Fine lockdown in Alto Aterno, tra solitudine e bellezza

La situazione dell’Alto Aterno all’approssimarsi della fine del lockdown. Il contributo di Nando Giammarini.

La situazione dell’Alto Aterno all’approssimarsi della fine del lockdown. Il contributo di Nando Giammarini.

Paesi deserti. Alle 20.00, in Alta Valle dell’Aterno, tutto è fermo in una solitudine serena, anche se con l’ora legale è ancora giorno, e sullo sfondo del Gran Sasso si ammirano dei tramonti spettacolari del sole che sembra dare la buona notte alle immacolate vette. Tanta solitudine stride con simili spettacoli della natura e non ci si rassegna al fatto che luoghi così belli ed incontaminati dovrebbero ospitare turisti di tutti i generi, amanti della natura, la cui presenza potrebbe essere una svolta economica per il benessere dei territori montani. Che le nostre zone fossero da tempo in seria difficoltà, una vera e propria emergenza socio-economica, era un problema di cui tutti eravamo a conoscenza e lo avevano ampiamente annunciato e documentato i Sindaci, prima e diretta interfaccia delle Comunità nei territori, nella varie interviste. Ora, purtroppo, il Covid 19 gli ha dato il colpo di grazia finale e speriamo che tra qualche giorno, vista la bassa percentuale di contagi, venga ripristinata quella minima mobilità tra Regioni di cui tutti sentiamo la necessità e il bisogno. Soprattutto i nostri anziani che se dovessero rimanere ancora a lungo chiusi nelle loro case nelle varie città avvertirebbero enormi difficoltà sia sotto il profilo del la salute, poiché con l’arrivo del caldo patologie tipiche della terza età potrebbero aggravarsi, sia per quel concerne l’aspetto psicologico. Confidiamo nella maturità di tutti nell’indossare i DPI al fine di evitare eventuali contagi che non oso pensare a quali, drastiche, conseguenze potrebbero determinare in caso aumentassero di nuovo.

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Abbiamo compreso, e pagato sulla nostra pelle, quanto siamo fragili, che basta un virus per mettere in crisi le nostre certezze, le nostre abitudini e le tante attività quotidiane che determinano la vita del Paese. L’emergenza Covid-19 ha messo a dura prova la forza interiore e l’equilibrio psicologico di tutte le persone. Partendo da Codogno. Ha rappresentato in moltissimi casi un’esperienza traumatica, che nessuno dovrebbe mai conoscere, soprattutto per chi ha vissuto la malattia in prima persona, ha subìto l’ospedalizzazione nei casi più gravi è stato intubato ma, fortunatamente ce l’ha fatta. È stata difficile da sopportare e gestire per quelle famiglie che hanno avuto bambini colpiti dal virus e ricoverati in ospedale, o figli rimasti soli a casa perché ad essere ricoverati erano i loro genitori. Nella distanza è insita la sofferenza di non poter vedere i propri cari: siamo stati costretti a tenerci lontano dai nostri genitori anziani per evitare di fare loro del male, siamo stati costretti persino a tenerci a distanza dai nostri defunti non potendo ricolgere loro l’estremo saluto.

Recenti stime dicono che dall’inizio dell’emergenza sanitaria ad oggi siano quasi 175.925 contagiati, vi sono anche i bambini e gli adolescenti risultati positivi al Covid-19 in Italia. Per i più piccini il ricovero, l’allontanamento forzato dalle proprie amicizie e dal mondo esterno imposte dal lockdown, vissuti d’ansia, disturbi del sonno, irritabilità o manifestazioni di paura. La paura generata dalle notizie distruttive, possono rappresentare delle fonti di disturbi psicologici ed emotivi, esattamente come sostenuto dagli esperti di Shave The Children durante il terremoto, rilevanti nella fase post-emergenziale che vanno affrontati e gestiti. Con decisione e coraggio senza pseudo moralismi che altro non farebbero se non accentuare il problema. Tenere le distanze è un atteggiamento, per quanto decisamente di opportuna precauzione, di diffidenza: significa pensare sempre che l’altro, senza volerlo, potrebbe farmi del male. È insieme ai Dpi una misura necessaria per salvaguardare la salute del singolo e della collettività. Il prossimo mercoledì 3 giugno sarà ufficialmente la data di fine del lockdown che perdura dalla prima decade dello scorso marzo e anche chi arriverà in Italia non dovrà sottoporsi alla quarantena. Restano, comunque, dei limiti e delle regole che non possono essere derogate per il bene di tutti ma che permettono un ritorno alla normalità cioè far ripartire l’economia e riscoprire la nostra storia interrotta dal Coronavirus.

Ovviamente l’attenzione deve essere sempre ai massimi livelli poiché se si abbassa la guardia ci potrebbe essere, speriamo mai, il rischio di una nuova ondata epidemica. Per una questione informativa e di chiarezza riportiamo obblighi e divieti ancora esistenti dopo il 3 giugno: diveto di assembramenti, obbligo di distanziamento sociale, obbligo di mascherine e guanti, obbligo di misurazione della temperatura in fase di entrata in un luogo pubblico ove prevista, divieto di effusioni, obbligo di fornire generalità negli esercizi pubblici che lo richiedano,divieto di spostamenti libero fuori dai confini nazionali, obbligo di quarantena. Al momento in cui andiamo in stampa queste regole sono ampiamente note e condivise dall’Alto Aterno poiché siamo gente ligia al rispetto delle norme e fermamente convinta che la prevenzione è meglio della cura sebbene nelle nostre zone non si sono verificate, fortunatamente, casi di Coronavirus.