Alto Aterno: Cabbia di Montereale tra tradizioni e legami

Cabbia di Montereale:la vera ricchezza è la sua gente, semplice e tenace, che sebbene trasferita altrove ha un forte legame con il territorio.

Alto Aterno: Cabbia di Montereale tra tradizioni e attaccamento al paese.

Il paese della tua infanzia fa parte di te non ti abbandona e per quanto puoi avere ricordi, più o meno belli, di quei tempi indubbiamente critici per alcuni aspetti, è dentro di te e ti accompagna nel corso della vita.

Sono le nostre radici – che come quelle di una pianta, gli permettono di sviluppare le tante funzioni biologiche dalla crescita alla fruttificazione – ben ancorate ai grandi sentimenti di appartenenza sostegno reciproco, condivisione della nostra  “grande famiglia Cabbiese”.

Esse vanno alimentate quotidianamente con sentimenti di gentilezza, accoglienza, confronto per renderle ben salde e fortemente ancorate alla nostra Comunità di montagna. Del resto è a tutti noto che senza passato , non esiste memoria e non può esserci futuro.

Esistono tanti cabbiesi, senza ovviamente fare nomi, legati – quanto e più dello scrivente – in modo indissolubile al paese con le proprie tradizioni, la sua storia, la cultura sempre in prima linea in difesa dell’amato borgo montano che ci ha dato i natali.

Noi non ci rassegniamo alla fredda realtà attuale, fatta di spopolamento e solitudine, ma ci impegniamo a curare il paese, ed i suoi più incantevoli luoghi di ritrovo per renderlo vivo nelle tante festose circostanze non rinunciando ad una non dico rinascita, poiché sarebbe azzardato non essendoci opportunità di lavoro, ma una più semplice ripresa.

Al momento questo è un obiettivo arduo, essendo fortemente condizionati dalla terribile pandemia Covid 19 che ha praticamente bloccato ogni forma di assembramento, ma contiamo di riprendere quanto prima.

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Intanto nel silenzio di uno di questi pomeriggi della “primavera cabbiese” ho trovato il modo di tagliare l’erba nell’aiola retrostante il Monumento ai Caduti, potare le rose e ripulirlo nel suo complesso.

Sono tanti coloro che ci esortano a non mollare ed andare avanti, a costoro rispondiamo che l’unione fa la forza e chiediamo un minimo di collaborazione e partecipazione alle varie fasi operative per quanto di loro possibilità e competenza.

Per salvaguardare e preservare quell’angolo di paradiso che amiamo di più poiché ci siamo nati e vissuti. Insomma è la nostra vera identità.

Parlo di Cabbia di Montereale, uno dei paesini più spettacolari e remoti dell’Alto Aterno al confine tra l’Abruzzo aquilano ed il Lazio reatino.

La vera ricchezza è la sua gente, semplice e tenace, che sebbene trasferita altrove ha un forte legame con il territorio.

Originariamente eravamo contadini, allevatori poi con l’avvento del boom economico,degli anni 60, si abbandonarono le attività agresti e ci si impiegò nell’edilizia facendo i mestieri più umili: dai semplici manovali a muratori, carpentieri. Intanto i ragzzi continuarono gli studi ed oggi occupano dei posti di prestigio.

Sia in aziende private che nel pubblico impiego. Le tradizioni popolari l’attaccamento ai propri Santi venerati, per secoli, nel corso dell’anno sono parte integrante di noi stessi e ci accompagnano quotidianamente.

Per rimanere in tema strettamente religioso mi piace ricordare che lo scorso anno, il 18 agosto, su richiesta di alcuni ragazzi cabbiesi avviati ai lidi del sapere in seminario, dall’allora arciprete di Cabbia, Don Andrea Duratini, gli intitolammo la piazza centrale di Cabbia quale riconoscimento per l’impegno profuso al bene del paese.

La toccante cerimonia si tenne alla presenza del Sindaco di Montereale, Massimiliano Giorgi, del Cardinale Giuseppe Petrocci ed altre autorità civili e militari.

Ieri era la ricorrenza di S. Antonio da Padova, che avremmo festeggiato domenica per permettere una maggiore partecipazione, ma ci siamo dovuti limitare solo alla funzione religiosa, trasmessa via web che ha raggiunte tutte le nostre case.

Colgo l’occasione di questa festa e di questo articolo per invitare tutti i compesani che torneranno ad osservare scrupolosamente le regole per combattere la terribile infezione quali i DPI ( Dispositivi di Protezione Individuali) ed il distanziamento sociale.

Fermo restando che a Cabbia ognuno è libero di pensare, agire e rapportarsi agli altri come meglio crede. Ma la salute è un bene primario e va tutelata, attraverso i singoli comportamenti, da tutti.