Emergenza Poesia, parole in ostaggio

“Per fare una poesia dadaista”, di Tristan Tzara, è lo spunto per la rubrica Poesia in Emergenza curata da Alessandra Prospero

Emergenza Poesia, parole in ostaggio

Prendete un giornale.
Prendete un paio di forbici.
Scegliete nel giornale un articolo che abbia lunghezza
che voi desiderate dare alla vostra poesia.
Ritagliate l’articolo.
Tagliate ancora con cura ogni parola che forma tale articolo
E mettete tutte le parole in un sacchetto.
Agitate dolcemente.
Tirate fuori le parole una dopo l’altra, disponendole nel-
l’ordine con cui le estrarrete.
Copiatele coscienziosamente.
La poesia vi rassomiglierà.
Ed eccovi diventato uno scrittore infinitamente originale e
fornito di una sensibilità incantevole, benché, s’intende, in-
compresa dalla gente volgare.

“Per fare una poesia dadaista”, Tristan Tzara

Il manierismo, inteso in senso lato, sembra ammantare ormai ogni manifestazione artistica. Sentieri ampiamente battuti e concetti sempre più svuotati di senso sono i fenomeni parassitari della nostra epoca, ma anche di altre che ci hanno preceduto. Come quella di Tristan Tzara (pseudonimo di Samuel Rosenstock, Moinesti 1896 – Parigi 1963) artista e intellettuale nato in Romania da famiglia ebraica. Tzara è il messia del Dada (Dadaismo), il detonatore del sabotaggio del canone estetico e artistico che fa esplodere la capitale francese. Tzara disintegra il linguaggio, mina la sintassi e sbriciola il lessico in nome di un grido di rivolta. Dada dichiara guerra alle parole, soprattutto alle vuote esternazioni di “scrittori infinitamente originali, forniti di una sensibilità incantevole” ma “incompresa dalla gente volgare”. “Per fare una poesia dadaista” è un testo provocatorio, nichilista e radicale, ma liberamente riadattabile all’uopo, sempre utile e attuale. Impareggiabile l’incipit in cui compaiono quei ritagli di giornale con cui numerosi autori tengono in ostaggio la creatività del logos in nome di sempre più scontate strategie e tradizioni culturali.