Covid, le opere pubbliche come traino d’Abruzzo

Post Covid in Abruzzo, adesso la carta da giocare è l'accelerazione sulle opere pubbliche per contrastare la fase di recessione successiva all'emergenza.

Si prospetta uno scenario post Covid 19 severo per l’Abruzzo: quali soluzioni?

L’analisi del professore Piero Carducci che, dopo l’articolo pubblicato dal Capoluogo sul Covid come effetto tsunami per l’economia abruzzese, ha fatto da apripista e spunto ad altri suoi illustri colleghi.

L’Abruzzo regione esportatrice, subirà particolarmente i colpi della crisi: nel 2020 perderemo oltre 3miliardi di euro di reddito (-9%), avremo 26mila disoccupati in più, crolleranno le esportazioni (-16%) e gli investimenti (-13%). Effetti drammatici riguarderanno pure i settori del turismo, delle costruzioni e dei servizi alla persona. Poche le filiere in controtendenza, tra le quali farmaceutica ed agroalimentare, realtà presenti e ben radicate nelle aree interne.

Come reagire nel post Covid? Tuttora assente l’Europa, note ed insufficienti le misure del Governo centrale, dobbiamo chiederci cosa possa fare la Regione per affrontare la grave virus-recessione.

La prima priorità riguarda l’accelerazione degli investimenti in opere pubbliche. Grazie agli effetti dei moltiplicatori, ogni miliardo di euro investito in opere genera tra effetti diretti ed indiretti un incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL) di 3,5 miliardi di euro ed una crescita dell’occupazione media di circa 18.000 unità per la durata dell’investimento (delle quali 11mila nella filiera dell’opera e 7mila negli altri settori).

Ecco perché sbloccare i cantieri ed investire rapidamente le risorse disponibili deve essere la “priorità delle priorità”: l’Abruzzo dispone di risorse importanti rapidamente spendibili e si possono aprire o accelerare importanti cantieri stradali e ferroviari (anche sulla Roma/Pescara), anticipare rilevanti opere irrigue e sulla depurazione, affrettare le opere d’arte e l’adeguamento sismico sulle autostrade, spingere le reti web per servire il territorio con la banda ultralarga, meglio operare sulla ricostruzione post-sisma, ecc. ecc..

Molte le opere “incagliate” di competenza regionale e locale. Oltre ai fondi per la ricostruzione per i due crateri, l’Abruzzo dispone a cassa circa 2miliardi di euro, ed è una stima per difetto. Gli investimenti del Masterplan vanno a rilento, sui Fondi europei 2014/20 la spesa è molto insoddisfacente, decine di opere sono bloccate per inerzia dei comuni e contenziosi, ed accade così che i cantieri non partono come dovrebbero, non si crea reddito e non si genera occupazione. Le responsabilità sono note e molteplici, dipendono in gran parte da inadeguata assistenza tecnica, da normative contorte, dalla inefficienza della burocrazia, dalla lentezza della giustizia e del processo decisionale pubblico.

Un obiettivo possibile, a condizione che si coinvolgano le giuste competenze e si valorizzino le partecipate regionali, è avviare/accelerare cantieri per almeno 600milioni di euro in tempi brevi, con un impatto incrementale sul PIL regionale pari a 2miliardi di euro, rimettendo così in moto un’economia gravemente depressa.

Investimenti che, inoltre, andrebbero a migliorare la produttività del “sistema Abruzzo”, favorendo anche per tale via la crescita e l’insediamento di nuove imprese ed il consolidamento di quelle esistenti.

Pigiando sul pedale dell’acceleratore della spesa produttiva, la Regione potrebbe dare un segnale forte ed immediato di inversione di rotta, creare ricchezza e nuovi posti di lavoro, dare fiducia in un momento di accentuata difficoltà ed incertezza sulle prospettive future.

Aprire i rubinetti delle opere pubbliche è la prima delle terapie per combattere la recessione, non la sola, ma certamente la più efficace.

Si tratterebbe di un classico stimolo keynesiano, uno shock di spesa pubblica che può davvero essere l’unico mezzo per riprendere la via della crescita ed arginare così la drammatica fase depressiva, con la conseguente disoccupazione e nuove povertà.

Un periodo buio ed inevitabile ci attende, a meno che non si agisca efficacemente e tempestivamente in un quadro di lungimiranza strategica. Il tempo s’è fatto breve.