L’Aquila, il gioco dell’oca sul Ponte Belvedere

Quattro assessori e 11 anni possono bastare. Il lungo gioco dell'oca sul Ponte Belvedere. L'intervista all'avvocato Gianluca Museo.

L’AQUILA – Tante idee che continuano a cambiare sul futuro del Ponte Belvedere. Intanto è tutto fermo al 2009.

Ricostruzione, anzi no, ristrutturazione, anzi no, sostituzione della sola campata centrale, anzi no, abbattimento e ricostruzione. Sembra un “gioco dell’oca” la vicenda del Ponte Belvedere, fermo a quel terribile 6 aprile 2009, mentre intorno continuano a “girare” progetti che però non vedono mai la luce. Una lunga attesa, incomprensibile per i tanti cittadini che hanno a cuore la situazione, a giudicare anche dalla domenica trascorsa da molti aquilani a ripulire il ponte dalle erbacce e dagli arbusti di 11 anni di abbandono.
Una iniziativa scaturita dall’energia e l’intraprendenza di tanti residenti, nei pressi del Ponte, che da troppo tempo assistono inermi ai giochi della politica.

“È stata un’idea nata per caso con l’amico Sandro Zecca – ha raccontato l’avvocato Gianluca Museo a IlCapoluogo.it -, dopo che sono passate su L’Aquila le Frecce Tricolori e in molti hanno assistito al passaggio proprio dal Ponte Belvedere, che però si presentava in pessime condizioni, tra erbacce e cocci di bottiglia. Abbiamo ritenuto inconcepibile che uno dei simboli di una città che si candida ad essere capitale della Cultura fosse ridotto in quel modo, a 11 anni dal terremoto. Così ci siamo dati appuntamento in tre per ripulire il tratto del cavalcavia, ma poi diversi condomini hanno apprezzato l’iniziativa e si sono uniti a noi. A giudicare poi dalle reazioni a un semplice post su Facebook è risultato chiaro che la questione sta a cuore a molti”.

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Una questione che però preoccupa per le lungaggini: “L’allora assessore Pietro Di Stefano, con la Giunta di centrosinistra, – ricorda l’avvocato Museo – aveva deciso di procedere per realizzare un ponte nuovo, poi nel 2016 l’assessore Capri dichiarò che erano stati stanziati soldi per recuperare lo stesso ponte con opere di consolidamento, secondo la perizia del professor Galeota dell’Università dell’Aquila. Nel 2018 cambia amministrazione comunale e l’ex assessore Liris che dice di sostituire soltanto la campata centrale“. Ultima tappa, in ordine di tempo, di questo gioco dell’oca tutto aquilano, quella che vede protagonista il vice sindaco Raffaele Daniele con il suo percorso di ascolto che ha portato invece sulla strada dell’abbattimento e ricostruzione, secondo uno dei due progetti a disposizione dell’amministrazione comunale. Progetti complessi, che evidentemente di complesso hanno anche l’iter amministrativo che preoccupa lo stesso avvocato Museo: “Siamo partiti dopo il terremoto del 2009 e arriviamo al 2020, abbiamo tenuto chiuso un ponte per ben 11 anni e adesso cambia di nuovo strategia. Si consideri che tra due anni anche questa Giunta andrà in scadenza“. Il rischio, quindi, è che il tempo passi e le procedure amministrative rimangano al palo e con un eventuale cambio di Giunta continui il gioco dell’oca: “I progetti sono molto belli e avveniristici, ma quanto ci vorrà, anche sotto il profilo dell’iter amministrativo?”.

Insomma, a questo punto la parola d’ordine è fare presto e bene. Sono passati 11 anni dal terremoto ed è chiaro che il “gioco dell’oca” non può durare in eterno.