Ppi Pescina e Tagliacozzo, sindaci chiedono dimissioni manager Testa

Questo pomeriggio l'incontro dei sindaci marsicani. "Chiederemo le dimissioni del manager Testa. La riapertura h12 dei nostri PPI è una condanna alla chiusura".

Una riapertura h12 che sa di beffa. I PPI di Pescina e Tagliacozzo, “condannati a una chiusura vicina. Impossibile a queste condizioni restare aperti. Chiederemo le dimissioni del manager Testa”.

Lo anticipa alla redazione del Capoluogo il primo cittadino di Pescina, Stefano Iulianella. La Guerra Fredda tra la Asl e amministratori marsicani giunge alla svolta. Questo pomeriggio, alle 18, l’incontro tra i sindaci nell’aula consiliare del Comune di Scurcola Marsicana. Invitato anche il Presidente della Commissione Sanità in Regione, Mario Quaglieri.

Chiusi, riaperti, o forse no. Alla fine la riapertura dei Punti di Primo Intervento di Pescina e Tagliacozzo ci sarà, ma solo a metà. H12 e non più h24, com’era prima dell’emergenza coronavirus. “Abbiamo saputo solo dalla stampa della riapertura”, tuona il sindaco di Pescina Stefano Iulianella.

La Asl non si degna di inviare comunicazioni ai sindaci di questo territorio. Non ho nulla di ufficiale da parte dell’azienda sanitaria. Leggo i giornali e vengo a conoscenza delle cose: ovvero che i PPI di Pescina e Tagliacozzo ripartiranno da metà giugno, ma con il freno a mano tirato. Il Serafino Rinaldi di Pescina e l’Umberto I di Tagliacozzo effettuano 8mila prestazioni annue cadauno: nel 2020 – con i 3 mesi di chiusura disposti dalla Asl1 e la riapertura h12 – come riusciranno a mantenere questi numeri per restare aperti? Non raggiungendoli scatta la chiusura in automatico. Verranno chiusi da una Legge nazionale, la Asl lo sa bene”.

In attesa di provvedimenti definitivi la confusione non manca neanche sul web.

ospedale tagliacozzo ricerca

Solo qualche settimana fa un uomo, con una crisi respiratoria in atto, era stato accompagnato al pronto soccorso dell’Umberto I, dopo una ricerca online sull’ospedale più vicino. Ovviamente aveva trovato chiuso. L’uomo è morto qualche ora dopo all’ospedale di Avezzano. 

PPI Pescina e Tagliacozzo, cos’è successo nell’emergenza

Il calvario per i PPI di Pescina e Tagliacozzo comincia a pochi giorni dall’esplosione dell’emergenza coronavirus in Abruzzo. La notizia della positività di un medico del PPI Serafino Rinaldi di Pescina, originario di Cerchio, si abbatte sulla sanità marsicana a 360gradi.

Medici e operatori sanitari del PPI in isolamento e struttura momentaneamente chiusa. In isolamento anche alcuni operatori dell’ospedale di Avezzano, dove il medico contagiato svolgeva attività ambulatoriale.

Intanto l’emergenza cresce. L’ospedale di Avezzano rischia di implodere: serve urgentemente personale. Questo personale arriva da Tagliacozzo e da Pescina. Il 10 marzo c’è l’annuncio della chiusura del pronto soccorso di Tagliacozzo.

“Si dispone la sospensione, con decorrenza immediata, temporaneamente e comunque fino al termine dell’emergenza in parola, di ogni attività del punto di punto di primo intervento: dirigenti medici, c.c. Pippi. S.s..-Infermieri e ho ho. S.s.. S.s.. prestino la propria attività lavorativa nella Uoc di pronto soccorso e accettazione del presidio ospedaliero di Avezzano“.

Questa la nota della Asl1 al primo cittadino di Tagliacozzo Vincenzo Giovagnorio.

La rassicurazione per la Marsica è tutta nell’espressione “Fino al termine dell’emergenza“, precisazione della stessa Azienda Sanitaria.

Da allora, 10 marzo, ad oggi, 1 giugno, le notizie si sono rincorse. Se a Tagliacozzo era stato dato l’annuncio della riapertura a partire dal 15 maggio – notizia poi smentita – da Pescina numerose sono state le richieste di delucidazioni alla Asl e alla Regione:

“Chiedevamo la riattivazione, quanto prima possibile, del nostro presidio. Poi, l’emergenza è passata, ma i nostri PPI sono ancora chiusi. Benissimo l’attività di messa in sicurezza dopo la positività registrata, altrettanto bene la redistribuzione del personale per far fronte all’emergenza, ma della riattivazione abbiamo continuato a non sapere nulla. La Asl ha detto tutto e il contrario di tutto. Ricordiamo che si tratta degli unici Punti di Primo Intervento chiusi in tutta la Regione. Una Regione che ha vissuto un’emergenza mai vista prima dal punto di vista sanitario, eppure l’unica Azienda sanitaria che ha pensato bene di chiudere i PPI è la Asl1 Abruzzo, che fa capo al dottor Testa“.

La riapertura h12 cosa rappresenterà? 

“Come sindaci non capiamo se sia una presa in giro per tutto il territorio. Si vuole pensare di essere più scaltri nel non far capire che il disegno reale per il futuro dei nostri presidi è un altro? Ovvero il ridimensionamento dei PPI: poiché sembra pesi un po’ a tutti lasciarli aperti. L’ipotesi mi era stata ventilata dall’assessore Nicoletta Verì già in tempi non sospetti e, in quanto sindaco, mi ero fin da subito esposto per manifestare la necessità di mantenere attivo il servizio”.

Noi non raggiungeremo, in queste condizioni, le 8mila prestazioni necessarie a mantenere i PPI aperti. Il manager Testa, se resterà seduto sulla sua poltrona, si impegni a lasciare le strutture comunque aperte, in considerazione delle scelte prese. La nostra Sanità si regge esclusivamente sui numeri e i nostri presidi non li stanno facendo. È impossibile andare avanti in questo modo: questi sono i regali di Asl e Regione ad un territorio intero”.