Allarme occupazione in Abruzzo: effetto Covid ma non solo

Occupazione in Abruzzo, è allarme: calo del 4,5% nel primo trimestre del 2020. Colpa del Coronavirus ma non solo: nello stesso periodo la flessione dell'occupazione in Italia è stata di un terzo

Occupazione in Abruzzo, è allarme: calo del 4,5% nel primo trimestre del 2020. Certo, colpa dell’emergenza sanitaria da Coronavirus: ma nello stesso periodo la flessione dell’occupazione in Italia è stata dell’1,3%. Un terzo.

Sono i dati sull’occupazione diffusi dal professor Aldo Ronci che restituiscono un quadro definito allarmante.

Agricoltura, industria e servizi i settori maggiormente colpiti dal calo dell’occupazione. Vistosa la flessione in agricoltura (-43,7%) pari al quintuplo di quella nazionale, alta anche quella nell’industria (-8,7%) pari a 22 volte quella italiana e nei servizi (-5%) pari a 10 volte quella nazionale. Consistente invece l’incremento nel commercio (+8,99%) in controtendenza con l’andamento nazionale (-2,6%) . Aumentano gli autonomi: ma fra loro sono moltissimi coloro che hanno rapporti precari di lavoro.

Occupazione in Abruzzo: lo studio del professor Ronci

Nel I trimestre 2020 l’occupazione in Abruzzo, risentendo anche delle perturbazioni indotte dall’emergenza sanitaria, mostra un andamento quanto meno allarmante: infatti subisce una consistente flessione di 22.000 unità derivante da un decremento percentuale del 4,5% pari a più del triplo di quello nazionale che è stato dell1,3%.
La flessione si è concentrata in tre settori economici: l’agricoltura (-10.000), l’industria (-10.000) che ha registrato un decremento dell’8,7% pari a 22 volte quello italiano (-0,4%) e i servizi (-11.000) che hanno annotato una diminuzione del 5% pari a 10 volte quella nazionale (-0,5%).

Il risultato sarebbe stato ancora peggiore se i decrementi degli occupati dipendenti non fossero stati in parte compensati da un consistente incremento degli occupati indipendenti detti anche autonomi (+16.000).

Ma, purtroppo, tale crescita non è affatto rassicurante poiché tra gli occupati indipendenti si trovano, tra l’altro, una serie di rapporti precari come le collaborazioni temporanee, le prestazioni occasionali, le co.co.co e le partita IVA che mascherano spesso rapporti di lavoro subordinato e, come afferma la stessa Istat, anche forme di lavoro irregolare.

Per i disoccupati si registra una riduzione di 17.000 unità ma tale decremento è vanificato da un incremento di inattivi di ben 38.000 unità tra i quali annotiamo una folta schiera di coloro i quali hanno perso le speranze e non cercano più lavoro.

Se a questo quadro inquietante dell’occupazione aggiungiamo i risultati dell’export, che sono stati anch’essi negativi, non si può fare a meno di notare che il sistema produttivo abruzzese si trova in crisi.

A livello Istituzionale, per sostenere e rilanciare lintero sistema economico regionale, si devono fare due scelte programmatiche prioritarie: infrastrutture e competitività.

Se si tiene conto che, nel mondo produttivo regionale, le micro imprese rappresentano il 96% del totale delle imprese e impiegano il 55% degli occupati, per incrementare, stimolare e incentivare la competitività non basta mettere a disposizione fondi, che sono comunque indispensabili e importanti, ma si deve anche mettere in atto iniziative e creare servizi capaci entrambi di sollecitare e attivare progetti di innovazioni. Questo perché le micro imprese, pur presentando una spiccata capacità di adattamento sia alle condizioni economiche generali che a quelle settoriali, hanno, per problemi strutturali, una scarsa propensione all’innovazione.

Occupazione, il Covid come uno tsunami nello scenario abruzzese

Covid come tsunami nell’economia abruzzese: così l’economista Piero Carducci sulle pagine de Il Capoluogo pochi giorni fa.

