Corte d’Appello, il procuratore generale Pietro Mennini va in pensione

L'AQUILA - Il procuratore generale Pietro Mennini lascia il servizio per raggiunti limiti di età.

L’AQUILA – Il procuratore generale della Corte d’Appello, Pietro Mennini, lascia l’incarico per raggiunti limiti di età.

Lascia il servizio per raggiunti limiti di età il procuratore generale Pietro Mennini. Lo comunica lo stesso procuratore con una nota inviata alle autorità: “È arrivato il momento di interrompere il viaggio che, con alcuni di voi, ho intrapreso prima e con altri dopo. […] Ho trascorso intere giornate in Ufficio, (mi riferisco ai tanti Uffici dove ho prestato servizio) ho lavorato tantissimo e ne sono orgoglioso, perché lavorare mi ha permesso di conoscere e frequentare persone meravigliose, professionisti seri, capaci, volenterosi e dotati di un grande senso di appartenenza allo Stato, di apprezzare l’essenziale ‘valore aggiunto’ che essi hanno arrecato. Un’esperienza straordinaria, che mi ha arricchito molto e mi fa andare in pensione con un bagaglio carico di amicizia, di umanità e di vivere civile. […] Posso affermare senza timore di smentita di aver mantenuto la promessa fatta il primo giorno che ho preso servizio a L’Aquila: fare del dialogo lo strumento principe nella gestione dell’Ufficio, cercando di essere capace di generare coesione interna, di incrementare il ‘capitale’ culturale e sociale affidatomi, di infondere fiducia umana e professionale per l’onestà intellettuale, l’imparzialità e lo spirito di giustizia da cui ho cercato sempre di farmi guidare. […] Grazie di cuore, concludo dicendovi che spero sinceramente, con l’aiuto di Dio e di voi tutti di continuare a meritare tanta stima e tanto affetto che avverto vivo e sincero, come uomo e come Magistrato che indosserà la sua Toga fino al termine della propria vita”.

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“Sentimenti di amicizia istituzionale e nel rispetto dei ruoli” sono stati rivolti per l’occasione dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, al procuratore generale Pietro Mennini: “La lettera che mi ha inviato – ha scritto Biondi nella nota inoltrata al dott. Mennini – con la quale comunica la sua cessazione del servizio a partire dal prossimo 29 maggio, da una parte mi onora e dall’altra – non posso negarlo – un po’ mi rammarica. Mi onora perché lei ha voluto rendermi partecipe delle sue profonde riflessioni circa il suo operato e la sua ben nota dedizione a un lavoro particolarmente delicato quale quello del magistrato, e dei suoi pensieri di amicizia istituzionale – sempre nel rispetto dei ruoli e di condivisione dei valori – che, commosso, ricambio in pieno. Mi rammarica, d’altro canto, perché la magistratura perde un componente encomiabile di questa categoria. Un uomo che ha dedicato la sua vita alla giustizia, tangibilmente impegnato per il rispetto della legalità e dunque per una società sana”. Biondi ha inoltre voluto sottolineare come il procuratore abbia “chiaramente operato nell’interesse dei cittadini e delle loro esigenze. Ecco perché gli aquilani, non possono non essere dispiaciuti per il fatto che lei, tra qualche giorno, non sarà più al timone della Procura generale di questa città e di questa regione”. Nel formulare gli auguri per la ‘seconda vita’ cui il dottor Mennini andrà incontro, il sindaco Biondi ha affermato che il procuratore “potrà sempre e comunque indossare un’altra toga importante (senza dismettere quella che ha a lungo vestito), e cioè quella dell’uomo fattivamente impegnato nella società. Quella società che lei stesso, nel corso del suo intervento durante la recente inaugurazione dell’anno giudiziario, ha richiamato a proposito della disperazione più grande che può impadronirsi di essa: ‘il dubbio che vivere rettamente sia inutile’, citando il suo illustre e stimato collega, Bernardo Petralia. Questo è l’impegno che, sono certo, lei porterà avanti” e che consiste nel “convincere la collettività che, al contrario, vivere rettamente è utile. Sono persuaso – ha concluso il sindaco dell’Aquila – che lei metterà a frutto il suo paziente lavoro di decenni per eliminare quella disperazione che, troppo spesso, pervade la nostra comunità. E le istituzioni, a cominciare da quella che rappresento, hanno il dovere di seguire questo suo esempio”.