Giustizia ferma, gli avvocati protestano a L’Aquila: “Al ristorante sì, in Tribunale no”

Giustizia post Covid, una ripartenza incerta. La manifestazione di protesta nazionale degli avvocati anche a L'Aquila: "Gli uffici riapriranno il 1 luglio, sembra. Ma come? Intanto le udienze slittano al 2021".

Il mondo istituzionale della Giustizia abruzzese radunato a L’Aquila, per l’incontro alla sala assemblee del Tribunale del capoluogo, che fa eco a quelli che si stanno svolgendo in tutta Italia. Obiettivo: la riapertura degli uffici giudiziari dal 1 luglio, sicura e regolamentata.

«Come avvocatura nazionale dobbiamo denunciare la problematica legata alla chiusura di tutti gli uffici giudiziari in Italia. Chiusi per gli avvocati e per i pubblici cittadini. Oggi l’Organismo congressuale forense ha indetto una manifestazione, su tutto il territorio nazionale, per chiedere a gran voce la riapertura degli uffici, sin dal primo luglio», dichiara alla redazione del Capoluogo Maurizio Capri, presidente dell’Ordine degli Avvocati dell’Aquila.

I rappresentanti dei Tribunali e degli Ordini degli Avvocati d’Abruzzo si sono riuniti all’Aquila dalle 15,30 del pomeriggio.

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La riapertura degli uffici giudiziari dovrebbe essere prevista dal primo luglio prossimo, si attende la specifica norma, ma «ad oggi ancora non sappiamo nulla sulle modalità che prevedrà questa norma. Dire che gli uffici riapriranno a luglio, senza indicazioni su come si dovrà regolamentare l’ingresso, cosa accadrà delle udienze e di tutte le problematiche connesse alla giustizia, è assolutamente irrispettoso del sistema giustizia», aggiunge il presidente Capri.

Il Covid19 ha paralizzato interi settori e servizi, non ultimo proprio quello della giustizia. «Le conseguenze subite dalla nostra realtà sono state veramente pesanti e continuano ad esserlo. Gli avvocati impiegati nei tribunali chiusi hanno visto il loro lavoro bloccarsi all’improvviso. In questo modo non è stato possibile portare avanti le istanze dei cittadini, salvo i casi considerati come udienze urgenti. Ma la valutazione delle udienze urgenti, dal punto di vista tecnico, non risponde sempre alla realtà di altri casi, altrettanto delicati e comunque realmente urgenti, sono state tralasciate e lo sono ancora oggi».

Giustizia, lo smart working non basta

La situazione dello smart working ha creato un «ulteriore appesantimento del servizio giustizia. Si può dire che lo smart working nella giustizia non funziona, poiché i sistemi in dotazione da parte del Ministero non consentono ai dipendenti di lavorare da casa se non in alcuni settori, come la contabilità. Mentre per quanto riguarda utilizzo dei registri, smaltimento delle cause e lavori di programmazione non è stato possibile lavorare da remoto. Risultato? Un pesante ritardo nelle attività giudiziarie. Molte udienze sono già slittate nel 2021 e si rischiano ulteriori rinvii», conclude Maurizi Capri.

Queste le parole di Silvana Vassalli, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lanciano e rappresentante dell’Organismo congressuale forense. «Vogliamo portare a conoscenza dei cittadini – non solo dei nostri assistiti – quella che è la situazione reale. Vogliamo cioè dar voce all’avvocatura che è rimasta nell’ombra durante tutto il periodo emergenziale. Conosciamo i disagi, anche economici, di tutti, ma nessuno approfondisce quelli che gravano sui liberi professionisti. Dal momento che il Tribunale è il luogo dove professionisti lavorano e gli uffici pubblici restano chiusi, se non su prenotazione, questo crea un disagio. E la maggior parte delle persone è all’oscuro del perché ci sono queste difficoltà nel settore della giustizia. Ad oggi la verità è questa: quaranta persone possono entrare in un ristorante, quaranta persone non possono entrare in un Tribunale».