“Le cose potrebbero andare peggio ma non meglio: sviluppi peggiorativi potrebbero derivare dal protrarsi dell’epidemia”

sottolinea l’economista

Nel 2019 l’economia abruzzese era già in fase di rallentamento dopo il picco ciclico toccato nel 2018, quando si era registrato un incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL) del 3,2% rispetto all’anno precedente e l’Abruzzo aveva espresso l’1,9% del PIL italiano.

Un rallentamento dovuto, in parte, al cedimento di competitività della piccola impresa regionale e, soprattutto, alle conseguenze della guerra commerciale tra USA e Cina, che aveva frenato l’export ed il ciclo degli investimenti esteri.

Il dilagare del Covid e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal Governo hanno quindi determinato conseguenze rilevanti su un sistema economico già in evidente stagnazione.

Covid, uno tsunami per l’economia abruzzese

Occupazione Abruzzo: crollano le iscrizioni di impresa nell’aquilano e nel chietino

A lanciare l’allarme anche Confartigianato Chieti L’Aquila. Crollano, nelle province di Chieti e dell’Aquila e in tutto l’Abruzzo, nei mesi dell’emergenza coronavirus, le iscrizioni di impresa. Nel Chietino e nell’Aquilano la flessione è stata rispettivamente di 228 e 169 unità. A livello regionale la variazione è di meno 941 iscrizioni, pari al -39,3%. E’ quanto emerge da un’elaborazione del centro studi di Confartigianato Chieti L’Aquila.

Aprile il mese più difficile

Nel 2019 le iscrizioni erano state 667 (164 Chieti, 132 L’Aquila, 189 Pescara, 182 Teramo), nel 2020 sono state 233 (63 Chieti, 54 L’Aquila, 56 Pescara, 60 Teramo) con una variazione negativa del -65,1%. Nel periodo marzo-maggio, la flessione è stata del -36,2% in provincia di Chieti e del -36% in provincia dell’Aquila, territori in cui il grado di diffusione del Covid-19 è considerato “basso”, del -43% nel Pescarese e del -41% nel Teramano, province in cui il grado di diffusione del Covid-19 è “medio”. I dati sulla variazione delle iscrizioni di impresa collocano l’Abruzzo al quindicesimo posto della classifica nazionale.

In attesa dei dati sulle esportazioni relative al secondo trimestre dell’anno, periodo caratterizzato dall’emergenza coronavirus, quelli del primo trimestre descrivono una variazione negativa del -5,3%. Il valore complessivo dell’export è stato di 2.033 milioni di euro. Per quanto riguarda le nove divisioni ad alta concentrazione di micro e piccole imprese (Mpi), il valore è stato di 324,4 milioni di euro, con una flessione rispetto al primo trimestre 2019 del 10,7%. A livello territoriale, nel Chietino si registra una variazione del -11,1% (+3,5% se si considerano solo le divisioni ad alta concentrazione di Mpi), nell’Aquilano del +68,2% (+11,5%), nel Pescarese del +0,6% (-14,7%) e nel Teramano del -13,9% (-21,4%).

Ci aspettano mesi durissimi – commenta il direttore generale di Confartigianato Chieti L’Aquila, Daniele Giangiulli.

 Da settembre ripartiranno gli adempimenti fiscali e tutti i pagamenti sospesi nel periodo dell’emergenza. Dobbiamo quindi farci trovare pronti per sostenere l’economia. Le istituzioni devono prestare la massima attenzione alla ripresa, mettendo in campo ogni strumento possibile, affinché non ci sia un ulteriore tracollo. Anche in sede di Comitato tecnico scientifico della Regione Abruzzo stiamo valutando proposte da suggerire, ad esempio in materia di accesso al credito, sostegno alle partite Iva e mantenimento dei livelli occupazionali. Auspichiamo che tali proposte vengano accolte con rapidità