Tasse, l’impotenza di fuoco: giugno nero dopo il lockdown

Dopo il lockdown tornano le tasse. La "potenza di fuoco" annunciata dal Governo uccide le Aziende. Contributi e Iva, l’incubo dell’F24.

Dopo il lockdown tornano le tasse. La “potenza di fuoco” annunciata dal Governo uccide le Aziende. Contributi e Iva, l’incubo dell’F24.

Giugno nero per aziende e contribuenti. Con la fine del lockdown si esaurisce la “potenza di fuoco” annunciata dal Governo, che poco si è vista anche durante l’emergenza, e tornano “di prepotenza” le tasse. Tra incentivi a singhiozzo, cassa integrazione in ritardo, una tantum impalpabili e sostegni insufficienti, aziende e cittadini hanno superato con difficoltà il periodo di lockdown, ma il peggio deve ancora arrivare.

Dopo il lockdown, infatti, i contribuenti dovranno fare i conti non solo con i versamenti di marzo, aprile e maggio spostati a giugno, ma anche con una serie di imposte, mai sospese, in attesa di essere pagate. La fine del lockdown per molti è significato tornare alla “normalità”, ma senza clienti e senza incassi. Dunque una normalità che però – in una situazione del genere – significherà solo che si tornerà a pagare “normalmente”, ma con tutti i problemi sorti a seguito della pandemia. Pagare come prima, quando niente è rimasto come prima, a cominciare dalla liquidità.

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Tasse, cosa ci aspetta a giugno.

Come spiegano i professionisti che hanno contatto la nostra redazione, “nel mese di aprile le aziende avrebbero dovuto pagare l’IVA del primo trimestre, cioè il 22% degli unici incassi del 2020. Sono pochissime le aziende piccole e medie che hanno potuto versare e questo esborso ha rappresentato una privazione di liquidità deleteria, per le poche aziende che hanno potuto permettersela. Le altre ora si trovano nella condizione di conteggiare i debiti che si sommano giorno dopo giorno, in business plan ormai saltato! Gli affitti arretrati (che non sono stati sospesi dai locatari!) e le bollette, che hanno continuato ad affollare le buche delle poste, hanno svuotato già abbondantemente le casse degli imprenditori italiani. Poi nel mese di giugno i contribuenti, che hanno dimostrato la perdita del fatturato a causa del Covid, saranno chiamati a versare tutte le imposte e i tributi relativi al mese di marzo, aprile e maggio”.

“Una follia! – il grido unanime degli imprenditori delle piccole e medie aziende italiane – Dal 1 marzo le aziende di ogni settore hanno visto crollare a zero le entrate, pochissime hanno potuto continuare a lavorare e ad incassare. La stragrande maggioranza delle piccole e medie aziende stanno cercando la liquidità necessaria per adeguare le loro attività alle nuove normative ed ai nuovi oneri connessi alla riapertura. I versamenti sospesi a causa della pandemia, dunque, non possono essere richiesti una volta terminato il periodo di quarantena. Il Governo deve riconoscere l’anno bianco a tutte le partite iva che hanno risentito di questo enorme disastro economico. Il Governo sembra sordo al grido di aiuto che arriva da tutte le aziende coinvolte e continua imperterrito verso un piano di ripresa graduale delle attività, il che vuol dire che le aziende – una volta riaperte – dovranno rispettare tutti gli impegni fiscali”.

Tra le tasse rinviate a giugno rientrano: le ritenute e i contributi Iva di marzo e aprile, i contributi e le ritenute Iva relative al mese di maggio, gli avvisi di addebito degli enti previdenziali, cartelle e accertamenti e tutti gli atti impositivi sospesi per lockdown, i versamenti sospesi nel mese di marzo che hanno interessato le piccole e medie imprese operanti nelle zone rosse più colpite dal Coronavirus e che non rientrano nei criteri di blocco fissati dal decreto liquidità, le rate di rottamazione ter e saldo e stralcio scadute il 28 febbraio ed il 31 marzo (le rate posticipate, salvo diversa comunicazione, si andranno a sovrapporre a quelle già fissare).

All’elenco appena fatto dei versamenti posticipati a giugno, si vanno ad aggiungere poi le imposte già presenti sul calendario fiscale, dall’Imu a Irpef, Ires e Irap relative all’anno di imposta 2019. I versamenti di tali imposte, salvo disposizioni differenti, rimangono infatti fissati al mese di giugno.

Insomma, si torna a pagare “come se nulla fosse successo”, come se aziende e cittadini in questi tre mesi non fossero andati in sofferenza, soprattutto economica.