Le nuove stanze della poesia, Angelo Semeraro

Angelo Semeraro, il ritratto dell'archeologo e letterato abruzzese, per l'appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia, a cura di Valter Marcone.

Il ritratto di Angelo Semeraro per la rubrica Le nuove stanze della poesia, a cura di Valter Marcone.

Ho conosciuto Angelo Semeraro nel 1970 a Sulmona quando giovanissimo partecipavo alle attività dell’Associazione “ Sole Italico “ animate da Cesare Occhiolini, Renato Tuteri, Dante Pace, ed altri appassionati di archeologia e di storia de territorio peligno. Semeraro era ospite negli incontri dell’associazione dove portava la sua grande cultura, la sua passione intellettuale, il suo mondo di studi e di incontri di tutta una vita.

Da quegli anni non ho più rivisto quell’uomo distinto nel portamento, affabile gentile e dotto. Mi aveva affascinato tra i suoi contributi una lunga riflessione sulla poesia e sulla poesia dialettale in particolare che ho conservato per anni nella mente.

A distanza di tutto questo tempo, nel proporre ai lettori de Il Capoluogo profili di poeti anche dialettali ho cercato qualche composizione di Semeraro ma non ne ho trovato.

O meglio non sono riuscito a trovarne sul web e a causa della difficoltà negli spostamenti e le limitazioni del particolare periodo che stiamo attraversando non ho potuto consultare il catalogo della Biblioteca Provinciale “S. Tommasi “ che risulta sempre decisivo per ogni ricerca. Non di meno , chiedendo scusa ai lettori per via della mancanza di composizioni in questo profilo, ho voluto lo stesso richiamare l’attenzione su questa figura che tanto ha dato alla cultura del territorio aquilano come dimostrano le note biobibliografiche di Liliana Biondi e il programma di un convegno di studi sulla sua persona a venti anni dalla sua scomparsa

Scrive Liliana Biondi: “Una lunga vita, quella di Angelo Semeraro, che attraversa l’intero Novecento (nasce il 24 giugno 1906, si spegne il 2 settembre 1992).

Due guerre mondiali, il capitalismo e il potere dei sindacati, il Concilio Vaticano II che rivoluziona la Chiesa, l’abbandono delle campagne a favore delle fabbriche, la contestazione giovanile, il terrorismo; e tra i diritti acquisiti: scuola dell’obbligo, università di massa, divorzio, aborto. Questi, per sommi capi, gli esiti sociali più evidenti in Italia, che Semeraro certo non disconosceva. Ma egli era uomo di fede profonda, buon conoscitore delle Sacre Scritture e di opere agiografiche, attento lettore dei classici letterari, scrupoloso studioso della storia, appassionato archeologo, accorto viaggiatore, vigile osservatore, versificatore fecondo, fecondissimo”.

Un percorso poetico-letterario, il suo, sessantennale, in lingua e in dialetto, ma unitario e coeso nei motivi tematici, che si racchiude, per l’edito, in 32 testi di varia estensione.

“Poeta dalla vena facile” lo definisce Lina Laganà in Guazzabuglio di una notte di mezzo agosto (1976). Verissimo, se si pensa che la sua prima poesia risale all’ottobre del 1915, quando a 9 anni e allo scoppio della I guerra mondiale scrisse, con stupore e lodi della sua maestra: “Oh Signore che sei tanto potente / i nostri cuori copri col tuo manto, / e fa che siam vincitori del guanto / che il barbaro nemico ci dié». Versi che hanno in nuce sferza e mitezza, fede, preghiera, speranza, umanità, senso della giustizia: le impronte del poeta futuro che si sente essere anche educatore. L’iter poetico di Semeraro si apre ufficialmente nel 1929 con Voli nel turbine, un titolo antitetico (con il volo che è ampio e regolato, e il turbine che comprende in sé la vorticosità), che evoca immagini dantesche o futuristiche o allusive del clima politico; nella silloge, invece, si respira un tono sentimentale e crepuscolare: il poeta ventitreenne si sente infatti nomade oscuro d’una vita oscura / d’una esistenza sempre più pesante /e vado e piango e spero /nomade errante di un desio errante“.

I desideri sono quelli d’amore, e tutta la raccolta traspira amore per Fiorella, Wanda, Lidia, Menica, Vincenza.

Scrive Goffredo Palmerini nel 2012 su Assergi racconta :”Si è conclusa con successo la Giornata di Studi tenutasi a Paganica, popolosa frazione dell’Aquila, nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2012, per ricordare a 20 anni dalla scomparsa Angelo Semeraro (Sulmona, 1906 – L’Aquila, 1992), letterato e archeologo”.

L’iniziativa, sotto l’egida della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo e della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, ha visto la partecipazione ai lavori di studiosi e autorità, oltre che di un pubblico attento e partecipe. Dopo il saluto portato al convegno dal vice Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo, Giorgio De Matteis, e dall’assessore alla Cultura del Comune dell’Aquila, Stefania Pezzopane, alle ore 10 sono iniziati i lavori, coordinati da Walter Capezzali, presidente della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, con le relazioni di Raffaele Alloggia (studioso di storia locale), Walter Capezzali (giornalista e scrittore), Liliana Biondi (Università dell’Aquila), Franco Villani (autore e regista teatrale) e Goffredo Palmerini (scrittore), che hanno tratteggiato Angelo Semeraro sotto l’aspetto letterario, sociale e umano.

Nel pomeriggio i lavori, coordinati dall’archeologo Vincenzo D’Ercole (Ministero Beni Culturali), hanno riguardato la figura di Angelo Semeraro “archeologo”, in riferimento alla collezione di reperti preistorici e protostorici che egli ha donato alla comunità paganichese e che presto dovrebbero essere allestiti a museo nel Palazzo Ducale di Paganica.

Il contesto territoriale, dal punto di vista archeologico, e la collezione Semeraro sono stati oggetto delle qualificate relazioni di Silvano Agostini e Maria Adelaide Rossi (Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo), Massimo Pennacchioni (Università di Roma Tre), Vincenzo D’Ercole (Direzione Generale per le Antichità Mibac) e M. Georgia Di Antonio (Università di Chieti-Pescara), Andrea Simeoni e Eugenia Cesare (Università di Roma Tre), Alberta Martellone (Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei), Veronica Quintili (Università di Chieti-Pescara), Serafina Pennestri (Direzione Generale per le Antichità Mibac), Fabio Redi (Univesrità dell’Aquila).”

Una figura di intellettuale e di studioso veramente affascinante che nel novero di queste presentazioni porta un valore aggiunto perché a persone come Angelo Semeraro o, per fare un altro nome di cui ho in animo di ricordare la figura e l’opera Ernesto Giammarco, molto deve la storia culturale della nostra regione .