Il Post Covid spacca l’Italia, via le certezze anche ai dipendenti pubblici

Dipendenti pubblici e dipendenti privati, l’Italia spaccata in due nel post Covid. Il mondo dei privilegi contro il precariato. Da dove far ripartire l’Italia.

Post Covid, l’Italia si spacca in due nell’enorme crisi economica che ha investito lo stivale e che sta mietendo più vittime della stessa pandemia.

Da un lato i dipendenti pubblici delle tantissime aziende statali (Enti pubblici, amministrazioni di ogni livello, aziende regionali e municipalizzate), dall’altro dipendenti di aziende private ed imprenditori.
I due mondi stanno mettendo in luce il divario incolmabile, oggi più di sempre, tra la precarietà del mondo privato e l’ineguagliabile blindatura del mondo pubblico.

C’è un esercito di italiani che, con dignità e spirito di iniziativa, sta cercando di capire come risalire sull’onda dello tsunami che ci ha investito, per cercare di surfare invece che annegare!
Mentre l’altra metà fa i conti con la nuova organizzazione sociale dello Smart working e della didattica a distanza, aspettando che arrivi il 27 di ogni mese.
L’Italia dell’impasse politica, che mentre conta le serrande rimaste chiuse, i disoccupati e i piccoli imprenditori che hanno buttato la spugna dopo la quarantena, si consente di lasciarsi distrarre dai buffet gluten free di Villa Pamphili.

Sospendere gli stipendi a tutti i dipendenti pubblici

Durante la quarantena da Covid si sarebbero dovuti bloccare tutti gli stipendi a tutti i cittadini: tanto alle partite iva, quanto ai dipendenti pubblici.
Mettendo tutti gli italiani nelle stesse condizioni: tutti in attesa della cassa integrazione.

I primi giorni di marzo hanno rappresentato per molte partite iva la fine della propria attività; la fine del sonno ristoratore; la fine degli sforzi e dei sogni di una vita.

L’Italia a due velocità, quella dei dipendenti pubblici e quella delle partite iva, avrebbe dovuto sospendere tutti gli stipendi a tutti i dipendenti pubblici affinché TUTTI FOSSERO ALLINEATI.

Affinché tutti gli italiani sapessero cos’abbia significato vivere per tre mesi senza i soldi dell’affitto, delle bollette o, peggio, della spesa.
Affinché tutti gli italiani sapessero sulla propria pelle quale fosse la potenza di fuoco dei bazooka, l’efficacia delle task force e degli Stati generali, mentre tutte le spese sono state sospese, ma il consulente del lavoro ti chiama per pagare i contributi del mese di marzo, aprile e maggio (immutati come prima del Covid!) e il commercialista ti rincorre per pagare l’IVA del primo trimestre che andava versata entro il 16 aprile.
L’IVA del primo trimestre?
I contributi?
Ma non era tutto sospeso?
L’affitto non c’è stato verso… pagato!
Le bollette? Pagate altrimenti ci staccano tutto!
Allora?