Giornalistopoli, Giovanni Legnini chiede scusa e scarica Palamara

Giornalistopoli, arrivano le scuse di Giovanni Legnini a Repubblica che scarica anche Luca Palamara. "Un uomo distrutto, parlava di congiure"

Scuse e capo cosparso di cenere. “Fu una frase infelice”, così il commissario per la ricostruzione Giovanni Legnini giustifica il contenuto delle intercettazioni con Luca Palamara al centro dell’inchiesta Giornalistopoli.

Giornalistopoli, una costola dell’inchiesta “Magistratopoli”, che vede al centro di un vero e proprio scandalo proprio i giornalisti, “strumenti per le lotte di potere fra correnti della magistratura”, come li ha definiti il direttore Vittorio Feltri.

Legnini, candidato per il centro sinistra alle regionali in Abruzzo e ex numero due del Consiglio superiore della magistratura diceva al pm Palamara, ex presidente dell’Anm, indagato nell’inchiesta per corruzione a Perugia, che poteva influire sul quotidiano La Repubblica.

Legnini inoltre è stato sottosegretario alla Economia, nei governi Letta e Renzi, con deleghe al Cipe, alla Ricostruzione e anche all’Editoria.

“Se vuoi parlo io, ho rapporti al massimo livello dimmi tu. riflettici”, è l’intercettazione tra Legnini e Palamara di maggio 2019.

In una intervista a Repubblica, le scuse e il passo indietro: “Mai avrei potuto orientare Repubblica né nessun altro: non ne avevo il potere”.

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Sostiene di aver pronunciato una “frase infelice” e per la quale, “mi sento di chiedere scusa a Repubblica”.

Scuse, di cui non si capisce bene il senso: Legnini ha detto a telefono a Luca Palamara che, “deve passare la linea della vendetta nei tuoi confronti”.

Una linea, che probabilmente lo stesso Palamara avrebbe dovuto imporre al giornale che stava indignato sull’inchiesta della Procura di Perugia.

L’autodifesa di Legnini, sottolinea Il Fatto Quotidiano, abbraccia tutto il periodo al Csm.

Durante il mio mandato –  sostiene – ho la certezza assoluta che nessuna delle decisioni assunte fosse il prodotto di patti inconfessabili ma frutto di decisioni collegiali, come d’altronde sembra emergere dalla chiusura delle indagini. E rivendico anche di aver garantito sempre l’autonomia di ciascuno dei consiglieri e l’indipendenza dell’organo dalla politica“.

“Vorrei contestualizzare quello che è accaduto – spiega oggi Legnini in un’intervista allo stesso quotidiano citato dalle intercettazioni – Siamo al 29 maggio del 2019, Repubblica aveva raccontato i primi esiti dell’inchiesta di Perugia. Poiché alcuni episodi si riferivano anche alla mia consiliatura, chiesi di incontrare Palamara per capire”.

Giornalistopoli: anche Legnini “scarica” Palamara.

“Mi fornì una versione dei fatti molto diversa da quella che poi è emersa dagli atti di indagine. Lui si diceva oggetto di una sorta di congiura. E io sbagliai a credergli. Mi chiese come potesse far emergere la sua versione. Mi sembrava un uomo distrutto e mi dichiarai disponibile ad aiutarlo”.

Quindi ecco il “mea culpa” dell’ex vicepresidente del Csm: “Certamente ho usato una frase infelice anche se in un contesto privato e confidenziale, perché mai avrei potuto orientare Repubblica né nessun altro: non ne avevo il potere ed è lontanissimo dalla mia concezione di indipendenza dell’informazione”.

“D’altronde – continua – a quella conversazione non venne dato alcun seguito, come risulta dagli atti. Nonostante questo, mi sento di chiedere scusa a Repubblica, a cui riconosco autorevolezza e autonomia, e ai suoi lettori. Le carte di Perugia hanno dimostrato che non c’era alcun complotto. Era soltanto cronaca, purtroppo”.

“Giornalistopoli”, così il quotidiano Il Riformista ha ribattezzato lo scandalo che sta montando in questi giorni a proposito dei giornalisti che avrebbero supportato “trame di potere ordite da alcuni magistrati”.

Dopo aver sganciato la bomba sul caso Palamara, Vittorio Feltri rincara la dose: “La Giustizia è una pattumiera – cinguetta su Twitter – in cui i giornalisti sono autorizzati dai magistrati a rovistare”.

Giornalistopoli: Sara Marcozzi chiede le dimissioni di Legnini

“Questo non è certo ciò che ci si aspetta da quello che si dice un ‘uomo delle istituzioni dall’alto profilo’. Il M5S dovrebbe seriamente riflettere sulla opportunità di chiederne le dimissioni dall’importante ruolo che gli è stato di recente affidato”.

Questo l’attacco del capogruppo del Movimento Cinque Stelle in Regione, Sara Marcozzi, nei confronti di Giovanni Legnini.