Covid, uno tsunami per l’economia abruzzese

Covid, uno tsunami per l'economia abruzzese. "Le cose potrebbero andare peggio ma non meglio: sviluppi peggiorativi potrebbero derivare dal protrarsi dell'epidemia".

“Lo tsunami Covid si abbatte sull’economia abruzzese”, di Piero Carducci, economista.

Nel 2019 l’economia abruzzese era già in fase di rallentamento dopo il picco ciclico toccato nel 2018, quando si era registrato un incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL) del 3,2% rispetto all’anno precedente e l’Abruzzo aveva espresso l’1,9% del PIL italiano.

Un rallentamento dovuto, in parte, al cedimento di competitività della piccola impresa regionale e, soprattutto, alle conseguenze della guerra commerciale tra USA e Cina, che aveva frenato l’export ed il ciclo degli investimenti esteri.

Il dilagare del Covid e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal Governo hanno quindi determinato conseguenze rilevanti su un sistema economico già in evidente stagnazione.

La somma dei due effetti, stagnazione + epidemia, ha avuto conseguenze importanti e sistemiche: sulle scelte e possibilità di produzione, sugli investimenti, sui consumi delle famiglie e sul mercato del lavoro.

Inoltre, la rapida diffusione dell’epidemia Covid a livello globale ha drasticamente ridotto i volumi di commercio internazionale e quindi la domanda estera rivolta al nostro apparato produttivo, fortemente orientato all’export.

Fatte queste doverose premesse è possibile stimare l’impatto della pandemia sull’economia abruzzese, con riferimento all’anno in corso, mentre non riteniamo opportuno estendere le ipotesi all’anno prossimo.

E’ probabile che nel 2021 registreremo un recupero, ma è impossibile fare una proiezione, in quanto le stime risentirebbero della essenziale incertezza legata all’eventualità di una “seconda ondata”, sul cui impatto non sarebbe credibile fare ipotesi sensate.

Applicando all’Abruzzo un modello econometrico standard di tipo multisettoriale, possiamo quindi valutare le conseguenze della crisi sanitaria sulla nostra economia:

1)Il Pil abruzzese scenderà dell’8,6% rispetto al già modesto risultato del 2019. Il PIL 2020 dovrebbe quindi registrare una caduta vertiginosa: meno 2,9 miliardi € rispetto al 2019;
2)Il crollo del PIL, non vi è altro termine per definirlo, è dovuto alla forte riduzione dell’export, a causa del picco negativo della domanda, alla caduta dei flussi turistici soprattutto internazionali, al netto cedimento della domanda interna, a causa della sospensione di interi settori di attività, ed alle ripercussioni sui redditi delle famiglie e sull’occupazione. L’incertezza porterà a persistenti e duraturi comportamenti di prudenza delle famiglie e delle imprese, sia sul lato dei consumi che degli investimenti, con ciò rallentando ulteriormente il ritorno dell’attività produttiva verso i livelli pre-virus;
3)Il numero di occupati si ridurrà del 4,5% nel 2020, molto meno della caduta dei livelli produttivi grazie al massiccio ricorso alla Cassa integrazione guadagni che, ovviamente, non potrà durare a lungo;
4)Soprattutto l’incertezza sul lato della ripresa dei livelli occupazionali porterà le famiglie a tesaurizzare e non spendere, in maniera più che proporzionale alla contrazione del reddito disponibile;
5)La riduzione dei consumi nel 2020 sarà pari all’8,5%. La caduta dei consumi riguarderà tutti i settori, meno che alimentari e salute che saranno in controtendenza;
6)Gli investimenti scenderanno del 12,2%, logica conseguenza della contrazione dei livelli di attività, ma anche gli investimenti pubblici scenderanno a causa della inelasticità della risposta della PA alla crisi pandemica (la burocrazia non migliora, anzi…);
7)Drammatico l’effetto della crisi sulle esportazioni, già in flessione nel 2019. L’export si ridurrà del 15,5%, riflettendo il crollo della domanda estera. Saranno colpite soprattutto le filiere dell’automotive, dell’abbigliamento e del mobile, mentre andranno in controtendenza con risultati positivi agroalimentare e farmaceutica. Le buone performance di questi settori non saranno però sufficienti a compensare il crollo degli altri comparti.

Questo è lo scenario probabile, semplicemente drammatico. Le cose potrebbero andare peggio ma non meglio: sviluppi peggiorativi potrebbero derivare dal protrarsi dell’epidemia, con ripercussioni sulla fiducia, sulle decisioni di spesa dei cittadini, di investimento delle imprese…

L’export potrebbe avere cali più consistenti con strozzature nelle catene globali del valore, e pure potrebbero deteriorarsi le condizioni geopolitiche e finanziarie globali.

Si tratta ora di mettere in campo una forte risposta di politica economica, coordinata tra i diversi livelli istituzionali. Questo sarà il tema decisivo delle prossime settimane.

A fronte della peggiore crisi del dopoguerra nessuno pensi di potercela fare da solo: istituzioni, imprese, sindacati, politica, forze vitali e società civile devono saper costruire insieme e subito un’alleanza ed una convincente proposta per fare dell’Abruzzo pioniere ed esempio della ripartenza civile ed economica…e sottolineo convincente proposta”.