vietava al tour operator di proporre un voucher o offrire un pacchetto alternativo, ma spettava al consumatore decidere se accettare o pretendere il rimborso integrale dei pagamenti entro 14 giorni dal recesso, ora la scelta spetta solo al tour operator.

Vacanze studio senza rimborso, torna l’incubo voucher