Dentisti nell’emergenza Coronavirus: “Noi lasciati senza tutele”

I dentisti nell'emergenza Coronavirus, tra difficoltà di reperimento dei DPI e scarso sostegno economico.

L’AQUILA – Dentisti tra lockdown e la ripartenza difficile. Le difficoltà del settore e i nuovi protocolli.

Tra le categorie colpite dalla crisi del Coronavirus, quella dei dentisti, per stessa mission particolarmente esposta a rischi di contagio. La categoria si è mossa tra mille difficoltà durante il lockdown. Problemi di natura operativa ed economica.

“Per deontologia – spiega a IlCapoluogo.it la dottoressa Francesca Russo – siamo stati costretti a non lavorare, per evitare la diffusione del virus. Siamo stati però invitati a fornire un servizio di urgenza, con tutti i problemi di reperimento dei DPI che sono sorti in quel momento. Abbiamo operato al meglio, secondo i dispositivi disponibili, ma siamo stati esposti a un rischio”. D’altra parte la questione DPI non sembra essersi ancora risolta: “Adesso si trovano più facilmente, ma a prezzi maggiorati e con tempi di consegna molto lunghi. Anche le quantità sono limitate”. Tra le emergenze nell’emergenza, torna quindi la questione dell’aumento dei prezzi che – pur nei limiti consentiti dalle leggi – ha influito notevolmente nella gestione del lavoro.

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Dentisti e Coronavirus, poco sostegno economico.

“Se non fosse stato per l’Enpam, il nostro ente di previdenza – spiega la dottoressa Russo – davvero saremmo rimasti soli. La struttura di previdenza ha anche anticipato quello che si prevedeva sarebbe arrivato dallo Stato, ma in forma vincolata a fasce reddito. Si poteva fare richiesta di sussidi per 1 trimestre, se si dimostrava un calo reddito di più del 33%. In quel caso venivano erogati mille euro dall’Enpam, tassati. Dall’altra parte c’era l’una tantum di 600 euro dello Stato, vincolata in altri modi, ma difficili da ottenere per gli odontoiatri”.

Anche a livello regionale le cose non sono andate meglio: “La LR 9 del 2020 ha dato finanziamenti a fondo perduto ad aziende e professionisti, ma favorendo chi si trova in regime forfettario. A noi in regime di tassazione analitica non è arrivato nulla. Ma l’aspetto economico è relativo, più o meno tutte le categorie hanno avuto sussidi non adeguati alla crisi, però c’è stata una gestione delle risorse poco rispondente alle necessità”.

Dal dentista dopo il lockdown.

Adesso l’attività lavorativa è ricominciata anche per i dentisti, naturalmente attraverso protocolli per contenere la diffusione del virus: “Chi già faceva buona odontoiatria – spiega la dottoressa Russo – non ha dovuto affrontare grossi cambiamenti. Per quanto riguarda le regole di disinfezione, sterilizzazione, l’uso della diga di gomma e tutta una serie di precauzioni, chi lavorava bene già aveva attuato la maggior parte delle misure richieste. Personalmente sono stata molto serena nella ripartenza, ho dovuto adeguare solo pochi aspetti, soprattutto legati ai gel igienizzanti e ai copriscarpe per i pazienti. Il resto rientrava nella buona prassi che già seguivo”. Tra le misure previste dai protocolli, l’utilizzo di cuffie, camici monouso, visiere, disinfezione dei pavimenti, aerazione delle sale: “È aumentata la mole del lavoro, ma si tratta di procedimenti noti”.

Per quanto riguarda l’accoglienza dei pazienti, si parte con un triage telefonico per l’accertamento di eventuali rischi di contagio. Il triage viene riconfermato in presenza, con la firma di una autocertificazione che escluda rischi di essere contagiati. A quel punto, con le accortezze previste dal protocollo, si procede con le operazioni previste, iniziando con sciacqui per la disinfezione orale e l’utilizzo di presidi che comunque già venivano utilizzati in precedenza per evitare altri tipi di infezione.